Processionaria del pino - Thaumetopoea pityocampa (Den. e Schiff)
Atlante di Entomologia Agraria - Insetti utili e dannosi

Classificazione e piante ospiti

Classe: Insetti
Ordine: Lepidotteri
Sottordine: Eteroneuri
Famiglia: Taumetopeidi
Genere: Thaumetopoea
Specie: T. pityocampa (Den. e Schiff)

Piante ospiti: Pino, cedro, larice, ecc..

Identificazione e danno

La Processionaria del Pino è un caratteristico Lepidottero, le cui larve defogliatrici costruiscono dei tipici e vistosi nidi "invernali", sulle cime delle piante; questi nidi rendono facile ed inconfondibile l'identificazione della presenza del fitofago. Gli adulti (circa 30 o 40 mm di apertura alare, rispettivamente nel maschio e nella femmina) sono farfalle che presentano ali anteriori di colore grigiastro, con striature trasversali brunastre, simili alla scorza delle piante ospiti, su cui si mimetizzano.
L'addome è color arancio, con intersegmenti nerastri.
Le larve (circa 30-40 mm a maturità) sono pelose, con il capo nerastro ed il corpo di colore grigiastro nella parte dorsale, mentre nella parte ventrale vi sono delle sfumature ocracee. Il dorso presenta dei ciuffi di peli rosso-brunastri che si dipartono da tubercoli; questi peli fanno assumere alla larva una colorazione rossastro-rugginosa, non dovuta, quindi, al colore del corpo, ma al colore dei peli. I peli, specialmente a partire dalla terza età larvale, sono fortemente urticanti e pericolosi al contatto, sia dermale che delle mucose degli occhi e delle vie respiratorie, dell'uomo e degli animali. Le uova sono caratteristicamente deposte in ovature cilindriche, a manicotto attorno agli aghi dei Pini; le ovature assumono una colorazione grigio-argentea, perché coperte di squame dell'addome delle femmine.
Il danno è determinato dalle larve defogliatrici, che a seconda dell'età si comportano in modo diverso:
- le giovani larve delle prime età scheletrizzano le foglie, lasciando un "filo" centrale, corrispondente alla nervatura dell'ago; questo, che necrotizza e dissecca, viene inglobato all'interno del nido "estivo";
- le larve mature defogliano completamente i rametti, mangiando interamente gli aghi, producendo anche effetti disastrosi, in caso di forti attacchi.
L'attacco, specialmente se massiccio, determina un notevole indebolimento provocando anche gravi stress fisiologici alle piante; queste divengono molto recettive agli altri fitofagi (Scolitidi) ed alle malattie fungine lignicole (Carie). La presenza di questi fitofagi in piante collocate in parchi e giardini pubblici o privati provoca, oltre al danno diretto, anche spiacevoli conseguenze dovute alle larve che hanno peli urticanti; i peli possono cadere dai nidi che in primavera si aprono per lasciare uscire le larve, oppure possono essere liberati dalle larve stesse e "galleggiare" nell'aria per poi depositarsi al suolo o sugli "arredi" dei parchi. In queste condizioni la popolazione che fruisce di questi parchi/giardini può subire dei danni da parte dei peli urticanti sia a livello delle mucose (vie respiratorie e occhi) sia per contatto dermale esterno; tali peli contengono sostanze che liberano istamina provocando delle infiammazioni e reazioni allergiche anche molto gravi.

Ciclo biologico

La Processionaria sverna come larva di 3a o 4a età, nel vistoso nido costruito in punta, oppure nella inserzione di qualche ramo laterale su di un asse principale terminale. In alcuni casi la struttura del nido è così grande da coinvolgere più rami laterali, per la sua estensione longitudinale.
II nido è formato da fili sericei che inglobano aghi secchi, escrementi ed altri detriti; l'interno del nido è ben coibentato, da secreti prodotti dalle larve stesse e dai peli da loro liberati, in modo da mantenere la temperatura relativamente alta anche se in ambiente vi è molto freddo, abbondantemente sotto agli 0°C. In annate con inverni miti le larve possono uscire dai nidi, nelle giornate più calde, già in inverno e nutrirsi di foglie.
L'uscita vera e propria dal nido si ha all'inizio della primavera, con le larve che escono prevalentemente di notte; esse si nutrono delle foglie, provocando i danni descritti.
Le larve sono gregarie e si muovono, spesso, in fila indiana, da cui il nome Processionaria.
Queste larve raggiungono la maturità alla fine di maggio inizio giugno; in questo periodo le larve scendono dalle piante, lungo il tronco, in tipiche e caratteristiche processioni e si spostano sul terreno dove si interrano (qualche cm di profondità) e si incrisalidano, non distanti dalle piante ospiti.
Gli adulti sfarfallano, a seconda degli ambienti, dagli inizi dell'estate a tutto il mese di luglio.
In questo periodo si ha l'accoppiamento e l'ovideposizione, in ovature a manicotto sugli aghi. Le giovani larve, in agosto, iniziano la loro attività, scheletrizzando le foglie e costruendo lassi nidi estivi; questi sono costruiti con fili sericei che inglobano rametti con relative foglie. Nei nidi si stabiliscono le larvette che continuano la loro attività trofica in modo gregario, riparandovisi soprattutto di giorno. Alla fine dell'estate, con l'approssimarsi della stagione invernale, le larve iniziano a costruirsi i compatti nidi invernali, in cui sverneranno. La Processionaria compie, pertanto, una generazione all'anno.

Larva di Processionaria del pino Larva di Processionaria del pino - Thaumetopoea pityocampa (Den. e Schiff)
(foto CRA - Istituto Sperimentale di Zoologia Agraria)

Nido invernale di Processionaria del pino Nido invernale di Processionaria del pino (foto www.regione.lazio.it)

Adulto di Processionaria del pino Adulto di Processionaria del pino (foto www.entomart.be)

Lotta

La lotta contro la Processionaria del Pino è stata resa obbligatoria con D.M. del 20/5/1926 e successivamente con D.M. del 1938.
La lotta contro questo insetto è molto difficoltosa per due ragioni fondamentali:
- è un insetto che vive in ambienti forestali, anche di grande dimensione, che si possono considerare degli ecosistemi naturali (boschi o foreste); in questi casi la lotta diviene difficile anche per la dimensione delle superfici interessate;
- è un insetto che vive su piante di interesse paesaggistico, in ambienti urbani e, spesso, con dimensioni tali da rendere quasi impossibile ogni trattamento diretto; in questi casi i trattamenti possono essere difficili tecnicamente e/o impossibili anche per la mancanza di principi attivi registrati per gli ambienti urbani e pubblici.
Attualmente i principali mezzi di lotta sono: fisicomeccanici, chimici, biologici e biotecnologici; questi ultimi due sono in parte ancora sperimentali.

Lotta fisico-meccanica
Questa lotta consiste nella distruzione dei nidi invernali; in ogni caso questa tecnica è comunque difficoltosa perché i nidi sono, generalmente, posti in punta, non raggiungibili se le piante sono di grandi dimensioni. La distruzione non dovrebbe comunque comportare il taglio del cimale che non ricrescerebbe normalmente.
Inoltre questa tecnica non è proponibile in un contesto boschivo di grande superficie, per l'eccessivo costo economico.
La distruzione del nido deve essere eseguita con precauzione per la possibilità di urticazioni gravi delle mucose, specialmente se non si usano opportune misure preventive.
In alcuni casi è possibile utilizzare un mezzo di distruzione indiretto, come una fucilata con un fucile da caccia in pieno inverno; in questo modo si disorganizza il nido e le larve, non più protette, muoiono anche per il freddo.

Lotta chimica, biologica e biotecnologica
La lotta chimica contro la Processionaria segue i criteri della lotta guidata ed integrata; essa si avvale di ferormoni che consentono di effettuare:
- catture di monitoraggio della popolazione del fitofago;
- catture di massa con apposite trappole.
Le catture di monitoraggio sono utilizzate per individuare sia il periodo di volo e di ovideposizione, che la densità della popolazione per un eventuale intervento diretto, specialmente nei vivai. In questi casi la lotta chimica viene diretta contro le giovani larve (agosto).
I prodotti da utilizzare sono larvicidi. Inoltre si possono utilizzare anche prodotti biotecnologici, come i regolatori dello sviluppo chitino-inibitori devono essere utilizzati nel momento di massimo volo, oppure alla schiusa delle uova ed in presenza delle giovani larvette. In certi contesti è molto efficace il Bacillus thuringiensis ssp. kurstaki, utilizzato come insetticida microbiologico; esso infatti manifesta una notevole attività contro le larve defogliatrici. Questo batterio può
essere di notevole importanza nella lotta in ambienti di grandi dimensioni e negli ecosistemi naturali per la sua efficacia e per la facilità di distribuzione, anche con il mezzo aereo.
La lotta biotecnologica consiste anche nella cattura di massa, effettuata con i ferormoni e le trappole sessuali; in questo caso si pongono le trappole ai margini delle pinete, a mezza chioma, con una densità di una trappola ogni 100 metri di distanza.
Lo scopo è quello di catturare i maschi e ridurre i voli nuziali; le femmine deporranno uova non fecondate e, in un periodo di qualche anno, si potrà avere una diminuzione della popolazione infestante. Le trappole, costruite ad imbuto, sono poste in pineta a partire dalla metà di giugno. Questa tecnica è molto interessante soprattutto negli ambienti naturali: parchi e boschi nei quali l'intervento chimico diretto è vietato o impossibile. In natura la Processionaria è controllata da numerosi entomofagi; tra questi ricordiamo:
- Ditteri Tachinidi come: Phryxe caudata e Compsilura concinnata;
- Erigorgus femorator, Imenottero Icneumonide;
- Imenotteri Calcidoidei, parassitoidi oofagi;
- Xanthandrus comtus; Dittero Sirfide predatore;
- Formica rufa, F. polyctena, F. lugubris, F. aquilonia predatrici dei grandi defogliatori forestali; il Corpo Forestale dello Stato, in collaborazione con l'Istituto di Entomologia dell'Università di Pavia, le ha usate con successo in vari programmi di controllo naturale della Processionaria.

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