Crisoperla - Chrysoperla carnea Stephens
Atlante di Entomologia Agraria - Insetti utili e dannosi

Classificazione e piante ospiti

Classe: Insetti
Ordine: Neurotteri
Sottordine: Planipenni
Famiglia: Crisopidi
Genere: Chrysoperla
Specie: C. carnea Stephens

Insetto utile: Predatore allo stadio di larva, grande attività nella lotta contro gli afidi.

Diffusione ed identificazione

La Crisoperla carnea è una specie pressoché cosmopolita, presente anche nelle regioni fredde. È diffusamente allevata in diverse biofabbriche in America e Europa per l'impiego nella lotta biologica, principalmente in coltura protetta, ma è molto comune anche in natura negli agrosistemi in cui non si fa un massiccio impiego di fitofarmaci.
L'habitat più favorevole è rappresentato dalla vegetazione, spontanea o meno, infestata dagli afidi, ma per il regime dietetico polifago, la crisopa si adatta facilmente anche alla predazione di altri piccoli fitofagi, in particolare altri Rincoti e microlepidotteri. In coltura si adatta meglio alle piantagioni che formano una vegetazione continua lungo il filare e tende a disertare le specie che hanno foglie e germogli pubescenti.
L'adulto ha il tipico aspetto dei Crisopidi: corpo di dimensioni medie, esile e delicato, con livrea poco appariscente fra la vegetazione per le tonalità verdi-giallastre. Nello specifico la Chrysoperla carnea presenta un colore verde chiaro uniforme, privo di macchie, con una stria gialla dorsale che si estende longitudinalmente su tutto il torace e l'addome. Il capo è ipognato, con occhi piccoli, prominenti, ben distanziati e di colore bruno-rossastro; antenne filiformi e allungante, lunghe circa quanto il resto del corpo; l'apparato boccale è masticatore. Il torace è leggermente più largo del capo e dell'addome e presenta un pronoto allungato; le zampe sono esili, le ali sono trasparenti e iridescenti, riccamente ramificate; in riposo sono ripiegate a tetto sull'addome. L'apertura alare è di 2,5-3 cm. L'addome è cilindrico, nettamente più breve delle ali.
La larva è di tipo campodeiforme, allungata e fusiforme, di colore grigio-bruno, provvista di tre zampe cursorie. Il dorso è percorso da una sottilissima stria bruna e lateralmente da due serie di prominenze tubercolari, anch'esse di colore brunastro. Quella di prima età è lunga appena 1 mm, quelle delle età successive da 7-8 mm a 10-15 mm. Ben evidente è il forcipe, l'apparato boccale pungente-succhiante.
La pupa si forma all'interno di un bozzoletto bianco, costruito con la seta secreta dai tubi malpighiani della larva. È dectica ed exarata, cioè mobile e dotata di mandibole articolate; a maturità abbandona il bozzolo e si sposta per fissarsi su un supporto prima dello sfarfallamento. La pupa mobile, detta fase farata, è in realtà una forma di transizione fra la pupa quiescente e l'adulto. Dal punto di vista morfologico è molto simile all'adulto, dal quale si differenzia per l'assenza delle ali.

Ciclo biologico

Il ciclo della Crisoperla carnea è associato al clima e, quindi, alla latitudine. Nelle regioni più calde svolge ininterrottamente il suo ciclo, mentre nelle regioni temperate compie da 2 a 4 generazioni l'anno (2 nel centro e nord Europa, 3 nell'Italia settentrionale, 4 nell'Italia meridionale e nelle isole).
La fase svernante, contrariamente ad altri Crisopidi, è rappresentata dall'adulto, che entra in diapausa sopravvivendo anche per 9 mesi, ma nel corso della stagione favorevole, una femmina ha una vitalità della durata media di due mesi. In Italia, in condizioni di pieno campo, il periodo di intensa attività va dal mese di maggio al mese di settembre, mentre negli altri mesi l'attività del predatore si riduce sensibilmente fino ad arrestarsi del tutto, anche se è presente nell'ambiente.
Un aspetto interessante è che il predatore resiste anche a forti abbassamenti di temperatura, prossimi allo zero, purché limitati a poche ore nell'arco della giornata, perciò può essere impiegato anche per combattere le infestazioni primaverili di Afidi in primavera, epoca in cui gli ausiliari naturali sono poco attivi, e, nell'Italia meridionale, in serra fredda durante l'inverno. In ogni modo l'attività predatoria è strettamente associata alla temperatura e manifesta la sua maggiore intensità intorno a 27°C.

Crisoperla - Chrysoperla carnea Stephens (foto www.bkmakro.de)

Larva di Crisoperla Larva di Crisoperla - Chrysoperla carnea Stephens (foto www.commanster.eu)

Impiego

La presenza naturale di Crisoperla carnea negli agrosistemi è un presupposto per l'adozione del metodo protettivo sia in lotta biologica sia in lotta integrata. La possibilità di allevare in massa questa specie, tuttavia, la rende interessante soprattutto per l'impiego con il metodo inondativo.
E' un attivo predatore di afidi, acari, lepidotteri, coleotteri, cocciniglie, su differenti colture (cotone, patata, ortive, fragola, olivo, ecc.).

Lanci inondativi
Le indicazioni relative all'utilizzo di Crisoperla carnea nei lanci inondativi vanno rapportate agli specifici contesti: l'efficacia varia infatti in funzione di differenti condizioni, quali il tipo di coltura, l'incidenza dei fattori di mortalità, l'intensità delle infestazioni, ecc. I risultati migliori si ottengono impiegando larve di 2a età in luogo delle uova, intervenendo su infestazioni di afidi non gravi, operando in serra o in tunnel.
Il lancio del predatore allo stadio di uovo è aleatorio in quanto le uova sono facilmente soggette a predazione da parte delle formiche e le larve di 1a età sono soggette ad un'elevata mortalità per varie cause. Le prove condotte individuano quale contesto operativo un'intensità di 80 uova al metro quadrato con un rapporto quantitativo di 1 uovo di crisopa ogni 1-4 afidi.
Il lancio del predatore allo stadio di larva di 2a offre migliori risultati in quanto le larve sono più attive e superano meglio le condizioni avverse. In questo caso la riduzione dell'aleatorietà permette "dosaggi" più bassi.

Lanci inoculativi
il metodo inoculativo è utile per introdurre la crisopa in un ambiente da cui è scomparsa, per varie cause, o semplicemente per incrementarne la popolazione integrando quella naturale. Questo metodo può rivelarsi utile per combattere alcuni fitofagi dei frutteti e degli oliveti, contro acari, afidi e cocciniglie, oppure contro alcuni Lepidotteri allo stadio di uovo.
Il lancio inoculativo richiede densità inferiori rispetto a quello inondativo in quanto si parte dal presupposto che gli adulti, una volta sfarfallati dalle larve immesse artificialmente, si riproducano incrementando la popolazione. Affinché il lancio inoculativo possa avere efficacia è indispensabile che si adottino le linee guida che nel complesso definiscono il metodo protettivo e che, soprattutto, siano venute meno le cause che hanno portato ad una diminuzione della popolazione naturale o alla sua scomparsa.

Allevamento massale
L'allevamento massale della Crisoperla carnea comprende tre distinte linee:
1. Allevamento della preda di sostituzione.
2. Allevamento delle larve.
3. Allevamento degli adulti.
Il prodotto, come detto in precedenza, è commercializzato sotto forma di uova oppure di larve di 2a età. Nel secondo caso il prezzo è più alto, per i maggiori costi di produzione, ma il costo complessivo di un lancio si mantiene sostanzialmente invariato in quanto la densità, espressa come numero di individui per unità di superficie, si riduce in media del 75%.

Bibliografia
- Giorgio Nicoli & Donatella Galazzi (2000). Chrysoperla carnea. In Giorgio Nicoli & Paolo Radeghieri (a cura di). Gli ausiliari nell'agricoltura sostenibile. Calderini Edagricole, Bologna
- Massimo Benuzzi & Giorgio Nicoli (1988). Chrysoperla carnea. In Lotta biologica e integrata nelle colture protette (Strategie e tecniche disponibili). Centrale Ortofrutticola alla Produzione, Cesena: 73-78.
- Osservatorio agroambientale di Cesena (1991). Crisope. In Guida al riconoscimento degli organismi utili in agricoltura. Centro Servizi Avanzati per l'Agricoltura (Centrale Ortofrutticola di Cesena) e dell'Osservatorio agroambientale di Cesena, Bologna: 40-41.
- Mario Ferrari, Elena Marcon, Andrea Menta (1989). Lotta biologica. Controllo biologico ed integrato nella pratica fitoiatrica. Edizioni Agricole, Bologna. ISBN 99-206-3158-X.
- Giorgio Celli, Stefano Maini & Giorgio Nicoli (1991). La fabbrica degli insetti. Franco Muzzio Editore, Padova. ISBN 88-7021-569-5.

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