Fillossera della quercia - Phylloxera quercus Boyer de Fonsc.
Atlante di Entomologia Agraria - Insetti utili e dannosi

Classificazione e piante ospiti

Classe: Insetti
Ordine: Rincoti
Sottordine: Omotteri
Famiglia: Fillosseridi
Genere: Phylloxera
Specie: P. quercus Boyer de Fonsc.

Riferimento bibliografico:
Fitopatologia, entomologia agraria e biologia applicata” – M.Ferrari, E.Marcon, A.Menta; Edagricole scolastico - RCS Libri spa

Piante ospiti: Querce (Leccio, Rovere, Farnia, Roverella, Quercia da sughero).

Identificazione e danno

La Fillossera della Quercia è un piccolissimo Rincote (cir­ca 1 mm di lunghezza) di colore giallo-ocraceo e giallo­arancio; presenta una forma ovale, con una parte del corpo più stretta ed appiattita nelle forme attere. Le forme alate hanno il capo ed il torace bruno-nerastri, mentre l'addome è di colore giallastro-arancio; le ali sono trasparenti e più grandi del corpo. Il danno è provocato da tutte le forme (adulti e giovani); il sintomo principale si evidenzia sulle foglie, con la comparsa di aree giallastre quasi subito necrotiche e di colore nocciola-brunastro. Queste aree disseccano ed i tessuti necrotici si possono lacerare, lasciando le foglie più o meno bucherellate. Spesso l'attacco, specialmente se intenso, provoca un parziale arrotolamento dei margini fogliari verso la pagina inferiore; inoltre, le tacche necrotiche possono essere così ravvicinate da provocare la necrosi anche di interi settori della foglia.
I germogli colpiti si atrofizzano, bloccano lo sviluppo e le giovani foglioline si accartocciano su se stesse. Nel caso di gravi infestazioni si può avere defogliazione della pianta e comunque la perdita dei cimali, per atrofia dei germogli. Le tacche necrotiche si formano come conseguenza delle punture trofiche (punteggiatura ocracea), soprattutto delle forme attere che colonizzano la pagina fogliare inferiore; più vistosi e frequenti i danni su Leccio.

Ciclo biologico

La Fillossera sverna allo stadio di uovo, negli anfratti della scorza, oppure sotto le foglie delle specie a foglia persistente come il Leccio.
In ambienti con inverni non particolarmente freddi può svernare anche come femmina adulta attera. L'attività viene ripresa in primavera, da fine marzo al germogliamento; in questo periodo compaiono le fondatrici che iniziano la loro attività trofica sulle foglie e sui germogli. Le fondatrici originano due tipi di fondatrigenie:

  • attere: queste continuano a danneggiare la pianta sulla quale hanno svernato, generalmente specie a foglia persistente; in questo caso la Fillossera rimane sul Leccio per tutto il ciclo annuale, infatti le forme alate possono anche non formarsi;
  • alate: queste migrano, alla fine della primavera, sulle specie a foglia caduca (Farnia, Rovere, ecc.), dove originano alcune generazioni attere; l'ultima di queste generazioni produrrà sessupare alate che torne­ranno sul Leccio, per dare origine agli anfigonici che produrranno l'uovo svernante.

Le generazioni che compie la Fillossera sono variabili in funzione della specie attaccata e dell'ambiente climatico considerato: sul Leccio compie da 4-5 a 7-8 generazioni; sulle specie a foglia caduca 2-3 generazioni.

Fillossera della quercia Fillossera della quercia - Phylloxera quercus Boyer de Fonsc. (foto www.forestryimages.org)

Lotta

La lotta contro la Fillossera è di tipo chimico; essa, quando le condizioni ambientali e le dimensioni degli alberi lo consentono, viene attuata contro le prime forme primaverili, al germogliamento.
I prodotti da utilizzare sono gli aficidi specifici. Si ottengono buoni risultati anche con gli Oli bianchi attivati, contro le forme svernanti con trattamenti a fine inverno. I nemici naturali sono gli stessi già citati per gli altri Afidi.

Fitopatologia, entomologia agraria e biologia applicata


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