Trifoglio ibrido - Trifolium hybridum L.
Atlante delle coltivazioni erbacee - Foraggere

Famiglia: Leguminosae - Papilionaceae
Specie: Trifolium hybridum L.

Francese: Trèfle hybride; Inglese: Alsike clover; Tedesco: Bastardklee, Schwedwnklee, Schwedischer Klee.

Origine e diffusione

La denominazione di questa leguminose non ha niente a che vedere con una sua eventuale origine ibrida fra le specie di trifoglio più conosciute e più diffusamente coltivate.
Di origine comune a quella degli altri trifogli, non se ne conosce con esattezza la storia evolutiva. Lo si trova coltivato in Svezia fin dal X secolo. Di qui in Gran Bretagna nella prima metà del secolo scorso. Contemporaneamente si estende nell’Europa centro meridionale e nel continente americano dove trova il suo ambiente di elezione nel Nord-est degli Stati Uniti e nel Canada.
In Italia è coltivato su una ridotta superficie localizzata nel Veneto in areali di fondovalle o montani, dove piovosità elevate e temperature estive modeste determinano condizioni adatte al suo sviluppo.

Trifoglio ibrido - Trifolium hybridum L. Trifoglio ibrido - Trifolium hybridum L. (foto http://hcs.osu.edu)

Caratteri botanici

È pianta perenne di durata produttiva limitata, al massimo, ai 2-3 anni.
L’apparato radicale è esteso, ma meno profondo che nel trifoglio pratense al quale è invece molto simile per habitus di crescita e tipo di sviluppo. Anche il trifoglio ibrido, infatti, dopo la germinazione forma una corona dalla quale emette numerosi steli di lunghezza pressoché uguale a quelli del trifoglio violetto, ma rispetto a questo, più sottili e con andamento più prostrato. Le foglie, trifogliate, sono portate da lunghi piccioli caratterizzati dalla presenza di stipole molto evidenti che avvolgono talvolta completamente lo stelo. Le foglioline, di forma intermedia tra quelle del trifoglio pratense e del trifoglio bianco, sono a margine finemente dentato e sono prive di maculature. I fiori (40-60), bianco-rosati, sono riuniti in capolini portati da lunghi peduncoli che si sviluppano all’ascella delle foglie. A differenza del trifoglio pratense, è ad accrescimento indeterminato; l’asse principale, infatti, non termina con un’infiorescenza, ma continua ad accrescersi e le ramificazioni portanti i fiori si sviluppano successivamente da ciascuna ascella fogliare. I fiori, che una volta fecondati imbruniscono e si reclinano, facendo assumere all’infiorescenza aspetto analogo a quello che si osserva nel trifoglio bianco, hanno i petali separati tra loro.
La taglia della pianta è di 50-70 cm.
Il trifoglio ibrido presenta un numero cromosomico 2n = 16, è pianta allogama ed autoincopatibile. La fecondazione avviene ad opera delle api. L’ovario contiene da due a quattro ovuli che, fecondati, a maturazione danno semi cuoriformi, molto simili a quelli del trifoglio bianco. Appena raccolti sono di colore verde, verde-giallastro ma, invecchiando, diventano di colore nero. Il peso di 1000 semi è pari a 0,71-0,80 g e 1 grammo ne contiene circa 1350.

Esigenze ambientali e tecnica colturale

Il trifoglio ibrido è particolarmente adatto ai climi freddi ed ai terreni umidi e sopporta bene la sommersione anche per periodi abbastanza lunghi. È caratterizzato da notevolissima adattabilità alle condizioni più disparate di terreno, tanto da vegetare bene sia in terreni alcalini che in terreni acidi purché la temperatura non sia elevata ed il terreno sia ricco d’acqua. La sua capacità di sopportare valori piuttosto elevati di acidità lo rende adatto ai terreni organici, inclusi quelli torbosi.
Può essere coltivato in coltura pura ma, data l’esilità dei suoi fusti, tende ad allettare con grande facilità e si presta molto di più ad essere inserito in miscugli per prati polititi. Particolarmente adatta, da questo punto di vista, è la consociazione con la coda di topo con la quale condivide l’elevata resistenza al freddo e la tolleranza verso condizioni di umidità anche abbondante. È anche utilizzato in consociazione con l’erba mazzolina.
Nel prato monofita la tecnica colturale è analoga a quella del trifoglio pratense. In tal caso si impiegano da 8 a 10 Kg/ha di seme con la seminatrice universale e 12-15 Kg/ha con semina a spaglio.

Varietà e utilizzazione

È foraggera adatta tanto al taglio quanto al pascolo.
Nei climi freddi e umidi, che gli sono più congeniali, il trifoglio ibrido presenta emergenza, accrescimento e sviluppo piuttosto rallentati e raramente nell’anno di impianto è in grado di fornire un taglio per fieno come invece accade in climi più caldi. Anche dal secondo anno in avanti non riesce, comunque, a dare più di un taglio annuo dal quale si ottengono da 2,5 a 4,0 t/ha di sostanza secca il cui valore nutritivo è uguale a quello del trifoglio pratense.
Per la produzione di seme si utilizza il primo taglio del secondo anno e la raccolta deve essere eseguita quando gran parte delle infiorescenze hanno assunto la caratteristica colorazione bruna. Ciò comporta, per quanto precedentemente detto a proposito dell’habitus di crescita, che il seme che si raccoglie presenta gradi di maturazione notevolmente diversi ed è quindi consigliabile raccogliere nelle ore meno calde della giornata per evitare perdite dovute alla deiscenza dei frutti più maturi. La produzione varia, a seconda degli ambienti, da 200 a 500 Kg/ha.
Non esistono, almeno in Italia, cultivar di trifoglio ibrido ed il seme che viene utilizzato proviene quasi per intero dall’importazione. Nel Registro Nazionale delle Varietà se ne trovano iscritte 3, di cui 2 costituite in Italia.
La varietà canadese "Aurora" è molto resistente al freddo e buona produttrice di seme. In Svezia è stata costituita la cultivar tetraploide "Tetra" che sembra presentare maggiore persistenza e produttività dei tipi diploidi. Ancora oggi, comunque, gran parte del seme che viene impiegato in Italia ed all’estero proviene dalla moltiplicazione di popolazioni locali più o meno selezionate.

a cura di Francesco Sodi

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