Ricino - Ricinus communis L.
Atlante delle coltivazioni erbacee - Piante industriali

Classe: Dicotyledonae
Famiglia: Euphorbiaceae
Ordine: Tricoccae
Specie: Ricinus communis L.
Sinonimo: Ricinus vulgaris L.

Francese: Ricin; Inglese: Castor oil plant; Spagnolo: Higuera infernal; Tedesco: Wunderbaum, Rizinus.

Origine e diffusione

Il Ricino è una pianta di origine tropicale (Africa e Asia), il cui addomesticamento risale al VI millennio a.C. nell'Asia sud-occidentale. E' stata introdotta in Europa prima dell'Impero romano. Oggi è coltivata in tutto il mondo (in particolare Asia e America del Sud) per il suo elevato contenuto in olio che viene utilizzato in farmacia e in varie applicazioni industriali.

Fiore di Ricino Ricino - Ricinus communis L. (foto Xiangying Wen www.efloras.org)

Caratteri botanici

Il ricino presenta un apparato radicale formato da un grosso fittone che si sviluppa in profondità e da radici laterali superficiali. Il fusto (verde o porpora più o meno intenso), eretto e cavo, più o meno ramificato, e alto da 60 cm a oltre 5 metri. Le foglie, molto grandi e di forma palmata-lobata con 5-11 lobi ovali o acuti, talvolta dentellate, sono alterne; presentano a volte nervature rosso cupo. Alla base del picciuolo si osservano ghiandole nettarifere. Nella parte superiore delle infiorescenze a pannocchia si trovano i fiori femminili, mentre quelli maschili si trovano nella parte basale; l'antesi dei due fiori non è sempre simultanea. La fecondazione è allogama e dà origine a capsule (frutti) triloculari che, a seconda della varietà, possono essere deiscenti o indeiscenti e spinose o lisce. La maturazione dei semi non è simultanea.
La forma dei semi è ovoidale compressa, con una delle estremità più arrotondata e con l'altra fornita di una protuberanza detta caruncola.

Esigenze ambientali

Essendo una pianta di origine tropicale, il ricino ha bisogno, per il suo sviluppo vegetativo, di temperature piuttosto elevate. Dal punto di vista nutrizionale è molto esigente nei confronti del potassio e dell'azoto.
Benché sia considerata una pianta resistente alla siccità, al fine di ottenere una produzione economicamente valida richiede non meno di 600-700 mm di pioggia, anche se, con alcune varietà, sono sufficienti valori notevolmente inferiori.
Pur adattandosi a diversi terreni, le migliori produzioni si ottengono in quelli limo-sabbiosi, ben drenati e ricchi di sostanza organica; resiste bene anche a un discreto grado di salinità.
L'intenso lavoro di miglioramento genetico ha riguardato in particolare l'adattamento pedoclimatico, l'altezza del fusto, la produttività, la deiscenza delle capsule, il peso e il tenore in olio, l'introduzione della monoracemia e la resitenza alle avversità.

Tecnica colturale

Occupando nell'avvicendamento la posizione di una coltura da rinnovo, necessita di una prima aratura profonda autunnale, con interramento di letame e concimi posfatici e potassici, di una aratura invernale e di una successiva erpicatura per la preparazione di un buon letto di semina. Quest'ultima avviene in aprile-maggio, a file distanti 70-80 cm e deponendo il seme a 20-25 cm sulla fila (6-7 piante a metro quadrato), impiegando 12-16 kg/ha di semente. l'azoto viene distribuito in parte in presemina e in parte al momento della prima sarchiatura. Come già detto, il ricino si avvantaggia notevolmente di interventi irrigui, specie subito dopo la semina, per favorire la germinazione. Nelle prime fasi del ciclo è sensibile alle infestanti, che vengono controllate con un diserbo chimico in preemergenza e successive sarchiature, a seconda delle necessità. A volte si esegue la cimatura del ricino per migliorare le produzioni.

Raccolta e utilizzazione

La maturazione delle capsule e dei semi è scalare. La raccolta delle capsule incomincia in agosto per le varietà precoci, fino ad ottobre per le più tardive. Inizia quando le capsule presentano un colore bruno e gli aculei diventano consistenti e fragili. La resa in semi sgusciati oscilla intorno ai 15-16 quintali per ettaro.
Il prodotto per ettaro di steli è di circa 30 quintali; essi vengono utilizzati come combustibile o per fornire fibre tessili grossolane, per cordoni o manufatti grezzi.
Il seme contiene un acido, l'acido ricinoleico che gli conferisce proprietà prgative, e nello spermoderma un prodotto tossico, la ricinina che è un etere metilico dell'acido ricinico. Tale sostanza è un veleno molto forte. Il contenuto in olio dei semi varia dal 40 al 57% secondo i differenti grappoli della stessa pianta, diminuendo allorché si passa dalle infiorescenze primarie a quelle di secondo ordine così via.
Da diversi secoli l'olio di ricino viene utilizzato in farmacia per varie affezioni e specialmente come purgante. Per la sua viscosità costante, il basso punto di congelamento e l'assenza di residui, trova vasto impiego nella lubrificazione dei motori ad alta frequenza e a forte compressione. Inoltre rispetto agli altri oli minerali, presenta un maggiore potere lubrificante e un maggiore punto di infiammabilità. Molti sono gli usi industriali (preparazione di grassi, nella concia del cuoio, sapone da toilette, pomate, nell'industria della ceralacca e delle vernici, ecc.).
I panelli di ricino sono usati come concimi organici ad elevato contenuto di azoto. La ricinina, insolubile nell'olio di ricino, esendo presente nei panelli, li rende tossici ed inadatti come mangime.

Avversità e parassiti

Il ricino non ha molti parassiti animali e vegetali; infatti i danni maggiori alla coltura sono per lo più determinati da cause meteoriche, in particolare brinate e gelate tardive, che sono veramente letali nelle prime fasi di vegetazione della pianta. Gravissimi anche i danni causati dalla grandine durante la fioritura.
Tra i principali parassiti fungini abbiamo Alternaria ricini, Xanthomonas ricinicola, Phymatotrichum omnivorum (Shear) Dug., Botrytis spp. e Fusarium spp., specie che possono causare gravi danni sia alle radici che al fusto.
Tra gli insetti risulta particolarmente dannoso Dichocrocis punctiferalis, che provoca danni alle capsule in fase di maturazione.


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