Spinacio - Spinacia oleracea L.
Atlante delle coltivazioni erbacee - Piante da tubero e orticole

Famiglia: Chenopodiaceae
Specie: Spinacia oleracea L.

Francese: Epinard; Inglese: Spinach; Spagnolo: Espinaca; Tedesco: Spinat.

Origine e diffusione

Lo Spinacio è un ortaggio conosciuto fin dall'antichità (l'origine è ; è arrivato in Europa (Spagna) con gli Arabi intorno al 1000 e da lì si è diffuso negli altri Paesi europei passando poi in America dopo il 1500.
In Italia la sua coltivazione è diffusa in tutte le regioni, in particolare nel Lazio, Toscana, Campania, Veneto e Piemonte. E' diffusa anche la sua coltivazione in serra per la produzione invernale nel Nord. La produzione è concentrata nei mesi autunnali ed invernali, quando le quotazioni di mercato raggiungono livelli interessanti per le aziende agricole. Buona parte della produzione è destinata all'industria per l'ottenimento di surgelati e disidratati. Lo spinacio è molto apprezzato come verdura cotta, ha un contenuto in sostanza secca del 10% con il 3,7% di proteine; elevato è il suo contenuto in vitamine e sali minerali.

Piantina di Spinacio Piantina di Spinacio - Spinacia oleracea L. (foto www.agraria.org)

Caratteri botanici

Lo spinacio è una pianta erbacea a ciclo annuale, con una radice fittonante rossa vicino al colletto. Le foglie basali sono carnose, provviste di un picciolo lungo 5-10 cm e di un lembo astato liscio o bolloso lungo 10-20 cm; esse sono riunite a rosetta in numero di 20-30 prima dell'emissione dello scapo fiorale ramificato; i fiori sono piccoli, verdastri, riuniti in glomeruli ascellari quelli femminili e in spighe quelli maschili; è una specie dioica, ma sono presenti anche tipi a sessualità intermedia in relazione alle cultivar ed alle condizioni ambientali, che possono influenzare l'espressione sessuale. Le piante maschili sono caratterizzate da steli fiorali privi di foglie, le piante femminili hanno foglie complete fino all'estremità degli steli.
I fiori femminili sono monoovulari e danno origine ad un frutto secco monosperma, indeiscente con endocarpo sclerotizzato. La durata della facoltà germinativa del "seme" è di 2-3 anni.
Un grammo contiene 90-100 frutti.
In base alla forma del frutto si distinguono due sottospecie:
- Spinacia olracea inermis Moench (= glabra Mill), con frutti lisci subrotondi; è il tipo più diffuso in coltura, con numerose cultivar;
- Spinacia oleracea spinosa Moench, con frutti angolosi o spinescenti; se ne conoscono poche varietà (Hollandia, Amsterdam e Cavallius) e, seppur dotate di buona rusticità e resistenza al freddo, sono poco diffuse in Europa, e quasi esclusivamente per l'industria conserviera.

Esigenze ambientali

Lo spinacio è specie a basse esigenze termiche e buona tolleranza al freddo nella fase di rosetta. E' una pianta longidiurna, con rapida induzione a fiore a lunghezze del giorno superiore a 14 ore (maggio-agosto).
Richiede un terreno fresco, permeabile e ben drenato, con pH superiore a 6,5. Ha una buona tolleranza alle elevate salinità. Le esigenze nutritive sono di media entità, con asportazioni per quintale di prodotto di 0,475 kg di N, 0,175 kg di P2O5 e 0,500 kg di K2O.
Per una rapida crescita richiede condizioni di umidità elevate e costanti; pertanto è opportuno ricorrere all'irrigazione in caso di andamento climatico avverso alla semina e durante le prime fasi della crescita anche per evitare fenomeni di prefioritura.

Varietà

La distinzione delle numerose cultivar ed ibridi F1 può essere fatta in base alla destinazione del prodotto (mercato o industria), alla forma del lembo fogliare (larga, arrotondata, allungata), all'intensità della bollosità ed al colore (verde o verde scuro), al portamento del cespo (eretto o prostrato), ma a livello di coltivazione interessa soprattutto la reazione alla lunghezza del giorno e la resistenza a salire a seme, che condizionano la possibilità di coltivazione nei diversi periodi dell'anno; due sono le categorie:
- Cultivar autunno-invernali: sono adatte alla coltivazione in condizioni di giorno corto, hanno elevata vigoria e buona resistenza al freddo, ma vanno rapidamente a seme in condizioni di giorno lungo; si seminano a fine estate-autunno (agosto-ottobre) per produzioni autunno-invernali.
- Cultivar primaverili-estive: si adattano alla coltivazione di giorno lungo, in quanto lente a montare a seme; si seminano in primavera (marzo-aprile) per produzioni primaverili-estive.

Tecnica colturale

Lo spinacio, in relazione al suo breve ciclo, è coltivato di frequente come intercalare nel periodo autunno-vernino con semina in agosto-settembre; trova le migliori condizioni fitosanitarie quando si osservano rotazioni di 3-4 anni; si realizzano anche colture primaverili soprattutto nel Centro-Nord, dove si effettuano colture destinate all'industria.
Il terreno deve essere ben preparato. Dopo aver arato il terreno a 30-35 cm, si esegue un affinamento e la sistemazione in porche (aiuole rilevate di 15-20 cm larghe circa un metro e separate da passaggi di 40 cm circa), che è importante nelle colture autunno-vernine per evitare ristagni d'acqua.
La semina può essere fatta a spaglio oppure a macchina, in file distanti 20-30 cm, con interramento a 1-2 cm di profondità; la densità colturale varia a seconda che si tratti di colture destinate al mercato (19-22 kg/ha di seme per realizzare, dopo il diradamento, densità di 35-50 piante a metro quadrato) oppure all'industria (30-40 kg/ha di seme per realizzare densità di 200-250 piante a metro quadrato; l'elevata densità favorisce il portamento eretto delle piante, richiesto per la raccolta meccanica).
I lavori consecutivi (oltre al diradamento) sono rappresentati da sarchiatura o diserbo, irrigazioni, concimazioni in copertura.

Raccolta e produzione

La raccolta comincia 40-60 giorni dalla semina nelle colture primaverili; si può effettuare la sfogliatura oppure la raccolta dell'intera pianta; la radice viene tagliata appena al di sotto delle foglie; oggi la raccolta meccanica è molto diffusa. La produzione si aggira intorno ai 200 quintali ad ettaro. Gli spinaci raccolti, privi delle foglie ingiallite e rovinate, vengono disposti in casse di 10-15 kg e immersi in acqua per togliere la terra residua e migliorare la turgescenza delle foglie. Per quanto riguarda la conservazione del prodotto fresco, si rilevano limiti di 10-15 giorni mantenendo il prodotto in frigo a 0°C e 90-95% di umidità relativa.

Avversità e parassiti

Lo spinacio è una pianta abbastanza rustica; infatti non sono molti i parassiti in grado di attaccarla nel periodo autunno-invernale, quando le temperature sono relativamente basse; la mancanza di adeguate rotazioni può tuttavia compromettere le colture.
Tra i parassiti vegetali che determinano marciumi alle radici e al colletto ricordiamo Pythium ultimum e Rhizoctonia solani.
Anche la peronospora (peronospora farinosa f. sp. spinaciae) può risultare dannosa in condizioni di elevata umidità e temperature comprese tra 8 e 18°C. Durante il periodo estivo sulle colture da seme sono più dannose l'antracnosi, la cladosporiosi e la fusariosi.
Tra i virus che possono attaccare lo spinacio ci sono il Virus del cetriolo, il Virus del mosaico e il Virus del giallume della bietola (questi virus sono trasmessi dagli afidi).
I parassiti animali più dannosi comprendono, oltre agli afidi, le nottue, le lumache e la mosca Pegomya hyoscyami.

Spinacio della Nuova Zelanda Tetragonia tetragonioides (Pallas) O. Kunze

E' un ortaggio minore da foglia che si utilizza come lo spinacio nel periodo estivo. E' una pianta erbacea annuale, originaria della Nuova Zelanda e dell'Australia, introdotta in Europa dagli inglesi nel XVIII secolo.
Presenta un fusto erbaceo succulento alto più di un metro con molte ramificazioni; le foglie alterne sono lisce e carnose con breve picciolo (1-2 cm) e lembo triangolare. Le piante sono ermafrodite e producono frutti ascellari induriti, angolosi e cornuti che vengono usati come seme.
Considerando le elevate esigenze termiche si può coltivare solo nel periodo primaverile-estivo con semina in maggio in pien'aria. Pur essendo una pianta rustica di facile adattamento, produce abbondantemente solo in terreni fertili e ben letamati, con irrigazioni frequenti e abbondanti. Non presenta avversità degne di nota.
La raccolta inizia dopo circa 70 giorni dalla semina distaccando le foglie basali e quelle ascellari lungo lo stelo; anche gli apici delle ramificazioni possono essere recisi per metà ad ogni raccolta ed utilizzati come le foglie: In condizioni favorevoli la raccolta, scalare durante tutta l'estate, fornisce produzioni di 300 q/ha di foglie e steli.

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