Colza - Brassica napus L. var. Oleifera D.C.
Atlante delle coltivazioni erbacee - Piante industriali

Classe: Dicotyledonae
Ordine: Rhoedales
Famiglia: Cruciferae - Brassicaceae
Tribù: Brassiceae
Specie: Brassica napus L. var. Oleifera D.C.

Francese: Colza; Inglese: Rape-seed; Spagnolo: Colza; Tedesco: Raps

Origine e diffusione

Le origini del Colza sono incerte (probabilmente Europa temperata); Oggi è coltivata soprattutto in Asia (Cina e India), Canada ed Europa centrale. In Italia è presente soprattutto al nord (la superficie coltivata fluttua in funzione delle politiche comunitarie), come foraggera da erbaio in semina estivo-autunnale e per la produzione di granella. Il seme contiene in media il 45% di olio, 25% di proteine, 5-7% di fibra, 4-8% di glucosinolati.

Colza Colza - Brassica napus L. var. Oleifera D.C. (foto www.vegetox.envt.fr)

Caratteri botanici

Pianta annuale o biennale, con radice fittonante e fusto eretto alto da 0,5 m a 1,5 m, molto ramificato. Le foglie, glauche e pruinose, sono semplici; quelle inferiori sono lirato-pennatosette e peduncolate, mentre quelle superiori sono sessili, oblunghe e parzialmente amplessicauli. I fiori sono riuniti in gruppi a formare un grappolo alla sommità del fusto; presentano 4 sepali e 4 petali disposti a croce e sono gialli. L'ovario è bicarpellare; il frutto è una siliqua contenente 20-30 semi, più o meno deiscente a maturità; si formano per autofecondazione o attraverso fecondazione incrociata. I semi sono tondeggianti, da rosso-bruni a neri (peso 1.000 semi da 3,5-4,5 grammi).

Semi di Colza Semi di Colza - Brassica napus L. var. Oleifera D.C. (foto Giovanni Urso www.dista.agrsci.unibo.it)

Esigenze ambientali

E' importante che la pianta raggiunga prima dell'inverno lo stadio di 6-8 foglioline, in quanto in tale fase presenta la maggior resistenza al freddo. Predilige terreni freschi e profondi. In terreni con buona capacità di ritenzione idrica il colza si sviluppa rapidamente; cresce bene anche in zone povere di precipitazioni grazie alla sua maggiore precocità rispetto ai cereali vernini. E' abbastanza tollerante nei confronti del pH, pur prediligendo valori intorno a 6,5; non presenta particolari problemi per quanto riguarda la salinità.

Varietà

Esistono tipi invernali, con esigenze di vernalizzazione per la salita a seme e tipi alternativi.
In base al contenuto di acido erucico e glucosinolati si distinguono quattro tipi:
- A "doppio alto": alto tenuto di acido erucico e glucosinolati;
- B "0": basso tenore di acido erucico;
- C "00" o "doppio zero": con un contenuto quasi nullo di acido erucico e non più di 5-10 micromoli di glucosinolati per grammo di farina disoleata;
- D "000": basso tenore di acido erucico e glucosinolati e basso tenore in fibra.
Le normativa comunitarie prescrivono, dal 1990, l'assenza di acido erucico dall'olio estratto e di glucosinolati dalle farine ad uso zootecnico.

Tecnica colturale

Il colza è una pianta a ciclo autunno-primaverile; migliora il terreno per gli abbondanti residui colturali (radici, foglie e steli) che, se ben interrati, assicurano un buon apporto di sostanza organica umificata.
Viste le piccole dimensioni del seme, è necessario preparare un buon letto di semina. La superficie del terreno non deve essere troppo soffice al fine di evitare che il seme, di piccole dimensioni, venga depositato troppo in profondità in quanto ciò provocherebbe successive difformità nell'emergenza; a questo fine può essere utile una rullatura.
Nell'Italia settentrionale la semina viene fatta in settembre; al Sud fino a novembre, in relazione anche alla possibilità di preparare il letto di semina. Come detto, per resistere al freddo invernale le piantine dovrebbero trovarsi allo stadio di rosetta con 6-8 foglie e avere un fittone lungo circa 7-9 cm. La densità ottimale è di 70-80 piante a metro quadrato. La distanza tra le file varia da 25 a 35 cm.
Nonostante il sistema radicale abbastanza approfondito, il colza necessita di discrete quantità di elementi nutritivi. Gli elementi maggiormente asportati sono l'azoto e il fosforo, mentre il 90% del potassio asportato durante il ciclo vegetativo ritorna nel terreno con i residui colturali. Fra i tre principali elementi della concimazione, l'N rappresenta per il colza un importante fattore di resa. Data la vicinanza delle file, la sarchiatura risulta alquanto problematica; pertanto si ricorre al diserbo chimico.

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Raccolta e utilizzazione

La coltura è pronta per essere raccolta (impiegando mietitrebbie da frumento) quando i semi sono completamente imbruniti e le silique secche (umidità ottimale della granella intorno al 12%). Raccolte tardive sono sconsigliate per il rischio di perdite per deiscenza delle silique; raccolte troppo anticipate fanno sì che il contenuto di clorofilla sia ancora elevato, con peggioramento della qualità.
In Italia si possono ottenere produzioni intorno ai 30 quintali ad ettaro con semine autunnali e di 15-18 quintali con semine primaverili. Il contenuto in olio dei semi (media intorno al 45%) può oscillare notevolmente da un anno all'altro, a seconda dell'andamento climatico e della zona.
L'olio contiene sempre acido linoleico (4-10%) ed è simile a quello di soia. Nelle vecchie varietà conteneva fino al 50% di acido erucico, poco stabile e probabilmente tossico. Oggi sono disponibili varietà prive di acido erucico: l'olio alimentare deve avere questa caratteristica, mentre per l'industria non alimentare è richiesto alto contenuto di acido erucico. Accanto alla produzione dell'olio di colza per uso alimentare, anche quella per scopi industriali ha una certa importanza: in questo caso vengono utilizzate varietà tradizionali, in quanto il contenuto in acido erucico è ininfluente.
Il panello è usato solo nell'alimentazione animale, miscelato ad altri mangimi per l'azione tossica dei glucosinolati; sono disponibili varietà "doppio zero", con zero acido erucico e basso contenuto in glucosinolati. L'alto contenuto di fibra è un altro aspetto che diminuisce il valore alimentare del panello.

Avversità e parassiti

Nella coltivazione del colza le micosi più pericolose sono le necrosi del colletto (Phoma lingam (tode) Desm.) e il seccume delle foglie (Alternaria brassicae (Berk.) Bolle). Altri patogeni che possono provocare danni alla coltura sono la Sclerotinia sclerotiorum (Lib.) De By. e la Peronospora brassicae Gaumann.
Tra gli insetti, ricordiamo: Altica invernale del colza (Psylliodes chrysocephala L.), Punteruolo dello stelo (Ceuthorrhynchus napi Gyll.), Meligete del colza (Meligethes aeneus F.), Punteruolo (Ceuthorrhynchus assimilis Payk.) e Cecidomia delle silique (Dasyneura brassicae Winn.).

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