Barbabietola da zucchero - Beta vulgaris L. var. saccharifera L.
Atlante delle coltivazioni erbacee - Piante industriali

Classe: Dicotyledonae
Ordine: Centrospermae
Famiglia: Chenopodiaceae
Specie: Beta vulgaris L. var. saccharifera L.

Francese: betterave sucrière; Inglese: suger-beet; Spagnolo: remolacha azucarera; Tedesco: Zuckerrübe

Origine e diffusione

La Barbabietola da zucchero avrebbe due centri di origine: uno rappresentato dal bacino del Mediterraneo o dalle regioni steppiche dell'Asia sud-occidentale ed il secondo ubicato nelle isole Canarie o del Capo Verde.
La sua coltivazione (come pianta da orto) è antica e era praticata da Greci e Romani. La sua importanza come pianta saccarifera risale al Settecento. Fu nel 1747 che il chimico Margraff scoprì nella barbabietola zucchero cristallizzabile. I suoi stdi vennero ripresi da Achard che, appoggiato da FEderico il Grande prima e da Guglielmo III poi, impiantò coltivazioni in Slesia, perfezionò i procedimenti di estrazione e promosse l'impianto del primo zuccherificio (a Cunern). L'instaurazione del blocco napoleonico impresse un poderoso impulso alle ricerche e moltiplicò le iniziative perché i paesi europei vennero a trovarsi improvvisamente sprovvisti dello zucchero di canna procacciato fin'allora dall'Inghilterra. In Italia la diffusione della barbabietola fu molto lenta e alterna fino al 1887. In quell'anno E. Maraini, ritenuto il padre dell'industria saccarifera italiana, si adoperò per razionalizzare la tecnica colturale ed estrattiva e promosse il potenziamento della fabbrica di Rieti già sorta e fallita in precedenza.
Oggi, la barbabietola è una delle più importanti colture della zona temperata. I principali produttori sono i Paesi europei e quelli dell'ex-Unione Sovietica.
Oltre alla var. saccharifera, della specie Beta vulgaris L. esistono anche altre forme: B. vulgaris var. cycla (Bietola da coste), B. vulgaris var. cruenta (Bietola da orto), B. vulgaris var. crassa (bietola da foraggio).

Barbabietola da zucchero Barbabietola da zucchero - Beta vulgaris L. var. saccharifera L. (foto www.gene.affrc.go.jp)

Caratteri botanici

La Barbabietola da zucchero è una pianta biennale (stadio vegetativo al primo anno; stadio riproduttivo al secondo). Presenta una radice fittonante, grossa, carnosa, più o meno conica, lunga fino a 2 metri, di colore grigiastro, provvista di rugosità trasversali nella parte superiore e di due solchi longitudinali (detti solchi saccariferi) decorrenti a spirale e provvisti di abbondante capillizio. Il fusto è corto ed eretto.
Le foglie sono disposte in verticilli (rosette), picciolate, di norma cuoriformi alla base, ottuse, tondeggianti o affusolate, lisce, ondulate o bollose, di colore verde più o meno intenso.
I fiori, piccoli, inseriti direttamente su scapi (che compaiono generalmente nel secondo anno) lunghi 1,5-2 m, eretti, ramificati in alto, sono riuniti in infiorescenze normalmente bi-tetraflore. Le infruttescenze (glomeruli) sono rotondeggianti, angolose, grinzose, con peso dell'hl variabile da 60 a 70 kg. I semi sono lenticolari, spessi 1,5 m; lunghi 2,4-4 mm, del peso di 2-3 mg, di colore bruno-verdastro, bruno-giallastro o bruno-nerastro.

Barbabietola da zucchero - Beta vulgaris L. var. saccharifera L. Barbabietola da zucchero - Beta vulgaris L. var. saccharifera L.

Esigenze ambientali

La germinazione può iniziare a 5-6°C, ma per un'emergenza veloce ed omogenea occorrono almeno 10-12°C. Temperature diurne e notturne troppo elevate durante l'estate possono condizionare l'accumulo delle sostanze di riserva, in quanto aumentano l'intensità della respirazione. Notti fresche e giorni caldi, dalla seconda metà di agosto, favoriscono l'accumulo di zucchero.
La barbabietola da zucchero predilige terreni profondi, di medio impasto, ricchi di sostanza organica e con buona capacità idrica. Ha bisogno di terreni a pH neutro (pH 6,5-7), mentre non sono adatti i terreni acidi e con ristagni idrici.
Per ottenere una buona produzione è necessaria una regolare disponibilità idrica durante tutto il ciclo (irrigazione per aspersione).
Per ogni 10 tonnellate di radici vengono asportati mediamente 40-50 kg di azoto, 15-18 kg di P2O5 e 55-65 di K2O.

Varietà

Le varietà di barbabietola, che sarebbe meglio chiamare "marche", in quanto caratterizzate da popolazioni eterozigoti, vengono classificate secondo vari parametri, in relazione al patrimonio cromosomico (diploidi 2n=18, triploidi 3n=27, tetraploidi 4n=36, e poliploidi, tutte le altre); in base al tipo di semi (plurigermi e monogermi); in base al rapporto peso/titolo zuccherino della radice; in relazione al periodo di semina (tipo A per semine primaverili, tipo AA per semine autunnali).

Tecnica colturale

La barbabietola da zucchero è una sarchiata da rinnovo e prende posto generalmente tra due colture di frumento. Lascia un terreno ben preparato per la coltura successiva. Si consiglia di frapporre un intervallo di alcuni anni tra l'una e l'altra coltura di barbabietola. L'aratura profonda viene fatta in estate. Utile una abbondante concimazione letamica, anche se ormai questa è ormai solo minerale. La concimazione azotata può essere fatta tutta alla semina o suddivisa alla semina e in copertura.
La semina incomincia a febbraio nell'Italia centrale e in marzo nella Pianura Padana. Le semine troppo precoci sottopongono le piantine al rischio di gelate tardive e favoriscono il fenomeno della prefioritura. Nelle zone aride del Mezzogiorno d'Italia e delle isole, si pratica la coltura autunnale (semina in ottobre e raccolta a giugno-luglio). Questa tecnica colturale si è resa possibile per la selezione di tipi di barbabietola non biennali ma poliennali, cosicché le basse temperature subite durante l'inverno non riescono ad indurre la fioritura.
La distribuzione del seme viene fatta con seminatrici di precisione, a righe intervallate in media di 45 cm, La distanza dei semi sulla fila va stabilita tenendo conto che l'investimento da perseguire è di circa 10 piante a metro quadrato alla raccolta e che una quota dei semi posti a dimora è destinata a non andare a buon fine. In passato la semina era fatta più fitta del necessario, salvo a regolare poi con il diradamento le piante a metro quadrato. Oggi viene eseguita la "semina sul posto", senza diradamento. Data la delicatezza delle plantule di barbabietola bisogna prevedere forti fallanze: il numero di semi da seminare è di 15-20 per ottenere 10 piante a metro quadrato. La quantità di seme da impiegare non viene più espressa in peso (kg/ha) ma in numero; il seme monogerme, che è sempre confettato, viene venduto in confezioni contenenti 100.00 semi (1 unità); quindi dovranno essere impiegate 1,5-2 unità per ettaro per ottenere circa 100.000 per ettaro. La profondità di interramento deve essere di 3-4 cm (non superiore) Una rullatura alla semina fa aderire la terra alla superficie del seme, favorendone l'inumidimento e la germinazione.
La barbabietola da zucchero è molto sensibile alla competizione esercitata dalle erbe infestanti. In passato venivano fatte le sarchiature, oggi si ricorre al diserbo chimico (in pre-semina, in pre-emergenza o in post-emergenza). Una sarchiatura viene fatta anche per eliminare la crosta superficiale.
Per aumentare la produttività della barbabietola, pratica indispensabile è l'irrigazione (non solo al Sud ma anche nella Pianura Padana).
I trattamenti antiparassitari in genere necessari sono quelli insetticidi contro l'altica e contro il cleono e il lisso, nonché quelli anticrittogamici contro la cercospora.

Raccolta e utilizzazione

La raccolta viene fatta quando nella radice si è accumulata la massima quantità di zucchero (con semina primaverilie, in settembre). Essa consiste nelle seguenti operazioni: estirpazione delle radici dal terreno; scollettatura, cioè eliminazione mediante taglio della parte superiore del corpo radicale (colletto) con inserite le foglie, parte povera di zucchero e ricca di impurità che renderebbero difficile la lavorazione industriale; caricamento sui mezzi che trasporteranno le radici allo zuccherificio. Queste operazioni, un tempo fatre a mano, vengono eseguite da macchine polivalenti o separate.
La resa media italiana è di oltre 400 q.li/ha contenenti il 16% di zucchero (pari a 65 q.li/ha di zucchero pronto). Sono frequenti rese più elevate, fino a 1.000 quintali ad ettaro e con tenore di saccarosio fino al 20%.
Le radici scollettate vengono impiegate negli zuccherifici. Le foglie e i colletti possono essere utilizzati come foraggio. Dalla lavorazione industriale si ottengono dei sottoprodotti: polpe fresche esauste (utilizzate nell'alimentazione animale); polpe secche (si ottengono dalle precedenti previa essiccazione rapida; utilizzate anch'esse nell'alimentazione animale).

Avversità e parassiti

I ritorni di freddo dopo la semina possono essere dannosi in quanto favoriscono il fenomeno della prefioritura (salita a fiore nell'anno della semina). Le grandinate in prossimità della raccolta determinato la formazione di nuova vegetazione a scapito delle riserve accumulate.
Tra le principali virosi della barbabietola ricordiamo la rizomania e il giallume virotico.
Le micosi più dannose abbiamo: il mal del piede (dovuto a diversi agenti fungini, quali Pythium debaryanum, Phoma betae, Fusarium spp., che possono agire da soli o associati); la cercospora (Cercospora beticola); la peronospora (Peronospora schachtii; il mal vinato (Rhizoctonia violacea).
Tra gli insetti risultano particolarmente dannosi: gli elateridi (coleotteri del genere Agriotes - A. lineatus, A. litigiosus, A. sputator, A. sordidus); l'altica (Chaetocnema tibialis) o pulce della barbabietola; il cleono (Conorrhynchus mendicus); gli afidi (Aphis fabae e Myzus persicae); le nottue (Mamestra brassicae, Agrotis segetis); la cassida (Cassida vittata); il punteruolo (Lixus junci).
Tra i nematodi o anguillule delle radici quello che attacca la barbabietola è l'Heterodera schachtii.


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