Sorgo - Sorghum vulgare Pers.
Atlante delle coltivazioni erbacee - Cereali

Classe: Monocotyledones
Ordine: Glumiflorae
Famiglia: Graminaceae (Gramineae o Poaceae)
Sotto famiglia: Andropogonoideae
Tribù: Andropogonaceae
Sottotribù: Sorghastreae
Specie: Sorghum vulgare Pers.
Sinonimo: Sorghum bicolor (L.) Moench.

Francese: sorgo, gros millet; Inglese: kaffir corn; Spagnolo: milium zaburrum; Tedesco: Sorghum Kaffernhirse.

Origine e diffusione

Il sorgo è stata una delle prime piante ad essere coltivata: si ritiene che le forme attuali abbiano avuto la loro origine nell’Africa occidentale diverse migliaia di anni fa. Dall’Africa il sorgo si è esteso in tutto il mondo: anticamente in Asia e in Europa, più recentemente in America e in Australia.
Il sorgo è il quarto cereale per importanza nell’economia agricola mondiale, dopo frumento, riso e mais.
Nelle agricolture di sussistenza del Terzo Mondo la granella viene utilizzata direttamente per l’alimentazione umana, non potendo tali paesi permettersi la trasformazione zootecnica; le rese sono molto basse, dell’ordine 0,5-1 t/ha, sia per la primitiva tecnica colturale sia per le condizioni ambientali avverse: il sorgo viene coltivato dove l’ambiente è troppo secco per il ben altrimenti gradito mais.
Nelle agricolture progredite la granella viene destinata all’alimentazione animale, in concorrenza con quella di mais, di cui ha analogo valore nutritivo. Negli USA, inoltre, una certa parte viene destinata a trasformazione industriale in alcool etilico.
L’Italia coltiva appena 29000 ettari nonostante se ne potrebbe auspicare l’estensione su ben più ampie superfici.

Sorgo - Sorghum vulgare Pers. Sorgo - Sorghum vulgare Pers. (foto L. Pauwels)

Caratteri botanici

Il sorgo (Sorghum bicolor) è una graminacea appartenente alla tribù delle Andropogoneae (la stessa a cui appartiene la canna da zucchero). Un’altra specie dello stesso genere è il Sorghum halepense, o sorgo di Aleppo o sorghetta, nota come temibile infestante.
Il sorgo coltivato è pianta erbacea annuale.
Il culmo, alto da 1 a 3 metri, è formato da una serie di nodi e internodi ripieni di midollo che in talune forme è piuttosto secco, in altre succulento e zuccherino.
Le foglie sono lineari, lanceolate, inserite alterne ad ogni nodo del culmo; il lembo è glabro con superficie pruinosa ed ai margini presenta una lieve dentellatura facilmente percepibile al tatto.
Il numero di foglie è tanto maggiore quanto più tardiva è la varietà: in media 8-10 per le varietà più precoci, 18-20 per le più tardive. Tutta la superficie delle guaine fogliari e del culmo è glauca per la presenza di una spessa pruina cerosa. Le gemme dei nodi basali del culmo spesso germogliano determinando un certo accestimento della pianta. La capacità d’accestimento è massima nel sorgo da foraggio, mentre è limitata in quello da granella.
L’apparato radicale è, come quello del mais, fascicolato e formato da radici embrionali e avventizie: più del mais è però espanso in larghezza e in profondità; inoltre le radici sono più robuste e fibrose di quelle del mais e dotate di una maggior capacità di estrarre acqua.
L’infiorescenza è un racemo terminale comunemente detto “panicolo” a portamento di norma eretto, ma in certi casi pendente; il panicolo è compatto o spargolo a seconda della lunghezza e robustezza dell’asse principale e dei rami laterali. Sulle ramificazioni laterali del panicolo sono inserite le spighette sempre accoppiate a due a due: una è sessile e fertile, l’altra è peduncolata e sterile.
La spighetta sessile è formata:
1. da due glume che a maturità diventano coriacee e lucenti;
2. da due glumelle di cui la superiore piccolissima e l’inferiore cartacea;
3. da un fiore bisessuato tipicamente graminaceo, formato da un ovario supero, uniovulare, con stilo biforcato e stigma piumoso, e da androceo di tre stami.
In alcune varietà di sorgo le cariossidi sono vestite restando le glume aderenti, in altre sono nude. Le glume possono essere variamente colorate: da rossicce a bruno-violacee.
La granella può essere bianca, gialla, bruna, rossiccia, bruno-violacea per la presenza di pigmenti nelle cellule del pericarpo o dello spermoderma o di entrambi.
Le cariossidi hanno dimensioni assai variabili, pesando da 15 milligrammi a 35-40.
La fioritura di un panicolo inizia circa due giorni dopo la spigatura, cominciando con i fiori apicali e procedendo verso la base fino a completarsi in 6-10 giorni. In condizioni normali la fecondazione è autogamia per circa il 95%.
Il sorgo ha la caratteristica che la pianta resta verde quando la granella è matura.
La pianta del sorgo, quando è giovane, contiene un glucoside cianogenetico altamente tossico detto durrina, che nello stomaco si idrolizza in glucosio, aldeide p-ossibenzoica e acido cianidrico. Il contenuto di durrina non è costante, ma varia con l’età della pianta: man mano che questa si avvicina alla maturità diminuisce fino a scomparire; sono le piante giovani a presentare la massima concentrazione, per cui la durrina è un problema solo per il sorgo da foraggio.
Le molteplici forme di sorgo esistenti possono essere classificate secondo la loro destinazione come segue.
- 1 Sorgo da scope o saggina (Sorghum vulgare var. technicum). L’asse principale del panicolo è cortissimo e su di esso sono inserite, quasi a formare un’infiorescenza ad ombrella, ramificazioni lunghissime ed elastiche. Tale infiorescenza, privata della granella, è usata per la fabbricazione di scope e spazzole. La raccolta si fa alla maturazione della granella, però per evitare che il peso di questa pieghi deformandole le ramificazioni del panicolo, rendendolo inadatto allo scopo, è necessario che alla maturazione lattea i culmi siano piegati in modo che i panicoli pendano verso il basso.
- 2 Sorghi zuccherini (Sorghum vulgare var. saccharatum). Sono piante molto alte, a culmo grosso, con foglie larghe, steli succosi e zuccherini per la presenza nel midollo di notevoli quantità di saccarosio (15-20%). Nel secolo scorso grandi speranze furono suscitate circa la possibilità di coltivare il sorgo per la produzione di zucchero. Sennonché nel sorgo il saccarosio è sempre accompagnato da notevoli quantità di zucchero invertito che inibisce la cristallizzazione. Pertanto i sorghi da zucchero hanno un’importanza minima e servono per la preparazione di sciroppi e per l’industria dell’alcool o come coltura foraggera da erbaio.
- 3 Sorghi da foraggio. La pianta del sorgo, sia allo stato giovane che a maturazione lattea o cerosa della granella, si presta assai bene all’alimentazione del bestiame.
- 4 Sorghi da granella. Vengono coltivati per la loro granella che trova utilizzazione per l’alimentazione umana nei paesi in via di sviluppo o per l’alimentazione del bestiame nei paesi sviluppati.

Esigenze ambientali

Il sorgo rispetto al mais ha maggiori esigenze termiche: per germinare e nascere con accettabile prontezza richiede temperature del terreno di 14 °C, a fronte dei 12 °C necessari per il mais.
Il sorgo ha minori esigenze idriche del mais: esso è stato chiamato “pianta-cammello” in quanto è capace di sopportare con danno ridotto le deficienze idriche. Ricordiamo le principali attrezzature morfologiche e fisiologiche che conferiscono al sorgo caratteri di spiccato erotismo:
- 1 Foglie fortemente cutinizzate, ricoperte di pruina, con stomi meno numerosi e più piccoli di quelli del mais;
- 2 Consumi idrici unitari tra i più bassi (si considerano aggirarsi intorno a 250);
- 3 Radici profonde ed espanse, capaci di estrarre dal terreno l’acqua anche quando questa è fortemente trattenuta;
- 4 Protoplasma capace di sopportare senza danni irreversibili temperature relativamente alte e disidratazione piuttosto spinta;
- 5 Capacità di entrare in stasi vegetativa rallentando i processi vitali in caso di “stress” idrico per riprenderli con danno limitato appena si siano ripristinate più favorevoli condizioni idriche (nel mais, invece, lo stress idrico arresta la crescita irreparabilmente).
È ovvio che questa aridoresistenza ha dei limiti: è pur sempre necessario che tra le riserve d’acqua del terreno e apporti di piogge durante il ciclo vitale si debba poter contare su una quantità d’acqua stimabile intorno a 300-350 mm (o 3.000-3.500 m3/ha).
In terreni profondi e a buona capacità di ritenzione idrica (quindi con esclusione di quelli sciolti) basta che piovano 120-150 mm nei mesi da giugno ad agosto per assicurare rese, se non altissime, quanto meno soddisfacenti dal punto di vista tecnico ed economico.
Queste condizioni si riscontrano in parecchie regioni centrali: Emilia Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Lazio e in certe parti interne di Abruzzo, Molise e Campania, anche in molte di quelle zone collinari svantaggiate, comunemente dette “marginali”. Nelle regioni meridionali, troppo aride, il sorgo senza irrigazione non può essere proposto, ma potrebbe dare eccellenti risposte produttive a irrigazioni limitate, aventi carattere di soccorso.
Per quanto riguarda il terreno, il sorgo si adatta bene anche a quelli argillosi pesanti con mediocre struttura; tollera un ampia gamma di acidità (da pH 5,5 a 8,5) e una elevata salinità.

Varietà

Come per il mais, una sorghicoltura intensiva non può non far ricorso a varietà ibride, per le loro superiori doti di uniformità e di vigore e, quindi, di produttività.
Scelta dell’ibrido. La giusta lunghezza del ciclo (indicata con lo stesso sistema delle classi FAO) è fondamentale, in quanto solo con i tipi di opportuna precocità si può pensare di sfruttare completamente e nel migliore dei modi le limitate risorse idriche.
Negli ambienti dove si può contare su una certa piovosità estiva, i risultati migliori si ottengono con gli ibridi di classe 300-400, i quali entrano in stasi vegetativa appena si sono esaurite le riserve d’acqua del suolo e vi restano fino alle prime piogge, quando si verifica la ripresa dell’attività vegetativa. È da evitare di coltivare sorghi medio-tardivi o tardivi dati i seri rischi che con questi si corrono di non veder maturare la granella.
Tra i caratteri morfologici assumono particolare importanza nei riguardi della meccanizzazione la taglia bassa e una buona eserzione del panicolo: tutti gli ibridi da granella sono nani, misurano cioè 1,3-1,5 m di altezza anziché i 2-3 metri e più dei tipi normali; inoltre per facilitare la mietitrebbiatura è importante che il panicolo sia sorretto da un lungo peduncolo, in modo da essere ben distanziato dall’ultima foglia; in tal modo, regolando opportunamente l’altezza di taglio della barra falciante, si possono raccogliere esclusivamente (o quasi) i panicoli evitando così le parti verdi della pianta.
Un ridotto potere di accestimento è desiderabile nei tipi da granella, per evitare ritardi nella maturazione dei panicoli secondari.
La granella di sorgo per essere commercializzabile nella UE, deve avere un basso contenuto di tannini, la cui presenza abbassa la digeribilità della proteina. Pertanto gli ibridi che erano stati selezionati per alto contenuto di tannini onde renderli resistenti alla predazione degli uccelli (ibridi BR: Bird Resistent) sono in via di abbandono.

Tecnica colturale

Posto nell’avvicendamento

Il sorgo da granella potrebbe senza seri inconvenienti (salvo le infestazioni di striga nei Paesi tropicali) succedere a se stesso, ma di norma è considerata una pianta da rinnovo che segue e precede un cereale vernino.
Non frequente è il caso di sorgo in coltura ripetuta, dato che negli ambienti aridi dove il sorgo viene preso in considerazione, le colture più sicure e redditizie sono i cereali vernini, ai quali il sorgo si alterna per evitare gli inconvenienti del ringrano.
Dopo sorgo la fertilità del terreno è più bassa che dopo mais e altre piante da rinnovo, tanto che il cereale successivo, in genere frumento, tende a produrre meno. La principale causa del minor potenziale produttivo del frumento dopo sorgo è la minor disponibilità di azoto, provocata da una maggiore immobilizzazione biologica di questo elemento.
Il sorgo da granella non si presta a essere fatto in seconda coltura, ma solo in coltura principale.

Preparazione del terreno

Essendo il sorgo pianta da coltura asciutta, si deve cercare di favorire l’approfondimento radicale e costituire nel terreno riserve idriche le più abbondanti possibile: ciò mediante lavorazioni profonde fatte tempestivamente, cioè prima dell’inizio della stagione piovosa, come aratura o, meglio ancora, come lavorazione a due strati.
È da escludere ogni possibile coltura intercalare in quanto diminuirebbero le scorte d’acqua e renderebbe difficile o impossibile preparare il letto di semina con la perfezione che il sorgo richiede.
La piccolezza del seme, la delicatezza delle plantule e la tarda data di semina impongono una preparazione del terreno per la semina estremamente accurata.
Nei terreni argillosi è necessario che il terreno sia preparato molto tempestivamente, durante l’autunno e l’inverno, con energiche erpicature ed estirpatore, in modo che alla semina sia già ben livellato ed amminutato, tanto da non richiedere che l’intervento di erpici leggeri che smuovano solo uno strato superficialissimo. Solo in tal modo, lasciando agli agenti atmosferici il compito di perfezionare lo sminuzzamento del terreno superficiale ed evitando di rimescolare poi gli strati, si può sperare di mettere i semi, in condizioni propizie alla germinazione e all’emergenza: terreno amminutato sì da ben aderire ai semi, umido già alla piccola profondità (20-30 mm) a cui vanno messi i semi, strutturato sì da prevenire la formazione di crosta.
La perfetta preparazione del terreno è il punto più delicato della coltura.

Scelta varietale

Gli ibridi di sorgo che l’esperienza ha dimostrato essere i più adatti e affidabili in Italia sono quelli né troppo precoci né troppo tardivi, ma a ciclo medio-precoce delle classi di precocità 300 o 400, corrispondenti a 105-110 giorni convenzionali.

Concimazione

Trattandosi di coltura asciutta si dovrà limitare quella minerale, tanto più quanto più scarse sono le disponibilità idriche. In assenza di letame le dosi più consigliabili sono le seguenti: 40-60 Kg/ha di P2O5 da dare pre-semina; 80-100 Kg/ha di azoto da dare alla semina come urea. Data la natura argillosa dei terreni sui quali il sorgo si può coltivare, non è certa l’utilità della concimazione potassica.

Semina e diserbo

L’epoca di semina è determinata dalla temperatura minima per la germinazione, che nel caso del sorgo è più alta di quella del mais: 14 °C anziché 12 °C; ciò obbliga a seminare 10-15 giorni dopo il mais, e cioè da fine aprile (al Sud) a metà maggio nel Centro.
Dato che il sorgo si coltiva in ambienti aridi, è inderogabile necessità seminarlo con la massima tempestività, tenendo conto che ogni ritardo nella semina non potrà non avere ripercussioni negative sulla produzione.
Con gli ibridi medio-precoci, che sono i più coltivati, la semina si fa a file distanti 0,40-0,50 m circa, impiegando la seminatrice del frumento o quella di precisione della barbabietola regolata in modo da seminare una quantità di seme sufficiente ad assicurare un popolamento di 15-30 piante a m2. prevedendo una quota inevitabile di fallanze (dell’ordine del 40-50%) va previsto l’impiego di 10-15 Kg/ha di seme.
La resa del sorgo meno del mais dipende dal numero di piante a m2 grazie alla facoltà che il sorgo ha di accestire e di autoregolare così la sua fittezza.
La profondità di semina è molto importante: se eccessiva rende problematica l’emergenza delle plantule, se insufficiente espone i semi a pericoli o di disseccamento o di predazione da parte degli uccelli. La profondità ideale è di 20-30 mm (massimo 40) in terreno possibilmente ben rassodato da una rullatura presemina.
Il diserbo chimico del sorgo trova notevoli limitazioni nel ridottissimo numero di principi attivi il cui uso è ammesso su questa specie.
Il controllo delle erbe infestanti del sorgo potrebbe utilmente essere fatto con la sarchiatura meccanica che, in una coltura non irrigata come è il sorgo, farebbe conseguire anche altri vantaggi, oltre al controllo delle malerbe: miglior aerazione della rizosfera ed economia d’acqua specialmente nelle terre argillose soggette a fessurarsi.

Irrigazione

In ambienti climatici ad aridità primaverile-estiva molto spinta (Italia meridionale) nemmeno il sorgo riesce a produrre soddisfacentemente in coltura asciutta.
In questi casi una sorghicoltura molto interessante è possibile qualora esistano disponibilità idriche che non hanno migliore utilizzazione. Si tratta di fornire un limitato sussidio irriguo di soccorso quando la coltura del sorgo passa la fase più critica che va dalla botticella alla maturazione lattea. In questo periodo apporti dell’ordine di 150-200 mm consentono di raggiungere produzioni dell’ordine di 8 t/ha di granella secca e oltre. Il sorgo si spinge assai in profondità per attingere acqua e quindi si può irrigare in modo da bagnare 1 m di spessore; inoltre l’esigenza di tempestività è assai meno sentita che nel mais, dato che per il sorgo il limite di intervento irriguo è più basso che nel mais e che il sorgo può entrare in quiescenza.

Raccolta e utilizzazione

La maturazione del sorgo attraversa le stesse fasi descritte per altri cereali: maturazione lattea, maturazione cerosa, maturazione fisiologica. Quasi mai, data l’epoca di raccolta, la granella è abbastanza secca da non richiedere l’essiccazione.
È da ricordare che il sorgo, a differenza del mais, mantiene completamente verdi le foglie e gli steli anche quando la granella è matura.
La raccolta della granella del sorgo si fa con le stesse mietitrebbiatrici da frumento, regolando l’altezza di taglio tanto in alto da raccogliere, se possibile, solo i panicoli; per questo motivo sono preferibili i tipi che presentano una buona esenzione del panicolo dall’ultima foglia.
Le rese di granella conseguibili col sorgo sono variabili secondo l’andamento stagionale: in condizioni molto favorevoli di terreno e di piovosità estiva possono raggiungere 8-9 t/ha di granella; rese medie di 6 t/ha sono da considerarsi buone.
Facendo un confronto con la coltura asciutta del mais, del quale il sorgo dovrebbe essere il sostituto, si può dire che in ambienti e in annate sfavorevoli il sorgo supera di parecchio il mais.
È da far presente che a tutt’oggi, un po’ a torto e un po’ a ragione, il sorgo non ha incontrato larghe simpatie presso gli agricoltori italiani, per i seguenti motivi principali:
- 1 Difficoltà ad avere nascite regolari;
- 2 Eccessiva tardività di maturazione;
- 3 Difficoltà di essiccamento per la concomitanza con quello del mais;
- 4 Predazione da parte degli uccelli durante la granigione;
- 5 Cattive condizioni di fertilità per il successivo frumento;
- 6 Difficoltà di collocamento del prodotto;
- 7 Prezzo di vendita basso (rispetto al mais di cui ha analogo valore nutritivo).
Nessuna di queste difficoltà è insormontabile con una migliore conoscenza della tecnica di coltivazione e molte di esse sarebbero destinate a ridursi fino a scomparire man mano che la coltivazione del sorgo si estendesse.

Avversità e parassiti

Le avversità che possono danneggiare il sorgo non sono molte e gravi in Italia dove la coltura è poco diffusa. Numerose sono invece quelle che si riscontrano nelle plaghe sorghicole.
- 1 Avversità meteoriche. Le basse temperature all’inizio della vegetazione sono da temere, anche perché possono accentuare gli attacchi di afidi sulle giovani piantine. L’allettamento non è da temere nelle varietà da granella, che sono molto basse e robuste, mentre costituisce un grave problema per certi sorghi da foraggio di grande sviluppo e per i quali l’allettamento rappresenta un ostacolo gravissimo alla raccolta meccanica.
- 2 Avversità crittogamiche. Non sono molto preoccupanti, almeno finché la coltura è poco estesa. Ricordiamo i marciumi delle plantule (Fusarium, Pythium), che si prevengono con la concia delle semente ed evitando semine troppo precoci; i marciumi dello stelo (Fusarium, Macrophomina phaseali, Rhizoctonia solani), il mosaico nanizzante del mais.
- 3 Avversità parassitarie. Il primo pericolo è rappresentato dagli insetti terricoli (elateridi e agrostidi) contro i quali va fatta la disinfestazione alla semina.
Gli afidi (Aphis maidis) possono essere assai dannosi quando attaccano le piante giovani. La lotta non è facile quando gli insetti stanno sulla pagina inferiore delle foglie.
In corso di vegetazione danni possono essere causati dalle piramidi (Ostrinia nubilalis, Sesamia cretica) che minano lo stelo.
Nelle regioni meridionali o in caso di semine tardive seri danni sono provocati da due ditteri, la cecidomia (Contarinia sorghicola), le cui larve consumano gli ovari o le cariossidi appena formate, e l’aterigona (Atherigona soccata), che provoca la distruzione dell’apice vegetativo degli steli in fase di levata, provocandone l’arresto della crescita e stimolando l’emissione di germogli di accestimento.
- 1 Uccelli. Uccelli diversi, per lo più passeracei, sono un flagello per il sorgo, almeno fino a quando la coltivazione è fatta su limitate superfici. Essi si posano sui panicoli consumando i granelli in formazione, dalla maturazione lattea in poi.
- 2 Piante parassite. Nelle regioni sorghicole tropicali un flagello è rappresentato da una pianta parassita, la Striga, che parassitizza le radici del sorgo con i suoi austori.
Nella sorghicoltura italiana i soli trattamenti da prevedere sistematicamente sono la concia e la geodisinfestazione.

a cura di Francesco Sodi


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