Trifoglio alessandrino - Trifolium alexandrinum L.
Atlante delle coltivazioni erbacee - Foraggere

Famiglia: Leguminosae - Papilionaceae
Specie: Trifolium alexandrinum L.

Francese: Trèfle d'Alexandrie; Inglese: Egyptian clover; Tedesco: Alexandrinerklee.

Origine e diffusione

Il trifoglio alessandrino è fra le più interessanti specie leguminose foraggere annuali sia per gli ambienti mediterranei (in ciclo autunno primaverile) che per le aree europee del Centro-Nord (in ciclo primaverile-estivo).
Originario dell’Asia minore viene coltivato da lungo tempo nell’area di origine, in India, in tutto il bacino del Mediterraneo e nell’Europa centro-settentrionale; negli Stati Uniti la sua coltivazione è limitata alle regioni temperate orientali ed all’area Sud-Occidentale.
Del trifoglio alessandrino si distinguono almeno 4 biotipi che si diversificano per caratteri biologici, dimensione e capacità di ricaccio della pianta: "Fahl", di maggiore sviluppo in grado di fornire un solo taglio; "Saidi", resistente alla siccità con apparato radicale profondo e capace di fornire 2-3 tagli; "Kadrawi" a ciclo lungo, tardivo, fornisce in genere 2-3 tagli o anche più se irrigato; "Miskawi", a sviluppo precoce, in grado di fornire 3-4 tagli, è il più diffuso in Italia ed in Europa. I primi tre vengono invece coltivati nelle zone più calde.

Trifoglio alessandrino - Trifolium alexandrinum L. Trifoglio alessandrino - Trifolium alexandrinum L. (foto www.kuleuven-kortrijk.be)

Caratteri botanici

La pianta presenta un portamento eretto, steli cavi, foglie composte trifogliate con foglioline sessili, strette, portate da un lungo peduncolo con stipole avvolgenti e ramificazioni ascellari, germogli basali prodotti dalle gemme del colletto in successione per tutto il ciclo con intensità in rapporto alle condizioni ambientali e all’utilizzazione, infiorescenza a capolino con fiori bianchi.

Esigenze ambientali e tecnica colturale

Il trifoglio alessandrino è originario di climi temperato-caldi, non tollera temperature inferiori a 0 °C e resiste bene alle elevate temperature (fino a 40 °C).
I semi per germinare richiedono buone condizioni di umidità ed una temperatura di almeno 8-9 °C, in condizioni favorevoli, l0emergenza delle plantule si verifica in 3-4 giorni. Le basse temperature rallentano o arrestano l’attività vegetativa delle giovani plantule, facendo assumere alle foglioline una caratteristica colorazione rossastra. Richiede almeno 8-10 °C per iniziare l’accrescimento degli steli. La fioritura si verifica con temperature di almeno 18-20 °C ed ha inizio dopo 120-150 giorni dalla semina nelle semine autunnali e dopo soli 40-60 giorni in quelle primaverili.
Dal punto di vista podologico il trifoglio alessandrino è considerato una specie di limitate esigenze.
È specie miglioratrice per il suo apparato radicale fittonante e ricco di tubercoli radicali.
Si presta bene anche per la costituzione di erbai oligofiti.
Nei climi temperati e nei terreni neutri o alcalini sostituisce il trifoglio incarnato nei miscugli Landsberger.
Si ritiene generalmente che il trifoglio alessandrino non sia molto esigente in fatto di lavorazioni, essendo nel meridione sovente seminato su terreno sodo, comunque nei terreni argillosi dello stesso ambiente l’aratura profonda 30 cm circa nel mese di agosto, ripetuti lavori di erpicatura ed il pareggiamento della superficie dopo i primi eventi piovosi autunnali, sono condizioni favorevoli per ottenere un buon erbaio.
L’irrigazione è più diffusa nell’Italia centrale e settentrionale, nel meridione italiano e nelle isole la coltura di norma è asciutta.
La raccolta dell’alessandrino per la produzione di foraggio generalmente viene effettuata quando la pianta ha appena emesso i germogli basali che produrranno i nuovi steli e quindi il ricaccio, per tale motivo il taglio o il pascolamento dovranno essere effettuati in modo da non danneggiare i germogli basali.

Varietà e utilizzazione

Attualmente in Italia sono iscritte al Registro nazionale 7 varietà ( "Akenaton", "Alex", "Axe", "Laura", "Miriam", "Lilibeo" e "Sacromonte" con le prime 5 iscritte solo dopo il 1990.
Tra le varietà straniere di un certo interesse si ricordano "Bigbee" e "Multicut", "Wafir" e "Giza", e le tetraploidi "Pusa Giant" e "Lage Giant".
Gli obiettivi del miglioramento genetico riguardano: l’aumento della resistenza alle basse temperature e agli stress idrici, il prolungamento del ciclo biologico, l’incremento della produttività complessiva e delle singole utilizzazioni, il miglioramento della qualità.
Attualmente il seme viene ottenuto in massima parte con l’ultimo ricaccio delle colture comuni impiantate per la produzione di foraggio (pascolate e con un successivo taglio rinettante oppure tagliate per ottenere foraggio fresco o insilato).

a cura di Francesco Sodi

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