Melanzana - Solanum melongena L.
Atlante delle coltivazioni erbacee - Piante da tubero e orticole

Famiglia: Solanaceae
Specie: Solanum melongena L.

Francese: Aubergine; Inglese: Egg-plant; Spagnolo: Beringjena; Tedesco: Eierfrucht.

Origine e diffusione

Le origini della melanzana non sono ancora ben conosciute. Sembra comunque che questo ortaggio provenga dalle zone calde dell’Asia meridionale, forse dall’India orientale La melanzana non era conosciuta né dai Greci né dai Romani. Nel XIII secolo la troviamo in nord Africa e probabilmente sul finire del XV secolo si diffuse in Europa, ma solo nelle zone dove, per motivi climatici, era possibile coltivarla. È una pianta annuale a ciclo primaverile-estivo, molto coltivata in tutte le regioni italiane per i suoi frutti di colore bianco avorio, rosato, lilla, violetto più o meno intenso, fino quasi al nero. A completa maturazione la buccia cambia colore e può presentare tinte variabili dal giallo all’ocra.
In Italia, la coltivazione della melanzana ha un’estensione di circa 12.000 ettari.
E’ coltivata principalmente nelle seguenti regioni:

Regione

Pieno campo (ha)

Regione

Serra (ha)

Sicilia

4.060

Campania

260

Campania

1.869

Lazio

198

Calabria

1.682

Sicilia

193

Puglia

1.600

Veneto

90

Veneto

591

Calabria

60

Lazio

427

E.Romagna

40

Basilicata

370

Sardegna

26

Sardegna

370

Marche

26

Marche

318

Puglia

16

Fonte ISTAT 2008

Caratteri botanici

Questa pianta erbacea annuale presenta foglie di forma variabile a seconda del punto di inserzione (da ovale ad acuta). Di frequente sono presenti delle spine anche sulle nervature della pagina inferiore delle foglie. I fiori, piuttosto vistosi e di tinta violetta, nelle varietà tradizionali sono solitari, ermafroditi, a fecondazione sia autogama che incrociata (ad opera di insetti); a seguito del miglioramento genetico si sono ottenute varietà con infiorescenze poliflore.
Il frutto è una bacca carnosa collegata alla pianta da un lungo peduncolo, spesso legnoso, ricoperto di spine, come il calice che avvolge parte del frutto. In alcune varietà le spine sono numerose e pronunciate. I  semi sono numerosi e di color giallo paglierino. Recentemente sono state ottenute varietà apirene molto adatte alla coltivazione in serra  in condizioni di freddo e scarsa luminosità.

Fiore di Melanzana varietà Linda Fiore di Melanzana varietà Linda (foto Francesco Sodi)

Infiorescenze polifloreInfiorescenze poliflore - Fruttificazione a grappolo (foto Eugenio Cozzolino)

Pianta di Melanzana varietà Linda

Esigenze ambientali

Pianta esigente riguardo alla temperatura, presenta uno zero vitale di circa 9-10°C durante la notte e di 14-16°C durante il giorno. Il livello termico ottimale è di 22-26°C di giorno e di 15-16°C di notte. Durante la fioritura, temperature al di sopra dei 30-32°C possono provocare squilibri biologici con conseguente cascola dei frutticini.
Senza dubbio la melanzana è una pianta esigente per quanto riguarda la fertilità del terreno, anche se si adatta a diversi tipi di suolo. Nei piccoli orti viene coltivata in quasi tutti i terreni, ma preferisce quelli di medio impasto, tendenzialmente sciolti e dotati di buona freschezza di fondo. Validi risultati si ottengono pure in terreni sabbiosi. Anche in quelli più compatti può dare produzioni soddisfacenti, ma deve essere assicurato un perfetto sgrondo dell’acqua e le produzioni stesse risultano, in media, più tardive rispetto a quelle ottenute nei suoli sciolti; meno adatti sono i terreni sassosi. La melanzana è abbastanza tollerante in fatto di reazione del terreno, anche se il pH ottimale varia tra 5,6 e 7,5. E' idonea ad essere coltivata nei terreni sabbiosi litoranei perché presenta un'elevata resistenza alla salinità sia del terreno che dell'aria.

Asporti e fabbisogno di nutrienti

Gli asporti degli elementi nutritivi sono di scarsa entità fino all’ingrossamento dei primi frutti, per poi aumentare durante tutto il periodo del raccolto.

Tabella 1 degli asporti di nutrienti

Asporti di nutrienti in pieno campo

Asporti medi: valori espressi da diversi autori. Unità di misura Kg/ha

Autore

Prod. (t/ha)

N

P2O5

K2O

CaO

MgO

AA.VV

30-60

240-360

60-120

300-420

/

/

Cornillon

65

490

110

470

230

55

Graifenberg

60

370

60

480

450

84

Asporti di nutrienti in coltura protetta

AA.VV

100

400-600

150-200

400-700

 

 

 

Ruolo e apporto dei nutrienti

Azoto
Per la melanzana in coltura protetta, bisogna evitare di avere una partenza della coltura con un eccesso di vegetazione. Per cui occorre evitare gli eccessi d’azoto specialmente quando la melanzana è innestata sul pomodoro, perché può provocare scarsa fioritura e scarsa allegagione dei frutti.
Secondo alcuni studi sulle melanzane in pieno campo, la formazione e la qualità dei frutti è minore con una concimazione azotata troppo elevata.
Bisogna evitare gli eccessi di azoto soprattutto tra il trapianto e la maturazione dei primi frutti, frazionare l’azoto durante il ciclo colturale e mantenere uno stretto equilibrio con la dotazione di fosforo e potassio.
In coltura forzata in serra, l’azoto apportato è essenzialmente in forma nitrica soprattutto se si effettua la concimazione carbonica con CO2.
Fosforo
Secondo diversi autori, il fosforo favorisce la fioritura e l’allegagione dei frutti.
Potassio
Secondo diversi autori, il potassio favorirebbe la maturazione. Si consiglia un apporto di potassio, possibilmente frazionato e, specialmente nei terreni sabbiosi.
Magnesio
La melanzana è sensibile alle carenze in questo elemento.

Tabella 2 degli apporti di nutrienti

Apporti medi: valori espressi da diversi autori. Unità di misura Kg/ha

Autori

Prod. (t/ha)

N

P2O5

K2O

Tesi

30

200-250

150

200-250

Arvan

35

170

80

240

Cornillon

30-50

150-180

100-150

180-250

AA.VV

30-60

230-280

150-200

250-300

 

Nelle coltivazioni in serra sono necessarie concimazioni molto più elevate. Nel caso di colture primaverili in serra che si prolungano fino in autunno, le rese possono superare le 100 t/ha, in questo caso gli apporti di azoto e di potassio possono superare le 600-800 unità/ha.

Varietà

A frutto tondo:
Black beauty, varietà medio-tardiva dal frutto tondo-ovale con buccia di colore viola scuro lucente.
Tonda comune di Firenze” o “Melanzana violetta pallida”, di origine ibrida che si è imposta sul mercato di Firenze per i suoi frutti rotondeggianti a polpa compatta, pochissimo acida e con pochissimi semi, epidermide viola chiaro caratteristica.
Oltre a quelle citate, a questo gruppo appartengono altre interessanti varietà, come Birgah, Prosperosa, Rotonda bianca sfumata di rosa, Tonda di New York.

A frutto ovale:
Bianca ovale, varietà poco diffusa.
Galine, varietà precoce dal frutto di forma ovale allungata, adatta sia per colture sotto tunnel che in pieno campo (presenta il fenomeno della partenocarpia, cioè i frutti si sviluppano in assenza di fecondazione).
Jers King, con frutti di notevoli dimensioni.

A frutto cilindrico-allungato:
Violetta lunga napoletana, molto vigorosa e produttiva, precocissima.
Violetta lunga palermitana, a frutto di grande dimensioni, allungato, claviforme, di colore violetto scuro.
Riminese, precoce dal frutto stretto e lungo. Molto scura.

Altre varietà di un cero interesse orticolo sono la Tonda violetta della Cina, la Violetta tonda comune, la Cima viola e la Purpura. Per la coltura industriale  si preferiscono gli F1: Claudia, Baluroi, Caminal, Sirma, Linda, Giotto, Irene, Parthenope, Betty, Dalia, Renoir, Virginia, Tango, Galaxy, Nilo etc.

Semina

La coltivazione della melanzana è molto semplice. È necessario tenere presente che essa vegeta solo se la temperatura si mantiene abbastanza alta di giorno e di notte. La semina si fa generalmente in cassone riscaldato, in gennaio-febbraio, usando 1,5g di seme per ogni m2 di semenzaio, da cui si può ottenere un numero di piantine sufficienti per la piantagione di 100 m2 di terreno. È da tenere presente che il seme di due anni ha una facoltà germinativa superiore a quello di 1 anno. La semina può essere fatta anche più fitta, spargendo 2,5g di seme per m2 di semenzaio. In questo caso è necessario ripicchettare le piantine in vivaio sempre in cassone riscaldato, mettendo le piantine possibilmente in contenitori di cartone o di terra cotta prefabbricati, in ciascuno dei quali si dispone una piantina. Sempre più diffusa è la semina in seminiere di polistirolo.
Il trapianto a dimora si fa in piccoli solchetti tracciati alla distanza di 90 cm e mettendo le piante lungo la fila a 60 cm.

Tecnica di coltivazione

Coltura in pieno campo: (le indicazioni riportate di seguito si considerano per un terreno normalmente dotato).
L’apporto di sostanza organica è sempre utile sia per la coltivazione in pieno campo che in serra.
L’azoto è l’elemento da trattare con maggiore attenzione, in particolare per gli eccessi. Il potassio è ritenuto un elemento valido per i benefici generali sullo sviluppo della pianta e dei frutti. Il fosforo è un elemento che influisce positivamente sulla precocità e contemporaneità di maturazione.
Riguardo alla quantità degli elementi nutritivi da apportare, facendo riferimento alla quantità asportata, occorre sottolineare, che le quantità sono variabili in funzione della lunghezza del ciclo della coltura e quindi del periodo d’impianto. Il periodo di coltivazione e quindi di concimazione può variare a seconda della data di trapianto:
- Estiva corta: fine agosto, primi di settembre, fino a febbraio-marzo.
- Invernale corta: gennaio-febbraio, fino a giugno-luglio.
- Intermedia: da novembre a maggio-giugno.
- Lunga: da ottobre-novembre a luglio-agosto.
Coltura in ambiente protetto: (le indicazioni riportate di seguito si considerano per un terreno normalmente dotato).
Oltre alle considerazioni gia fatte per la coltivazione in pieno campo, per la coltivazione in serra fredda, la pianta che viene coltivata in un ciclo lungo, va in riposo vegetativo nei mesi freddi, per poi rivegetare e riprendere la produzione quando le temperature si riportano su valori ottimali.
In Sicilia, nelle migliori condizioni di clima, a coltura forzata si fa in serra o in tunnel freddi. Il trapianto si fa a novembre per avere un primo raccolto tra la fine di gennaio ed i primi di febbraio. Qualora si renda necessario, si può ricorrere al riscaldamento di soccorso per mantenere la temperatura nei limiti compresi tra i 15°C di minima ed i 22°C di temperatura ottimale.
In zone continentali a clima mite, si ritarda il trapianto a gennaio-febbraio, in serra fredda ma dotati di impianto di riscaldamento di soccorso. La raccolta può iniziare ad aprile.
E’ buona norma applicare i fertilizzanti con la fertirrigazione, con turni frequenti, sottoforma di soluzione nutritiva alla concentrazione dell’1,5-2 per mille.
In fuori suolo, su lana di roccia o substrato inerte, si utilizza una soluzione nutritiva del tipo Coic-Leisant. E’ necessario considerare un aumento in magnesio nella soluzione nutritiva apportata.
L’irrigazione è uno degli strumenti essenziali per ottenere una produzione abbondante e di buona qualità. La melanzana è una pianta con elevate esigenze idriche, in particolare durante la fase d’ingrossamento dei frutti. In una situazione di stress idrico i frutti non raggiungono la grandezza normale, assumono un sapore piccante od amaro e una polpa stopposa.
I fabbisogni idrici variano in rapporto al ciclo ed alle regioni di coltivazione, raggiungendo in media i valori di 8.000-9.000 mc/ha di acqua. La melanzana tollera abbastanza bene la salinità, si possono utilizzare acque con un modesto contenuto salino.
Da alcune prove d’irrigazione i migliori risultati come numero e peso dei frutti è stato ottenuto con 5 irrigazioni la settimana.
Da prove effettuate su substrato di coltivazione in pien’aria, è stata studiata l’influenza di tre diversi livelli di fertirrigazione. La tesi fertirrigata con maggiori apporti sia d’acqua sia di fertilizzante ha dato i migliori risultati sia come precocità sia come resa finale, ma non ha avuto un’azione sul peso medio dei frutti.

Raccolta e produzione

La raccolta si fa scalarmene quando i frutti sono ancora immaturi.
Qualora i prezzi delle ultime raccolte risultassero poco rimunerative, si possono ringiovanire le piante con un’opportuna potatura, con una forte concimazione azotata e irrigazione in modo da ottenere un prodotto tardivo, sempre ben valutato.

Avversità e parassiti

L’efficacia dei pochi prodotti disponibili deve essere pertanto salvaguardata attraverso l’integrazione della lotta chimica con metodi di difesa agronomici e biologici. Molte pratiche agronomiche, in particolare, svolgono un ruolo fondamentale nella prevenzione delle infezioni e delle infestazioni delle colture. Tra queste è doveroso ricordare la sanità del materiale di propagazione, l’eliminazione delle piante malate e dei residui colturali infetti, l’innesto erbaceo, le reti antinsetto, l’arieggiamento delle serre ecc.
Tra le avversità che destano le maggiori preoccupazioni per la melanzana, ricordiamo le tracheoverticilliosi (Verticillium albo-atrum e Verticillium dahliae), la cancrena pedale (Phytophtora capsici), i marciumi basali (Didymella lycopersici, Phoma lycopersici, Sclerotinia sclerotiorum, Thielaviopsis basicola), la muffa grigia (Botrytis cinerea), gli afidi (Myzus persicae, Macrosiphum euphorbiae, Aphis gossypii, Aphis fabae), gli aleurodidi (Trialeurodes vaporariorum e Bemisia tabaci), il ragnetto rosso (Tetranychus urticae), i tripidi (Frankliniella occidentalis) e la Dorifora (Leptinotarsa decemlineata).

Bibliografia
www.fertirrigazione.it
www.informatoreagrario.it/ita/Riviste/Vitincam/09Vc03/melanzana.pdf
www.ais.it

a cura di Eugenio Cozzolino e Francesco Sodi


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