Avversita' della Vite
Viticoltura - Coltivazione della vite

Diverse sono le avversità cui può andare incontro la pianta di vite; ne distinguiamo innanzitutto due tipi: parassitarie e non parassitarie.

Avversità parassitarie

MICOSI
I funghi sono organismi eucarioti, unicellulari o pluricellulari, eterotrofi e privi di clorofilla. Nei funghi pluricellulari, le cellule possono organizzarsi in strutture tubolari dette ife, che, intrecciandosi, danno origine a un micelio. I funghi possono riprodursi sia agamicamente (per scissione, gemmazione, frammentazione di micelio...) che sessualmente (i Deuteromycetes sono un gruppo di funghi che non si riproducono sessualmente). Il micelio può dar luogo a strutture specializzate, come

  • gli austori (nei funghi parassiti: strutture che entrano nelle cellule dell'organismo ospite e da cui il fungo trae nutrimento);

  • i rizoidi (funghi saprofiti: strutture simili a radici);

  • i corpi fruttiferi (funghi superiori, appartenenti agli Ascomycetes e ai Basidiomycetes).

Il metabolismo dei funghi è vario: esistono funghi saprofiti (che vivono a spese della sostanza organica morta), funghi parassiti (che vivono a spese di un organismo vivente e sono definiti patogeni nel caso in cui causino malattia o morte) e funghi simbionti (che vivono a contatto con un organismo ospite in modo mutualistico, es. micorrizze).

Le malattie fungine sono sicuramente quelle che determinano, o possono determinare, i maggiori danni alla vite: le più importanti sono la peronospora, l'oidio e la botrite, cui si aggiungono il mal dell'esca, l'escoriosi, i marciumi radicali e il black rot.

PARASSITI ANIMALI
Numerosi sono i fitofagi di Vitis vinifera, pianta di grande importanza nel panorama economico europeo e mondiale. Possiamo distinguere: fitofagi che causano un danno diretto, nel senso che vanno a danneggiare direttamente la parte economicamente importante della vite, ossia il grappolo (es. carpofagi, come le tignole della vite); fitofagi che causano un danno indiretto, ossia danneggiano parti non commerciali della pianta (es. fillofagi e rizofagi, che danneggiano, rispettivamente, foglie e radici) (Ruzzene, 2013).

Tra i fitofagi della vite, distinguiamo:

  • insetti vettori di agenti patogeni, quali:

    • Scaphoideus titanus (vettore della flavescenza dorata)

    • Hyalesthes obsoletus (vettore del legno nero)

Altri fitofagi della vite sono gli acari: i tetranichidi, detti “ragnetti”, appartengono ad una famiglia di piccoli acari (lunghi circa 0,5 mm) in grado di causare danno alla vite; è importante quindi conoscerne le caratteristiche al fine di adottare una strategia di lotta adeguata per il loro contenimento.
I nematodi parassiti della vite sono molti e tutti vivono esclusivamente a spese dell'apparato radicale, pertanto una loro rapida individuazione risulta impossibile. I generi interessati sono diversi, quali: Meloidogyne, Pratylenchus, Xiphinema e Longidorus.

VIROSI, FITOPLASMOSI E BATTERIOSI
I virus non hanno struttura e organizzazione cellulare: sono entità infettive e patogene, costituite da una o più molecole di un solo tipo di acido nucleico (Rna o Dna), rivestite da un capside proteico e in grado di moltiplicarsi solo in cellule vive (Belli, 2007). Le principali virosi della vite sono l'accartocciamento fogliare, l'aricciamento, la malattia delle enazioni, il legno riccio, la suberosi corticale.
I fitoplasmi sono microrganismi procariotici e unicellulari, appartenenti alla classe dei Mollicutes. Sono privi di parete cellulare e posseggono un genoma di dimensione inferiore rispetto ai batteri. Sono parassiti cellulari, a localizzazione floematica, con tendenza a accumularsi in tubi cribrosi (Belli, 2007). Le principali fitoplasmosi della vite sono la flavescenza dorata e il legno nero.
I batteri sono organismi procarioti e unicellulari, dotati di parete con all'esterno la capsula contenente lo strato mucoso; si moltiplicano per scissione binaria (Belli, 2007). I batteri fitopatogeni sono incapaci di penetrazione diretta e penetrano solo attraverso aperture naturali o ferite. Non esistono principi attivi ammessi in agricoltura per il loro contenimento (Marenghi, 2007). Una batteriosi della vite è costituita dalle “macchie nere della vite”.

Avversità non parassitarie

Sono rappresentate dalle difficili condizioni climatiche, dalle alterazioni dovute a carenze o eccessi nutrizionali e idrici, da un errato uso di fitofarmaci o dagli inquinanti atmosferici. Le principali avversità meteoriche sono la brina, il gelo e la grandine. Le carenze nutrizionali riguardano prevalentemente i meso e i microelementi in quanto i macroelementi vengono regolarmente apportati con le concimazioni ordinarie. Per quanto riguarda il contenuto di acqua del terreno, sia un eccesso che un difetto risultano particolarmente dannosi; anche l'uso errato di diserbanti e antiparassitari può causare gravi danni sia alla produzione che alla pianta, fino alla morte della stessa.

Difesa della vite

La difesa della vite è necessaria nella viticoltura moderna, in particolare per garantire la produzione di uve sane, con giusto rapporto zuccheri-acidità nel caso di uve da vino e senza danni da avversità, parassitarie e non, nel caso di uve da tavola. Questo settore è in continua evoluzione in quanto, accanto alla scoperta di principi attivi sempre più efficaci (Marenghi, 2007), si aggiungono anche nuove metodologie di controllo dei parassiti (mezzi agronomici, fisici ecc.).

Tra le strategie di difesa della vite ricordiamo la lotta/protezione integrata e la lotta biologica.

LOTTA/PROTEZIONE INTEGRATA
La lotta/protezione integrata prevede l'utilizzo combinato di mezzi biologici, biotecnici, agronomici, fisici e chimici con lo scopo di mantenere il patogeno/parassita al di sotto di una densità che comporta un danno economico (soglia d'intervento), nel rispetto dei principi ecologici e tossicologici. In particolare, gli interventi con in mezzi chimici sono effettuati solamente dopo il superamento della soglia di intervento e individuando i prodotti più selettivi, meno tossici, meno persistenti e più sicuri perl'uomo e l'ambiente (Marenghi, 2007).

In pratica, una buona lotta integrata deve basarsi sui seguenti punti (Regione Emilia-Romagna, 2008)):

  • conoscere la biologia almeno dei parassiti più frequenti;

  • effettuare accurati monitoraggi nei periodi a rischio per individuare tempestivamente i parassiti;

  • verificare la presenza e la densità dei nemici naturali;

  • valutare l’intervento in base ad una soglia di danno;

  • scegliere il momento più opportuno per effettuare i vari tipi di interventi;

  • applicare strategie di difesa integrata con priorità agli interventi biologici, biotecnologici e meccanici;

  • scegliere il formulato meno tossico e più selettivo in caso di trattamenti chimici .

Prima di utilizzare mezzi di controllo diretti, è necessario applicare quindi tutte le misure di controllo di tipo indiretto, quali (Marenghi, 2007):

  • utilizzo di cloni e vitigni adatti all'ambiente di coltivazione e possibilmente resistenti/tolleranti ai principali patogeni/parassiti della zona;

  • limitazione eccessi di azoto;

  • gestione ottimale della vegetazione;

  • inerbimento per aumentare la biodiversità all'interno del vigneto;

  • protezione e aumento dei nemici naturali.

Passando ai metodi diretti (lotta), si deve dare priorità mezzi naturali, agronomici, biologici o altri metodi specifici per il controllo di quella data avversità, minimizzando l'uso di prodotto di sintesi chimica (Marenghi, 2007).

LOTTA BIOLOGICA
La lotta biologica in agricoltura impiega entità biologiche o molecole derivate da organismi viventi per controllare la crescita di organismi patogeni o parassiti e contenerne l'attività nociva (www.treccani.it), con lo scopo di mantenere questi ultimi al di sotto della soglia economica di danno. Nella lotta biologica è consentito l'uso di mezzi biologici (utilizzo di nemici naturali), biotecnici (semiochimici), metodi colturali (rotazioni, rottura della sincronia pianta-parassita...) e varietà resistenti o tolleranti, mentre è completamente escluso l’impiego di prodotti chimici.

Conformemente alle sue caratteristiche, la lotta biologica non azzera la popolazione dell’organismo nocivo cui è rivolta, ma permette di mantenerla entro livelli accettabili e tali da non costituire danno (Regione Emilia-Romagna, 2008).

La diffusione dei mezzi di controllo biologico ha permesso, negli ultimi decenni, di disporre di un’ampia gamma di antagonisti naturali, che spaziano dagli insetti ai virus, passando per funghi e batteri. Citiamo alcuni esempi (Regione Emilia-Romagna, 2008):

  • Lotta biologica con virus (es. virus della granulosi impiegato nelle strategie di difesa attuate verso carpocapsa);

  • Lotta biologica con funghi (es. Beauveria bassiana e Ampelomices quisqualis, funghi entomopatogeni con differente spettro d’azione);

  • Lotta biologica con insetti (crisope, coccinelle, antocoridi o altri insetti che svolgono attività di predazione-parassitismo nei confronti di organismi dannosi);

  • Lotta biologica con batteri (es. Bacillus thuringiensis, utile nel contenimento di numerosi lepidotteri allo stadio larvale e Bacillus subtilis utilizzabile contro colpo di fuoco batterico).

BIBLIOGRAFIA
- Marenghi M., Manuale di viticoltura, 2007, pp. 211, 225 Edagricole
- Ruzzene E., Influenza di tecniche agronomiche sulle infestazioni di fitofagi della vite, 2013, Tesi di Laurea Magistrale, p. 1
- Regione Emilia-Romagna, “IL CORRETTO IMPIEGO DEI PRODOTTI FITOSANITARI, Guida al patentino per l’acquisto dei prodotti fitosanitari in Emilia-Romagna” Materiale didattico realizzato nell’ambito del progetto: “Modellizzazione dei percorsi formativi per l’uso dei presidi fitosanitari” Rif. PA 2006-518/Rer, 2008, p. 5, 7, 8
- Belli G., Elementi di patologia vegetale, 2007, pp. 21,22,29,60, Piccin

SITOGRAFIA
- www.treccani.it

Scheda a cura di Enrico Ruzzene >>>


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