La Sansa
Industrie agrarie - Industria olearia

La Sansa

Residuo solido (noccioli, pellicole di buccia, parti di polpa) della spremitura della pasta di olive. Rappresenta il 30 - 50% delle olive lavorate.
La sua composizione è:
Olio: 5 - 10%
Acqua: 25 - 30%
Frazione solida di cui il 30% è nocciolo: 60 - 75%

L'acidità dell'olio estratto dalla sansa va da 15 - 80%; un'alta acidità va evitata perché complica la rettificazione che diventa più costosa. L'acidità aumenta con la sosta all'oleificio a causa dell'idrolisi dovuta alla lipasi, attiva in presenza di H2O e dell'autossidazione dovuta al contatto con l'aria e al notevole sviluppo superficiale. Gli antifermentativi come NaHSO3 (2 - 3%) non sono consigliabili perché causano inconvenienti all'estrazione.
La conservazione migliore si ha con l'essiccamento in appositi forni rotativi, generalmente alimentati con sansa; con questi però non si deve ottenere mai sansa anidra perché verrebbero denaturate le membrane cellulari che, formando uno strato impermeabile, non consentirebbero l'estrazione dell'olio. Il valore ottimale dell'umidità è 7% e nella pratica industriale si controlla ascoltando il rumore prodotto da una manciata di sansa stretta in pugno. Se l'umidità risulta superiore la lipasi può intervenire con reazione esotermica che può essere causa anche di incendi per autocombustione del prodotto in sosta prima dell'estrazione.
Processo di estrazione al frullino (ormai scomparso).
E' un procedimento fisico - meccanico mediante il quale la sansa rimacinata viene gettata in una vasca di acqua. Le parti leggere (bucchiette) salgono in superficie, i noccioli vanno a fondo e si scaricano. Mediante un agitatore (frullino) si favorisce la separazione dell'olio che si libera dalle bucchiette per lavaggio in vasche successive a cascata. Si recupera poco più della metà dell'olio.
Estrazione con solvente
Un buon solvente adatto a tale scopo dovrebbe avere le seguenti caratteristiche:
1) essere facilmente trasportabile e immagazzinabile;
2) non essere tossico, né essere in grado di cedere odori e sapori all'olio;
3) non essere infiammabile;
4) essere altamente selettivo in grado cioè di non estrarre gommoresine, mucillaggini ed altre sostanze che complicano la raffinazione;
5) essere a basso calore latente di evaporazione.
Il disolfuro di carbonio CS2 si immagazzina bene, basta infatti ricoprirlo di uno strato di acqua che ne impedisca l'evaporazione. E' però infiammabilissimo, non selettivo (estrae cere, resine e mucillaggini), lascia odori e sapori sgradevoli (libera S e H2S). E' ormai caduto in disuso.
Il tetracloruro di carbonio (CCl4) avrebbe le caratteristiche adatte, ma è troppo costoso. In alcuni vecchi impianti è ancora usata la trielina, ma a caldo attacca i metalli, inoltre è poco selettiva e dà un olio verdissimo chiaro.
Attualmente il miglior solvente è il n - esano tecnico che ha punto di ebollizione a 70°C e composizione: 60% esano + idrocarburi aromatici e olefinici. Ha un calore latente di evaporazione molto basso ed è molto selettivo.
Tecniche di estrazione
La sansa essiccata viene rimacinata o laminata, cioè passata attraverso un laminatoio che la riduce in lamine sottilissime, molto disgregata. Con le tecniche di estrazione nella sansa resta 0,5 - 1% di olio.
IMPIANTO DISCONTINUO
In 1 si trova la sansa; in 2 bolle il solvente con l'olio estratto; in 3 (refrigerante) si condensano i vapori; 4 deposito del solvente. Il solvente entra in 1 estrae l'olio e passa in 2 da qui evapora e si condensa in 3 riprendendo il ciclo. Terminata l'estrazione si dirotta il solvente condensato in 4. Così in 1 si trova la sansa esaurita (esausta), in 4 il solvente condensato, in 2 l'olio. Si scarica e si riprende il ciclo.
IMPIANTO CONTINUO: SISTEMA AD IMMERSIONE
a) Il solvente entra S1 va verso l'altra torre ed esce da S2 carico di olio.
b) Le sanse fanno il cammino inverso: entrano nel primo estrattore a immersione da M, si miscelano con il solvente che arriva in controcorrente cedendo in parte l'olio, cadono sul fondo dove trovano un dosatore e poi una coclea che le trasporta nel secondo estrattore P.
c) Qui un elevatore a tazze le porta in alto e poiché vengono a contatto con il solvente puro cedono l'olio residuo e vengono scaricate all'esterno. Poiché durante la caduta nel primo estrattore i noccioli cadono sul fondo, ma le parti più leggere restano sospese è indispensabile una filtrazione.
IMPIANTO CONTINUO: PER PERCOLAZIONE
a) La sansa viene caricata da un dosatore sopra un nastro trasportatore a tazze forate che compie un percorso a circuito chiuso dentro un cassone.
b) Dall'alto piove il solvente che, percolando attraverso la sansa, scioglie l'olio e cade con questo in una vasca sottostante.
c) L'impianto è diviso in due settori: quando la sansa attraversa il primo viene irrorata con solvente riciclato. Questo si arricchisce ulteriormente di olio e dalla vasca di raccolta va al distillatore.
d) Entrata nella seconda zona viene irrorata con il solvente puro, che la esaurisce completamente; la soluzione diluite che si raccoglie costituisce il solvente da riciclare.
e) L'estrazione si esaurisce in un solo giro, al termine del quale ogni tazza viene scaricata all'esterno e subito dopo ricaricata, senza interruzioni. L'arricchimento del solvente in A ha lo scopo di inviare al distillatore una soluzione arricchita al massimo in modo da ridurre le spese di esercizio.

a cura della prof.ssa Tiziana Brocchi dell'Istituto Tecnico Agrario di Firenze

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