Agricoltura biologica - di Niccolo' Bartoli

Agricoltura biologica attraverso leggi, incentivi e organismi - Introduzione

Dal 1 gennaio 2009 il quadro normativo comunitario relativo alle produzioni agroalimentari ottenute con metodo biologico è profondamente mutato. Il Reg. CEE 2092/91 è stato ormai abrogato dal Reg. CE 834/07 >>>

Nuovo logo europeo del Biologico (obbligatorio dal 1 luglio 2010)

Agricoltura biologica - Storia

L'IFOAM, la Federazione Internazionale dei Movimenti per l'Agricoltura Biologica (International Federation of Organic Agriculture Movements), così definisce l'agricoltura biologica: "Tutti i sistemi agricoli che promuovono la produzione di alimenti e fibre in modo sano socialmente, economicamente e dal punto di vista ambientale. Questi sistemi hanno come base della capacità produttiva la fertilità intrinseca del suolo e, nel rispetto della natura delle piante degli animali e del paesaggio, ottimizzano tutti questi fattori interdipendenti. L'agricoltura biologica riduce drasticamente l'impiego di input esterni attraverso l'esclusione di fertilizzanti, pesticidi e medicinali chimici di sintesi. Al contrario, utilizza la forza delle leggi naturali per aumentare le rese e la resistenza alle malattie". – È chiaro che dare una definizione coincisa di agricoltura biologica risulterebbe difficile poiché comprende tutta una serie di aspetti che devono essere considerati; al proposito, come risulta della definizione data, si ricorda che agricoltura biologica comprende la zootecnia biologica e che quest’ultima si propone di condurre un allevamento che sia rispettoso dell’animale, dell’ambiente e del consumatore (Appendice A). In conclusione basti ricordare che il termine “biologico” si intende ciò che viene ottenuto attraverso un metodo produttivo che non ricorra ai prodotti di sintesi e che rispetti una serie di norme che vincolano il produttore nel modo di operare.
Per inquadrare bene l’agricoltura biologica è necessario distinguere i diversi tipi di agricoltura che conducono obbligatoriamente ad una diversa produzione ed una diversa qualità del prodotto. Una prima distinzione va fatta per l’agricoltura convenzionale e quella sostenibile.
La prima prevede un metodo di coltivazione generalmente intensivo che utilizza prodotti chimici per la fertilizzazione e la difesa delle piante; ciò può comportare il ritrovamento di residui nei prodotti (che devono comunque essere sotto i limiti di legge) e problemi ambientali legati ad alcune pratiche (monocoltura, impiego continuativo dello stesso principio attivo, ecc.). Tuttavia attualmente anche l’agricoltura convenzionale si muove verso un modello di produzione a basso impatto ambientale perciò meno intensivo. – Il termine ‘basso impatto’ significa che non prevede solo la semplice sostituzione di sostanze chimiche ma anche ripristino e conservazione delle fertilità fisica, chimica, biologica e la salvaguardia della biodiversità e delle varie forme di vita presenti nel campo coltivato.
L’agricoltura sostenibile è un’espressione riconducibile ad una concezione più ampia di sostenibilità in termini sociali, ambientali ed economici; il termine ‘sostenibile’ si inserisce direttamente nell’agricoltura biologica.
Tra questi due “poli” si inseriscono tutta un serie di varianti che prediligono un aspetto dell’agricoltura sostenibile; in generale tutte queste metodologie puntano a limitare l’impiego di sostanze chimiche discostandosi dal tipo convenzionale.
Per prima troviamo l’agricoltura integrata, un sistema di produzione che privilegia tecniche colturali di tipo agronomico e di lotta guidata e mette come ultima risorsa l’impiego di mezzi chimici. – La lotta guidata è un metodo che è andato a sostituire la pratica della lotta a calendario e si basa sul parametro ‘soglia d’intervento’, ovvero s’interviene quando il danno è ancora, come valore, inferiore al costo d’intervento (calcolato come numero di fitofagi su pianta). La lotta guidata si è evoluta in lotta integrata e, per quanto riguarda quest’ultima, vale l’uso di tecniche fitoiatriche alternative e/o integrative alla lotta chimica. Infine si arriva alla lotta biologica e le biotecnologie; lotta biologica significa sfruttare gli antagonismi naturali fra insetti, sfruttamento che implica anche conservazione dell’antagonismo. Si riportano alcuni esempi: Bacillus Thuringensis contro le larve dei lepidotteri, il Phytoseiulus Persimilis contro il ragnetto rosso, la Chrysoperla Cornea contro alcuni afidi, la Rodolia Cardinalis contro l’Icerya Purchasi.
Molto particolare è l’agricoltura biodinamica che, analogamente all’agricoltura biologica, prevede un’azienda autosufficiente in tutto ma anche inserita nei ritmi cosmici; la Terra è considerata un grande organismo vivente di cui occorre conoscere le leggi per rispettarne e promuoverne la vita. In sostanza occorre seguire specifici calendari per le varie attività agricole, mentre per la gestione delle fertilità del terreno e la difesa dalle infestanti e patogeni sono impiegati preparati particolari elaborando combinazioni di sostanze appartenenti al regno animale, vegetale e minerale, scarso è l’uso di sostanze chimiche. Esempi sono il macerato di ortica (aficida, stimolante), farina di roccia, di basalto (rivitalizzante), cornoletame e letami di varia maturazione.
L’agricoltura biodinamica si fonda sul concetto che l’agricoltura è artificio creato dall’uomo; non si lavora direttamente sulla componente fisica ma vi si giunge interagendo sulla componente di flusso individuabile, per esempio, nell’elettromagnetismo dei fenomeni vitali. Non si dimentichi che l’agricoltura biodinamica è la capostipite dell’agricoltura organica.
Infine si trova l’agricoltura eco-compatibile: essa include tutti quei sistemi di produzione atti a ridurre l’impatto ambientale ottenendo prodotti finali a basso o nullo contenuto in residui (Reg. CEE 2078/92).

* Prodotti fitosanitari, preparati biodinamici, fertilizzanti, sono elencati e regolati nell’utilizzo dal Reg. CEE 2092/91.

* Materiale vivaistico e sementi: l’uso di materiale vivaistico e di sementi prodotti con metodo biologico è obbligatorio dal 1998, purtroppo la produzione di piantine e sementi con metodo biologico è estremamente ridotto.

Evoluzione e trend dell'agricoltura biologica

Questo mondo produttivo nasce in Germania, Austria e Svizzera nella prima metà del secolo scorso e si estende in seguito in Olanda ed altri paesi fra cui l’Italia. Lo sviluppo economico dell’agricoltura biologica è iniziato negativamente a causa della contrarietà dei processi creati e proliferati nel campo agricolo fino ed oltre la metà del XX secolo: si pensi ai prodotti chimici, diserbanti e pesticidi che inizialmente portarono ad un aumento della produzione agricola. Tuttavia vi è stato uno sviluppo costante che si è fatto strada tra molteplici difficoltà come la mancanza di assistenza tecnica ed organizzazione (principalmente a livello della commercializzazione), l’assenza di tecnici con esperienza capaci di assemblare i vari elementi di una vera azienda biologica la cui massimizzazione non è una banale combinazione di fattori produttivi e risorse naturali, ma un’imprenditorialità fortemente legata al territorio, ovvero quello che è definito lo sviluppo sostenibile. La produzione biologica inoltre non guarda solo l’economicità ma si preoccupa anche del consumatore, il nuovo consumatore che acquista sempre più conoscenza e perciò s’interessa del bene non in quanto tale ma per le sua caratteristiche qualitative. In breve i fattori che hanno promosso la crescita del comparto biologico sono:
- il sostegno economico rivolto alla produzione da parte dell’Unione Europea con la riforma della Politica Agricola Comune ed interventi legislativi.
- l’effetto che hanno provocato malattie come la Bovin Spongiform Encelophatitis, con la CJD nell’uomo, l’afta epizootica, la diossina nei polli e quant’altro.
- l’evoluzione del consumo non più basato sugli status sociali ma sugli “stili di vita”, dunque l’attenzione ai temi di salute e natura.
Queste considerazioni hanno riguardato e riguardano tutta l’Europa. Per quanto concerne l’Italia, ma lo stesso andamento lo si riscontra anche negli altri Paesi della U.E., lo sviluppo della agricoltura biologica ha raggiunto un alto livello a partire da cinque anni fa e secondo dati (MiPA) del 1997 l’Italia rappresenta il secondo Paese dell’U.E. per numero di aziende certificate biologiche e per superfici a biologico. La tappa fondamentale per questa crescita è stato dunque il sostegno alla produzione biologica effettuato con la riforma della PAC ed, in particolare, inizia con il Reg. 2078. Nonostante il fenomeno abbia interessato soprattutto le regioni del Sud Italia, lo sviluppo delle esportazioni e della crescita del mercato interno si deve al Nord e sempre in quest’ultimo risiedono le vere radici italiane del biologico. In tre regioni in particolare, Veneto, Trentino e Toscana si è sviluppato il germoglio. Il 50% delle produzioni nazionali viene esportato ed il primo mercato che s’incontra non poteva essere altro che la Germania. Solo negli ultimi anni però si sono sviluppate le catene di distribuzione e sono state avviate iniziative per quanto riguarda i prodotti biologici freschi, principalmente nella Gdo.
Dai dati riportati in TAB 1.1 e 1.2 (risultato di una indagine organica sulla filiera dei prodotti biologici in Italia dalla collaborazione tra la Società di Studi Economici Nomisma e l'Ismea) aggiornati al 2000, per quanto riguarda la crescita del numero di aziende e della superficie nell’ambito biologico, si può osservare un aumento del 12,5% dal ’99 al 2000 nella prima, e nella seconda un aumento del 16,4% sempre dal ’99 al 2000. È importante far presente che si assiste, non solo nell’agricoltura biologica, ad un aumento di superficie per azienda a causa della diminuzione delle aziende. La fisionomia di questo comparto agricolo è stata delineata avvalendosi dei dati ufficiali dei sette organismi di controllo relativi alle attività di produzione agricola e di trasformazione dei prodotti biologici, raccolti dal Ministero delle Risorse Agricole, Alimentari e Forestali (MIRAAF).
Oggigiorno la priorità del carattere sostenibile è espressa sia dal rinnovo del rapporto produttore-consumatore, mediante la realizzazione di prodotti di qualità, sia, principalmente, dagli interventi legislativi. Nel paragrafo successivo si evidenzieranno quali sono i Regolamenti che interessano l’agricoltura biologica e la loro importanza.

Normativa sull'agricoltura biologica - Evoluzione della normativa

Prima di passare ai Regolamenti comunitari è bene introdurre la Politica Agricola Comune (PAC) da cui parte tutto l’iter, tutta l’evoluzione della normativa in ambito comunitario.
La PAC viene istituita col Trattato di Roma (1957) come molti organi della Comunità Economica Europea, oggi Unione Europea. I suoi scopi al momento del Trattato erano i seguenti:
1. incrementare la produttività dell’agricoltura
2. migliorare il reddito dell’agricoltore
3. stabilizzare i mercati
4. garantire la sicurezza degli approvvigionamenti
5. assicurare prezzi ragionevoli ai consumatori
6. protezionismo nei confronti dei prodotti provenienti da Paesi terzi.

Dalla riforma del 1992, gli scopi sono cambiati:
1. far sì che la Comunità conservi la posizione di grande produttrice ed esportatrice agricola
2. ridurre la produzione portandola ad un livello vicino alla domanda
3. aiutare il reddito degli agricoltori che ne hanno maggior bisogno
4. incoraggiare gli agricoltori a rimanere nelle campagne
5. tutelare l’ambiente e lo sviluppo naturale delle zone rurali.
È chiaro che la PAC ha dovuto adattarsi considerevolmente per rispondere alle nuove sfide, ai nuovi problemi. In seguito alla riforma si è previsto perciò ad un graduale abbassamento dei prezzi di intervento (prezzi ai quali un prodotto viene ritirato perché ha superato il quantitativo stabilito dalla comunità) compensato da premi al reddito degli agricoltori: maggiori quantità di prodotti ritirate significano per l’agricoltore una minore entrata. È stato necessario stabilire una classificazione di questi ultimi per, appunto, accedere a tali premi; per quanto riguarda tale suddivisione si rimanda a riviste specialistiche dal momento che è stata soggetta a continui cambiamenti fino al giorno d’oggi.
L’allargamento della UE ai Paesi dell’Europa centrale ed orientale, i preparativi per l'introduzione della moneta unica, causa di restrizioni al bilancio, la concorrenza sempre maggiore dei prodotti provenienti dai paesi terzi e nuovi cicli di negoziati nel quadro dell'Organizzazione mondiale del commercio (OMC) - hanno imposto un'ulteriore adeguamento della PAC, vale a dire, una nuova riforma. Agenda 2000 ha costituito una tappa in tale direzione.
Nel luglio 1997, la Commissione ha proposto una riforma della PAC nel quadro di Agenda 2000, che costituiva un modello per il futuro della politica comunitaria nell'ottica del previsto allargamento. Le trattative nel quadro di Agenda 2000 si sono concluse nel Consiglio europeo del marzo 1999 a Berlino, e in quell'occasione si è decisa anche la riforma della PAC.
Agenda 2000 rappresenta la riforma più radicale e globale della Politica Agraria Comune dalla sua istituzione ad oggi. Portando avanti il processo iniziato nel 1992 essa ha fornito una solida base per il futuro sviluppo dell'agricoltura nell'Unione, contemplando tutti gli ambiti di competenza della PAC (economico, ambientale e rurale).
Alle misure prese dalla riforma, che ricalcano gli obbiettivi sopra citati, se ne aggiungono due:
- elaborare una nuova politica dello sviluppo rurale
- migliorare le qualità dei prodotti alimentari e della loro sicurezza .
Con la riforma, quale prevista in Agenda 2000, si creano le condizioni per lo sviluppo nell'UE di un'agricoltura comunitaria multifunzionale, sostenibile e concorrenziale.
Dopo questo breve quadro introduttivo sull’evoluzione della PAC, passiamo ad osservare quali sono i Regolamenti comunitari di importanza per l’agricoltura biologica; si ricorda che i regolamenti sono delle vere e proprie leggi che creano diritti ed obblighi e differiscono dalle direttive in quanto queste ultime sono vincolate dal loro scopo e non agiscono direttamente sulle persone.
1) Regolamento 2092 del 24/6/91: detta le norme fondamentali sul metodo di produzione biologico, esclusi il settore zootecnico, demandato ad altro regolamento, ed altri settori come la vinificazione e la produzione dell'olio di oliva. Definisce anche le regole per l'etichettatura ed il controllo dei prodotti ottenuti con metodo biologico e per l'importazione degli stessi da paesi terzi. (Per le Modifiche a tale Regolamento si rimanda all’elenco in Appendice B)
2) Reg. 2078/92: Riguarda i metodi di produzione agricola compatibili con le esigenze dell'ambiente e con la cura dello spazio naturale: è il più specifico per l'agricoltura biologica e integra la 2092/91, sempre per lo stesso comparto, stabilendo le modalità per usufruire di contributi.
3) Reg. 1804/99: varato dal Consiglio dei Ministri dell’Unione Europea, completa, per le produzioni animali, il regolamento CE n.2092/91 sull’agricoltura biologica; in Toscana fin dal 1995 la zootecnia biologica era già regolata dalla legge regionale 54. Il regolamento, che è entrato in vigore il 24/8/99, giorno di pubblicazione sulla “Gazzetta Ufficiale” della Comunità Europea, è stato applicato il 24/8/2000, fatta eccezione per alcuni punti (divieto dell’uso di OGM e di loro derivati nell’alimentazione degli animali) diventati obbligatori da subito.
In ultima analisi, sempre per il comparto zootecnico, si aggiunge il Reg. 1760/2000, previsto dal Parlamento e dal Consiglio europeo, che abroga la normativa 820/97, riscrive le norme sull’etichettatura delle carni bovine al fine di evitare le continue oscillazioni del mercato; la stabilità di questo comparto si può ottenere solamente grazie alla trasparenza di produzione e di commercializzazione, garantendo al consumatore la tracciabilità completa dell’alimento. Il sistema d’identificazione e di registrazione dei bovini si basa sull’adozione di marchi auricolari; ancora deve essere costituita una banca dati in grado di rilasciare un passaporto entro 14 giorni dalla nascita, da consegnarsi, al termine della vita dell’animale, all’autorità competente o al responsabile del mattatoio. Il controllo può essere fatto per un singolo animale o considerando un gruppo di più animali.
Per il settore biologico, tra i Regolamenti CEE che permettono agli operatori nel campo dell'agricoltura biologica di avere aiuti finanziari c’è il Reg.2328/91 modificato dal 3669/93: è accessibile a tutte le aziende agrarie per il miglioramento delle strutture. Si hanno anche interventi specifici per aziende in zone svantaggiate e per l'istituzione di associazioni agricole in particolare nei sistemi agricoli alternativi.
L’applicazione di tali Regolamenti è rimandata alla legislazione dei singoli Paesi e, con le seguenti norme nazionali, per quanto concerne l’Italia, sono le Regioni a stabilirne le modalità:
1) Decreto 338 del 25/5/92: dettava norme sull'applicazione del 2092/91, in (articolare nel campo del controllo, ma è stato annullato dalla Corte Costituzionale con la sentenza del 10/6/93 su ricorso da parte delle Regioni.
2) Decreti del 31/12/92: Sono 6 decreti con cui il M.A.F. autorizza altrettanti diversi oggetti giuridici ad esercitare attività di controllo sul metodo di produzione biologico. Inoltre sono autorizzati a partecipare alle attività di controllo anche 6 associazioni in rappresentanza dei consumatori.
3) Decreto del 14/5/93: Autorizzazione a svolgere i controlli all'organizzazione associativa "Ass. Agri Eco Bio".
4) Legge N° 146 del 22/2/94: Ribadisce la necessità di recepire le indicazioni del 2092 e conferma che fino a che non sarà stata fatta una nuova legge, restano attivi come controllori dell'attività biologica i 7 organismi già riconosciuti.
Infine ogni regione possiede una normativa regionale; si riporta in seguito quella relativa alla regione Toscana della quale poi vedremo gli organismi di controllo. Una parte di essa dettava le modalità applicative dei Regolamenti comunitari, ma a causa dei nuovi regolamenti che via via hanno normato i vari comparti, le Leggi Regionali (n. 31/94 e n. 52/95) sono state automaticamente abrogate. Una importante parte della normativa regionale riguarda i contributi (o incentivi) ed in particolare sono due le Leggi che ci interessano per il settore biologico: la n. 54/95 e la n. 49/97. La prima stabilisce le regole di produzione, sempre nel biologico, integrando la 2092/91, la seconda mette a disposizione degli incentivi per esonerare dalle spese di controllo e certificazione.
Tutta questa parte della normativa, europea nazionale e regionale, deve essere applicata e rispettata nelle aziende biologiche o nelle aziende che si convertono a questo sistema di produzione (il procedimento di conversione verrà esposto nel prossimo paragrafo): per provare la biologicità di tutto il processo produttivo, per usufruire degli alti prezzi sul mercato, ogni azienda biologica è soggetta a controlli e questi controlli vengono effettuati da specifici organismi.

Organismi

L’organizzazione italiana degli organismi per il controllo e lo sviluppo del settore biologico presenta una gerarchia: a capo di enti regionali vi è l’Associazione italiana agricoltura biologica (Aiab). Questa associazione non svolge solo il compito di fare da fulcro centrale ma si occupa anche di assistenza tecnica e ricerca, sempre chiaramente nel campo biologico. Quasi tutte le regioni hanno un’Aiab propria, dalla Lombardia alla Sicilia; per la regione Toscana esiste dunque una Aiab Toscana, che ha sede in p.za Artom 12 a Firenze, e, per la stessa regione, esiste il Coordinamento Toscano dei Produttori Biologici (Ctpb), un’associazione regionale di produttori certificati dall’Aiab nazionale. Recentemente, con una assemblea del 15 marzo 2002, questi organismi sono entrati in accordo convenzionando già servizi di assistenza, formazione di tecnici ed operatori, database ed informazioni sul biologico e si propongono di unire mezzi e competenze per creare un unico centro di riferimento al servizio dell’agricoltura biologica nella nostra regione. Tuttavia i compiti di questi due organismi sono, in parte, diversi ed infatti gli ambiti devono tenere conto che CTPB è un’associazione di produttori, interessata quindi alla produzione e commercializzazione del prodotto bio, mentre AIAB è una Onlus che associa anche consumatori e tecnici ed è interessata all’informazione, alla promozione del consumo e pubblicizzazione del prodotto bio (Appendice C).
Nell’ambito toscano si inserisce, però, un ulteriore organismo che si occupa degli aspetti tecnici che riguardano le aziende biologiche, in particolare svolgendo l’attività di controllo (che non appartiene né al CTPB né all’Aiab Toscana): la descrizione che segue mette in mostra tutti gli aspetti di questo ente ed i due principali, ovvero si occupa dei processi di conversione e fornisce i certificati richiesti dalle aziende, questi ultimi (detti anche marchi) rilasciati dall’Aiab Toscana e CTPB.
L’ARSIA, Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l’Innovazione nel settore Agricolo-forestale, è l’organismo tecnico della Regione Toscana che fa da tramite tra il sistema produttivo agricolo e il mondo della ricerca. È il detentore di tecnologie all’avanguardia per il settore agricolo ed in questo “ambito” sviluppa azioni di promozione e di sostegno per diffondere l’innovazione; fornisce assistenza tecnica specialistica in:
- materia di produzione
- trasformazione, commercializzazione dei prodotti agricoli
attraverso una rete di servizi per i tecnici e per il mondo produttivo ed i territori rurali.
L’ARSIA si occupa anche di ricerche e di sperimentazioni, che sono promosse tramite bandi pubblici; al fine di diffondere l’innovazione l’associazione dispone di centri di collaudo (uno è a Cesa (AR) e uno a Ripescia (GR) che servono per le prove in campo; oltre a ciò l’ARSIA fornisce anche un servizio agrometeoreologico (il servizio è di supporto alla protezione civile).
Per quanto riguarda l’ambiente i suoi obbiettivi sono la tutela dello stesso, delle risorse disponibili ovvero limitare l’impatto agricolo, dunque l’utilizzo dei diserbanti e quant’altro simile, grazie alla protezione integrata delle colture, alla diagnostica fitopatologica, all’irrigazione ed al monitoraggio ambientale, offrendo, insieme alle organizzazioni professionali agricole, servizi per la corretta applicazione delle tecniche di difesa integrata e biologica.
Non sono da dimenticare tutte quelle attività che servono a promuovere la testimonianza del patrimonio territoriale ed il lavoro svolto al fine di tutelare e salvaguardare la biodiversità e le specie autoctone a rischio di estinzione. Da qui il compito di controllare la corretta esecuzione delle disposizioni regionali per quanto riguarda l’agricoltura integrata di qualità, il divieto di coltivazione di OGM, l’agricoltura biologica e le produzioni con marchio riconosciuto dalla comunità europea.
Come non bastasse si menzionano altri due importanti servizi e cioè quelli della formazione e l’aggiornamento professionale, e quelli che riguardano la comunicazione, o meglio, l’attività editoriale.
Si riportano le procedure di conversione ad azienda biologica e certificazione, come già menzionato precedentemente. (CLICCA)

Conclusioni

L’agricoltura biologica così inquadrata rende evidente la possibilità di uno sviluppo ulteriore, di un utilizzo maggiore delle potenzialità di questo comparto (si stima che la superficie a biologico europea sia l’1% dell’area totale) anche attraverso nuove evoluzioni della Politica Agricola Comune. Di fatto gli ultimi orientamenti della PAC, la fase di riorganizzazione che sta attraversando l'intero comparto agricolo, l'emergere della questione ambientale e altri fattori secondari hanno contribuito ad assegnare all'agricoltura biologica un ruolo di primo piano nelle strategie di sviluppo, disegnate a livello regionale e globale; in alcuni casi l'agricoltura biologica diviene il veicolo privilegiato per il rilancio di una zona svantaggiata o di un'area di crisi. L’importanza non la riveste solo in campo economico, dove agricoltura biologica è innovazione, cioè un settore ancora tutto da esplorare, ma si inserisce perfettamente nel campo sociale grazie al mantenimento dei cicli biologici che permettono contemporaneamente una produzione di qualità e la salvaguardia della natura.

Appendice

A) La zootecnia biologica viene normata con 8 anni di ritardo; ciò si spiega tenendo conto di due fatti:
- l'oggettiva differenza della zootecnia (non solo biologica) a livello europeo per quanto riguarda clima, fattori strutturali (dimensione delle aziende) e socio-culturali (storia, tradizione);
- la presenza in molti stati membri del nord (Austria, Danimarca; Francia, Gran Bretagna) di legislazioni nazionali sulla zootecnia biologica emanate anche precedentemente al regolamento 2092/91, mentre in altri (Italia compresa) si seguivano direttive e indirizzi sanciti dall'IFOAM ma non ratificati ufficialmente dall'Unione Europea.
L’importanza della zootecnia nell’azienda ed in particolare quella biologica comprende vari motivi:

- chiudono il ciclo ecologico dell’azienda;

- forniscono letame, ammendante per il terreno e principale fonte di sostanza organica nell'agricoltura biologica;

- producono latte, carne e loro derivati;

- richiedono aree a foraggio impedendo rotazioni troppo strette delle colture e favorendo la fertilità del terreno.

La zootecnia biologica si distribuisce per il 47% zootecnia da carne, il 28% da latte, e il restante 25% mista. In particolare la prima trova un maggiore interesse perché consente di costruire per la carne bovina nazionale percorsi di valorizzazione delle produzioni locali. In tal modo questo settore intende riaffermare la qualità della filiera, in generale (se si considerano anche gli altri Paesi che hanno aderito al biologico), europea, la cui immagine è stata appannata da scandali alimentari. Sempre riguardanti questo comparto sono: la certificazione del prodotto zootecnico e il controllo della filiera per i quali si rimanda a testi specialistici.
B) Modifiche al Reg. 2092/91
1) Reg. 94 del 14/1/92: modifica il 2092 nel campo dell'importazione da paesi terzi
2) Reg. 1535 del 15/6/92: rimanda la normativa sulla zootecnia biologica a nonne nazionali o a pratiche riconosciute a livello intemazionale, in attesa di un regolamento specifico CEE.
3) Reg. 2083 del 14/7/92: modifica il 2092 nel campo dell'importazione da paesi terzi.
4) Reg. 3457 del 30/11/92: modifica il 2092 nel campo dell'importazione da paesi terzi.
5) Reg. 3713 del 22/12/92: modifica il 2092 nel campo dell'importazione dai paesi terzi.
6) Res. 207 del 29/1/93: modifica l'allegato 6 del 2092 che detta norme nel campo della trasformazione dei prodotti biologici.
7) Rez. 2608 del 23/9/92: modifica gli allegati 1, 2 e 3 del 2092 che dettano norme per la produzione e il controllo dei prodotti ottenuti con metodo biologico.
8) Res. 468 del 2/3/94: modifica l'allegato 6 del 2092 (trasformazione dei prodotti biologici).
9) Ree.. 1201 del 29/5/95: modifica l'allegato 6 del 2092 (trasformazione dei prodotti biologici).
10) Res.. 1202 del 29/5/95: modifica gli allegati le 3 del 2092 (produzione e controllo dei prodotti biologici).
11) Reg.. 1935 del 22/6/95: Recepisce la proposta di modifica al 2092 del 12/11/93, dettando norme nel campo della produzione, dell'etichettatura e del controllo dei prodotti biologici.
C) AMBITI SPECIFICI AIAB

- Pubblicizzazione e diffusione del biologico

- Progetti per lo sviluppo e la diffusione della produzione biologica e dei consumi dei prodotti biologici.

- Presenza a mostre,fiere e convegni.

- Organizzazione giornate del biologico, pubblicità generale sull’azienda bio.

- Progetti comuni per la formazione dei tecnici e altri soggetti interessati al biologico.

- Documentazione.

- Pubblicistica e notiziario d’informazione (per la parte generale e quella rivolta ai consumatori, mentre la parte rivolta ai produttori, in caso di pubblicazione comune, può essere tenuta dal CTPB).

- Marchio AIAB

- Gestione dei marchi AIAB e di tutti i servizi connessi.

AMBITI SPECIFICI CTPB

- Commercializzazione

- Vendita del prodotto bio sia nei Punti Vendita del CTPB che in occasione di manifestazioni legate al biologico.

- Organizzazione della presenza dei produttori in fiere e manifestazioni (per l’aspetto promozione commerciale e vendita).

- Progetti per favorire l’aumento della superficie a biologico rivolti ai produttori.

- Progetti comuni inerenti la vendita, intermediazione e commercializzazione anche diretta dei prodotti dei soci.

- Nell’ambito specifico del progetto regionale già acquisito, operazioni di marketing rivolte ai produttori biologici toscani, compreso la promozione del biologico toscano.

- Marchio CTPB/AMAB

- Gestione del marchio CTPB e del marchio AMAB, e dei servizi connessi.

NOTA sui progetti:
In riferimento alla gestione dei progetti a finanziamento pubblico, siamo consci che può essere complesso individuare l’associazione di competenza poiché il progetto può interessare più settori. Fatte salve le indicazioni di cui sopra, sarà concordato di volta in volta il soggetto che meglio può essere capofila del progetto. Si terrà altresì conto della continuità di gestione per i progetti già avviati e per quelli futuri assegnati ad una delle due associazioni.
Al lavoro hanno collaborato Nencioni Simone e Trinci Giacomo.

BIBLIOGRAFIA
“Agricoltura biologica” ctpb
“La commercializzazione dei prodotti biologici” ARSIA
“Agenzia Regionale per lo sviluppo e l’innovazione nel settore agricolo-forestale” ARSIA
“Annuario dei mezzi tecnici per l’agricoltura biologica” ARSIA
“L’allevamento biologico del suino” Mario Giannone
“Economia Contabilità e gestione dell’azienda agraria” Paolo Rebasti e Teresio Nardi
“Il libro bianco” Ismea

di Bartoli Niccolò

Come detto sopra, dal 1 gennaio 2009 il quadro normativo comunitario relativo alle produzioni agroalimentari ottenute con metodo biologico è profondamente mutato. Il Reg. CEE 2092/91 è stato ormai abrogato dal Reg. CE 834/07 >>>

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