Asino - Equus asinus domesticus
Specie Equine

Generalità e origini dell'asino


- Classe Mammiferi
- Ordine Perissodattili
- Famiglia Equidi
- Genere Equus
- Specie asinus domesticus

L'asino domestico discenderebbe, secondo vari Autori, dal selvatico africano (Equus asinus africanus) il cui mantello è fondamentalmente fulvo e grigio. Gli asini selvatici vivono in branchi non molto numerosi e si dice che siano guidati da una vecchia asina, anziché da uno stallone, come, generalmente, avviene nei cavalli selvatici. L'asino selvatico vive in località povere di vegetazione, desertiche e pietrose, grazie la sua grande sobrietà e resistenza, che gli consentono anche periodiche migrazioni, se si rendono necessarie per la scarsa disponibilità foraggera.
Oltre che lungo le coste dell'Africa orientale-settentrionale, vive ed ha vissuto nella Siria, in Mesopotamia, nell'Afghanistan, nella Persia, nella Russia asiatica meridionale, nel Tibet, nella Mongolia, ecc. Alcuni Autori ritengono che dall'Equus asinus africanus siano originate due sottospecie. L'una quasi estinta, di taglia minore e cioè di m 1,15 al garrese, con striscia scura in corrispondenza della linea dorso-lombare e con una linea trasversale pure scura alle spalle e formante, con la prima, la cosiddetta linea crociata o croce di Sant'Andrea. l'altra - Equus asinus taeniopus - di taglia maggiore, cioè di m 1,25 al garrese, priva quasi sempre della lista crociata, si è originata lungo la zona costiera africana del mar Rosso ed anche dell'Ogaden ed in Dancalia.
L'asino sarebbe stato addomesticato per la prima volta in Numidia. In Europa la specie fu conosciuta tardi e, cioè, nel Neolitico. I suoi resti fossili vi compaiono solo alla fine dell'epoca del bronzo e dell'epoca del ferro.Il mulo, quale prodotto dell'incrocio tra il cavallo e l'asino e la cui raffigurazione compare sui bassorilievi assiri, sembra che sia stato prodotto, la prima volta, nell'Occidente asiatico e precisamente nell'Asia Minore, in epoca immediatamente successiva all'immigrazione mongola.
In Asia si hanno specie equini affini all'asino e, cioè, l'Ermione (Equus hermionus) e l'Onagro (Equus onage).

Differenziazioni con il cavallo

L'asino si differenzia dal cavallo per le seguenti principali caratteristiche anatomiche e di conformazione esteriore: minore statura; mancanza di un tipo brachimorfo; testa pesante e grossolana con arcate orbitarie e creste zigomatiche pronunciate; ganasce molto sviluppate; labbra grosse; orecchie lunghe; garrese poco sviluppato; dorso spesso insellato; groppa stretta e spiovente (mulina); ventre grande e cascante; arti sottili e asciutti; piede stretto e piccolo (incastellato), con la suola molto concava e con l'unghia durissima; pelo meno abbondante e più grossolano; criniera meno abbondante, con peli diritti; coda non interamente rivestita di peli, ma solo verso l'estremità; mancanza delle castagnette (tipici rilievi cornei alla superficie interna dell'avambraccio ed al lato interno del metatarso) agli arti posteriori. Il raglio dell'asino non è meno caratteristico, quanto tipicamente rumoroso.

L'asino e il mulo nella storia

Storicamente asini e muli furono impiegati come forza motrice per aratri, macine di mulini, per la raccolta delle olive o per pompare l’acqua dai pozzi per irrigare i campi.
Nelle miniere, furono usati per trainare i carrelli carichi di minerale verso la superficie e durante la transumanza, i muli e gli asini accompagnavano i pastori, trasportando i materiali, le derrate alimentari, e  i prodotti d’alpe come il formaggio e il latte.
Si stima che nell’Europa del principio del ‘900 furono allevati quasi 5 milioni di capi tra asini muli e bardotti.  L’Italia fu seconda solo alla Spagna per consistenza di capi allevati, con circa 1 milione di asini e 500.000 tra muli e bardotti.
Una tra le principali ragioni del fiorente allevamento degli asini in Italia, nel corso dell’ottocento e della prima metà primo novecento fu per la produzione di muli da destinare all’esercito. Le razze  principalmente usate furono l’asino di Martina Franca, il Ragusano e la razza francese del Poitou.
Il numero di capi allevati diminuì durante tutto il corso del novecento per subire un definitivo tracollo dopo la Seconda Guerra Mondiale  quando venne meno la necessità di allevare asini e muli da destinare all’esercito nonché a causa dell’incremento della meccanizzazione agricola che sostituì asini e muli con le moderne macchine agricole. Uno studio risalente al 2005 censisce in Italia 29.000 capi  tra asini, muli e bardotti.

Allevamento dell'asino

L'asino viene adoperato per il tiro, per la sella e soprattutto per il basto. Il rendimento lavorativo, specie se paragonato alle sue dimensioni, all'alimentazione generalmente scarsa quantitativamente e di poco significato nutritivo, all'allevamento quasi sempre molto trascurato, è da considerare notevole e superiore a quello del cavallo, anche per la maggiore resistenza. Molto apprezzati anche gli ibridi (mulo quando lo stallone è l'asino, bardotto quando lo stallone è il cavallo).
Il latte d'asina ha sempre goduto, tra l'altro, vanto di medicamentosità e di facilissima digestione. La carne è molto sapida e viene spesso usata per la confezione di insaccati, quasi sempre però mescolata alla carne suina.
L'allevamento si svolge in complesso analogamente a quello del cavallo, con la differenza che il primo è assai meno esigente, più rustico e resistente e più sobrio. Possono entrare a far parte della razione quotidiana una maggior quantità di alimenti grossolani e ricchi di cellulosa (foglie e loppe di cereali e di leguminose, ecc.) meglio previamente trinciati per favorirne la digeribilità. Le asine gravide e allattanti, gli stalloni durante l'epoca delle monte, devono ricevere una sufficiente razione giornaliera di cereali (avena, ecc.) o di altri concentrati, in proporzione al peso vivo ed all'attività produttiva spiegata.
L'asina presenta in genere il primo ciclo di calore ad un anno di età. La stagione delle monte corrisponde a quella dei cavalli (da marzo ad agosto). Il ciclo estruale, di norma, è più regolare che non nelle cavalle e dura 21-28 giorni ed il calore 2-7 giorni. Il calore riappare, nell'asina che ha partorito, dopo 17-18 giorni. In genere l'ovulazione sembra che avvenga 48 ore dopo l'inizio del calore. La gravidanza dura 365 giorni, con variazioni di 8-12 giorni in più o in meno. Il comportamento degli ormoni sessuali nel sangue e nell'urina e di conseguenza la possibilità di fare la diagnosi di gravidanza mediante l'esame di tali liquidi è lo stesso come nelle cavalle.
L'asino stallone eiacula cc. 70-115 di materiale spermatico ed, in media, cc. 40-100, con un contenuto nemaspermatico generalmente superiore a quello dello sperma di cavallo. L'ottenimento dell'eiaculazione con la vagina artificiale, ai fini della fecondazione artificiale è, in genere, facile e lo stallone si presta a montare il manichino anche più facilmente rispetto al cavallo. L'asino usato per la produzione mulina talvolta presenta qualche ritrosia a coprire la cavalla ed allora bisogna ricorrere all'artificio di eccitarlo prima con un'asina in calore. Il tempo di preparazione, precedente alla copula, è molto più lungo che non nel cavallo.

Attuali impieghi di asino e mulo

La cavalcatura e il trekking someggiato
L’attività della cavalcatura dell’asino si rivolge principalmente ai bambini ed è svolta principalmente in strutture agrituristiche, fattorie didattiche, o ancora in feste o sagre paesane.
L’asino è la cavalcatura ideale per i bambini non esperti, perché poco impegnativo, lento e molto sicuro; è meno nevrile rispetto al cavallo, e necessita di minor sorveglianza da parte degli adulti.
L’adulto, purché di peso normale, può cavalcare l’asino d’età superiore ai quattro anni e di struttura proporzionata al peso del cavaliere.
L’asino cavalcato mantiene un’andatura di 2-3 km orari e può proseguire il percorso per diverse ore consecutive senza sosta.
Nel “trekking someggiato”, invece l’asino o il mulo, sono utilizzati per il trasporto dei più svariati tipi di materiale, dalle tende, ai rifornimenti, alle attrezzature utili all’escursione.
Il trasporto avviene tramite basto, una tecnica che consente di percorrere, con carichi piuttosto elevati, ragguardevoli distanze su sentieri molto stretti e scoscesi.
Il basto è costituito da due arcioni di legno armato e imbottito, uniti da assicelle di legno; viene posto sul dorso dell’asino e qui fissato tramite cinghie sottopancia; è molto rapido da montare, caricare e scaricare, ed è ben tollerato dall’asino che può sopportare il carico anche in sosta.
Un asino adulto di grande taglia è in grado di trasportare un carico di circa un quintale, su un percorso di pianura per una durata di alcune ore; ma su percorsi impegnativi, con tratti impervi e di lunga durata, il carico da porre sul basto non dovrebbe superare un terzo del peso vivo dell’animale
L’attività di ”accompagnatore someggiato” deve essere svolta da personale adeguatamente preparato; a tal fine l’ENGEA (Ente Nazionale Guide Equestri) organizza periodicamente corsi di formazione professionalizzanti.

I lavori in bosco
L’asino ed il mulo sono da sempre stati impiegati in bosco per l’esbosco a soma di legna da ardere o di assortimenti di lunghezza inferiore ai 2 m, e per il concentramento e l’esbosco a strascico di assortimenti di dimensioni maggiori.
Secondo un’indagine censuaria svolta sulle metodologie di raccolta del legname da ardere in alcune regioni dell’Italia Meridionale, l’esbosco a soma con animali in regioni come la Calabria, la Basilicata e la Campania è ancora praticato nell’8-25%.
L’esbosco a soma è razionalmente realizzato con un gruppo di 3-6 animali, un conducente per gruppo, più un addetto per l’accatastamento della legna esboscata all’imposto.
L’esbosco a soma può essere realizzato su pendenze comprese tra 0 e 60% e su distanze di 200 – 1000 m.
I tempi di carico sono di 4 –8 minuti per animale, a seconda della dimensione dell’assortimento e della modalità di sistemazione del carico, mentre i tempi di scarico sono di circa 1 minuto per animale.
Ogni animale può portare un carico di circa 150-200 kg spostandosi ad una velocità media di 1m/s.
Su brevi distanze, dell’ordine di 200 - 300 m, un conducente con 3-4 animali può esboscare 6-10 tonnellate al giorno di legname, mentre sulle lunghe distanze, dell’ordine di 1000 m, può esboscare fino a 5-9 t al giorno.
Un ulteriore impiego degli animali, per lo svolgimento dei lavori in bosco, è il concentramento a strascico, che può essere considerato anche come tecnica di esbosco, ove sia possibile costituire l’imposto a brevissime distanze dal cantiere di abbattimento.
Questa tecnica è impiegabile su terreni con pendenza massima del 40%, dove lo strascico può avvenire solo in discesa.
I muli possono esercitare una forza di trazione sul carico variabile da 60 a 100 kg e possono quindi essere impiegati per il concentramento di legname leggero di piccole e medie dimensioni, su distanze di qualche centinaio di metri.
Di norma la squadra è formata da un addetto per ogni coppia di animali e la produttività si aggira intorno a 8-12 mc per animale al giorno, per l’esbosco in discesa su distanze di circa 100 m .
Benché lo svolgimento di lavori in bosco con l’ausilio di animali possa considerarsi “superato” dal punto di vista tecnologico ed economico, questi potrebbe essere comunque tenuto in considerazione in determinati ambiti territoriali, ove la mancanza di una viabilità interpoderale, lo scarso valore economico degli assortimenti retraibili, uniti all’impatto generato al suolo dal transito di mezzi cingolati o gommati, rendono improbabile lo sfruttamento del bosco.

Il pascolamento e il controllo delle infestanti
L’asino ed il mulo per le loro caratteristiche di frugalità e rusticità possono dare un valido contributo nella gestione delle aree di pascolo limitando l’invasione delle  specie erbacee ed arbustive a scarso interesse floristico vegetazionale (rovi, cardi, inula viscosa etc) che, essendo sgradite  ai ruminanti domestici, tendono a diventare predominanti sul pascolo gestito esclusivamente con i bovini.
Un altro possibile impiego del pascolo equino è dato dal controllo della vegetazione del sottobosco quando l’eccessivo rigoglio di tale vegetazione può rappresentare un potenziale innesco d’incendi boschivi.

L’onoterapia
L’onoterapia è un particolare ramo della pet-therapy che usa l’asino come “terapeuta”.
Questa tecnica sfrutta le particolari caratteristiche fisiche e comportamentali dell’asino (taglia ridotta, morbido da toccare ed accarezzare, paziente, lento nei movimenti ed incline alle andature monotone e controllate), offrendo preziosi servizi per la riabilitazione e la cura degli handicap, ma anche a favore di quelle persone, in particolare bambini, che avvertono l'esigenza di superare problemi di relazione e socializzazione.
In particolare, l’asino può trattare con pazienti autistici, depressi, aggressivi, ipercinetici e ritardati.
Pur non essendo ancora una disciplina riconosciuta dalla comunità scientifica, l’onoterapia è già diffusa negli Stati Uniti e nelle vicine Francia e Svizzera.
In Italia sono ormai molti i centri che la praticano, ma il primo ad introdurla è stato il Centro “Asinomania”, situato a Introdacqua, in Abruzzo. Eugenio Milonis, psicoterapeuta direttore del centro, è stato il precursore di questa tecnica in Italia.

La produzione di latte
La rivalutazione dell’allevamento dell’asino a fini economici ha il suo fulcro nell’allevamento finalizzato alla produzione di latte d’asina.
Il latte d’asina, com’è noto, si distingue notevolmente nella sua composizione, da quello di altri mammiferi comunemente allevati per la produzione di latte come vacca, pecora, capra e, viceversa, si avvicina alla composizione quanti-qualitativa del latte materno umano, come si evince dalla seguente tabella.

La produzione di latte d’asina è finalizzata a tre principali indirizzi d’utilizzo:

  • fini alimentari pediatrici

Le ricerche svolte hanno dimostrato l’efficacia dell’alimentazione basata su latte d’asina per neonati e bambini affetti da (APLV/IPLV).
L’ APLV/IPLV è la più nota manifestazione allergica nel periodo neonatale e pediatrico ed è determinata dalla reazione immunologica alle proteine del latte vaccino (ossia alle caseine), scarsamente presenti nel latte materno umano.
Si stima che fino al 7% dei lattanti può potenzialmente soffrire di questa patologia, e che in questi casi l’alimentazione nei primi mesi di vita quando non si basa sul latte materno umano deve effettuarsi con un idoneo alimento sostitutivo. I comuni latti in polvere non sono considerabili idonei in quanto contengono ancora una consistente  quota di caseine.
Gli studi hanno dimostrato che il latte d’asina garantisce buoni risultati nel trattamento di questa patologia: rare reazioni allergizzanti, elevata palatabilità( gusto dolce gradito ai bambini), buoni incrementi di staturo-ponderali dei bambini trattati.

  • altri impieghi in campo medico-farmaceutico

La presenza nel latte d'asina di sostanze ad attività probiotica, di fattori di rilascio ormonale, di anticorpi e di composti azotati ad azione antibatterica, rendono questo alimento molto utile anche nell'alimentazione di anziani e persone debilitate.
Tra i vari elementi contenuti nel latte d’asina, spicca un elevato contenuto in lisozima, di cui è nota la funzione antibiotica, coadiuvante delle turbe dispeptiche e gastroenteriche del lattante e nella terapia dell’Herpes simplex, nonché decongestionante della mucosa nasale.
Il latte d’asina presenta inoltre elevati contenuti in lattoferrina, glicoproteina antimicrobica con un alto valore nutraceutico, nota per la sua attività trofica della mucosa intestinale e per l’incremento della biodisponibilità del ferro.
In commercio è possibile reperire yogurt e bevande probiotiche a base di latte d’asina.

  • per la produzione di cosmetici:

Il latte d’asina è utilizzato in campo cosmetico per la produzione di saponi, creme, bagno schiuma e altri prodotti per la pelle.
Secondo recenti studi l’elevata percentuale di lisozima presente nel latte d’asina ed il contenuto vitaminico risultano efficaci nel trattamento degli eczemi.
Tra i Paesi europei, l’Italia la Francia e il Belgio contano già numerosi allevamenti asinini collegati alla trasformazione del latte in prodotti cosmetici.

Secondo un censimento on line si stima che in Italia ci siano circa 70 aziende che  allevano asini per la produzione di latte e che tali aziende si concentrano principalmente nell’Italia Centro Meridionale ed Insulare.
Le suddette aziende presentano mediamente una consistenza in capi inferiore a 200 unità, ma in Italia è presente anche il più grande allevamento Europeo di asini che conta ben 680 capi.
Le razze maggiormente allevate e più indicate per la produzione di latte sono quelle più pesanti, come le razze Martina Franca e Ragusana.
I principali acquirenti di latte sono i privati che acquistano il prodotto direttamente dalle aziende sia sotto forma di latte che di prodotti trasformati come yogurt e cosmetici. Secondo una recente indagine emerge che ben il 63% del prodotto è distribuito tramite questi canali (vendita diretta ed on line) e che la restante quota di prodotto è venduto a cliniche  ed ospedali pediatrici, ditte farmaceutiche e di cosmesi.

Produzione di carne e prodotti gastronomici
L’asino è da sempre utilizzato nella gastronomia italiana.
La carne d’asino è utilizzata per sia la preparazione d’alcuni piatti tipici della cucina regionale che per la produzione di salami e mortadelle.
Il salame, di grana media/fine, è formato da una parte magra di carne d’asino al 100 % e da una parte grassa costituita da lardelli pancetta e grasso di maiale, costituente minimo il 30% del prodotto finito. L’impasto, aromatizzato con sali, aromi e spezie, viene insaccato e legato a filzi o file e viene poi stagionato mediamente per 15 giorni.
La mortadella d’asino si può trovare composta sia al 100% di carne e grasso d’asino, sia mista di carne d’asino e suino.

Impieghi minori
Tra gli altri impieghi possibili dell’asino, messi talora in atto per iniziativa di privati o di alcune Amministrazioni Comunali, si ricordano:

  • Utilizzo del letame come ammendante organico;
  • Utilizzo della pelle e dei tendini nella costruzione di strumenti a percussione tipici della tradizione contadina;
  • Uso dell’asino, in alcuni piccoli comuni per la raccolta dei rifiuti urbani.
  • Spettacoli, rappresentazioni circensi degli “artisti di strada”, attività ludiche con i bambini nelle fattorie didattiche

Asine da latte Asine da latte

Fonti:

  • Polidori P. (2005), “Qualità del latte d’asina con particolare riferimento alla componente proteica” - Atti del Primo Convegno Nazionale sull’Asino, Grosseto, p.54-58
  • Paolicelli F. (2005), “Impieghi del latte d’asina e delle sue componenti in campo medico, alimentare e cosmetico” - Atti 1° Convegno Nazionale sull’Asino, Grosseto, p.79-83
  • Salimei E., Coppola R., Fantuz F., Chiofali B., Palazzo M., Belli Blanes R. (2002) “Composizione e peculiarità del latte d’asina, un alimento per la prima infanzia” – Atti 4° Convegno Nuove acquisizioni in materia di ippologia, p.81-88
  • Milonis E. (2004), “Un asino per amico” – Lupetti Ed.
  • Pratesi F. (2005), “Gli asini come regolatori delle infestanti” - Atti 1° Convegno Nazionale sull’Asino, Grosseto, p.84
  • Hippoliti G., Piegai F. (2000), “La Raccolta del legno” – Compagnia delle foreste - Ed. Arezzo
  • Marchi E., Piegai F. (2001), “ Sistemi di utilizzazione forestale a basso impatto ambientale” – Italia Forestale e Montana, n° 6/2001, p.477- 488
  • Verani S., Sperandio G. (2005), “La meccanizzazione della raccolta della legna da ardere in alcune regioni dell’Italia Meridionale” – SISEF Forest@ 2 (2), p. 233-241
  • Baroncini R. (2000), "L'asino il mulo e il bardotto" - Calderini Edagricole
  • Montanari M., (2003), “l’asino nel turismo” - Atti 1° convegno Nazionale sul latte d’asina a scopo pediatrico. Roma Aprile 2003
  • Tortorelli N. (1927), “L’asino” – Ed Paravia
  • Chappez G., (2000), “L'âne. Histoire, mythe et réalité” – Cabédita Ed.
  • Bevilacqua A., Bonnet M., Giacometti A., Montanari G., Priolo D. (2001), “Asini muli & altre storie” – Edizione Museo Nazionale della Montagna, CAI
  • Bruno G.(1998), “ Storie di Alpini e di muli”- L’arciere Editore

Dimensioni delle principali razze italiane di asini Dimensioni delle principali razze italiane di asini (dai 135-160 cm agli 85-95 cm)

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