Carciofo Romanesco del Lazio IGP
Atlante dei prodotti tipici - Ortofrutticoli DOP e IGP

Zona di produzione

La zona di produzione e' limitata ad alcune aree delle provincie di Viterbo, Roma e Latina, e comprende i comuni di Montalto di Castro, Canino, Tarquinia, Allumiere, Tolfa, Civitavecchia, Santa Marinella, Campagnano, Cerveteri, Ladispoli, Fiumicino, Roma, Lariano, Sezze, Priverno, Sermoneta, Pontinia.

Caratteristiche

Viene chiamato anche "cimarolo" o "mammola", ha forma sferica, compatta e non ha spine. Si raccoglie da febbraio a maggio, ed è largamente impiegato nella preparazione di piatti tipici (carciofi alla Giudia, alla romana, alla matticella...).

Carciofo Romanesco del Lazio IGPCarciofo Romanesco del Lazio IGP

Disciplinare di produzione - Carciofo Romanesco del Lazio IGP

Articolo 1.
Denominazione
L'indicazione geografica protetta (I.G.P.) "Carciofo Romanesco del Lazio" e' riservata al carciofo (Cynara scolymus L.) di tipo romanesco che risponde alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione.

Articolo 2.
Descrizione
Le cultivar di "Carciofo Romanesco del Lazio" da inserire nella piattaforma varietale vengono di seguito descritte:
Castellammare e relativi cloni
a) caratteristiche morfologiche:
- pianta: taglia media o grande, altezza inserzione capolino principale intorno ai cm 30, portamento espanso, attitudine pollonifera media;
- foglia: colore verde scuro, inerme, dimensioni grandi, eterofillia media;
- capolino principale: sferico, compatto, con caratteristico foro all'apice, dimensioni grandi, brattee esterne di colore verde con sfumature violette, ad apice arrotondato, inciso, inermi.
- peduncolo medio o lungo di grosso spessore.
b)caratteristiche produttive:
- capolini per pianta: produzione media circa 6 - 8 capolini per consumo fresco, 5 - 8 capolini per utilizzazione conserviera;
- epoca di produzione: precoce con inizio gennaio.
Campagnano e relativi cloni
a) caratteristiche morfologiche:
- pianta: taglia grande, altezza inserzione capolino principale intorno ai 50 cm, portamento molto espanso, attitudine pollonifera scarsa;
- foglia: colore verde cinerino, inerme, dimensioni grandi, eterofillia media;
- capolino principale: sferico, compatto con caratteristico foro all'apice, dimensioni molto grandi, brattee esterne con sfumature violette, ad apice arrotondato, inciso, inermi.
- peduncolo medio o lungo, di grosso spessore.
b) caratteristiche produttive:
- capolini per piante: produzione media circa 8 - 10 capolini per pianta per consumo fresco e 4 - 5 per utilizzazione conserviera;
- epoca di produzione: tardiva, con inizio marzo - aprile.

Articolo 3.
Zone di produzione
La zona di produzione e' limitata ad alcune aree delle provincie di Viterbo, Roma e Latina, e comprende i comuni di Montalto di Castro, Canino, Tarquinia, Allumiere, Tolfa, Civitavecchia, Santa Marinella, Campagnano, Cerveteri, Ladispoli, Fiumicino, Roma, Lariano, Sezze, Priverno, Sermoneta, Pontinia.

Articolo 4.
Elementi che comprovano l'origine del prodotto
Il carciofo nelle campagne laziali e' conosciuto sin da epoca romana, probabilmente gia' gli etruschi raccoglievano questo prodotto. Nei tempi moderni la coltivazione e' praticata in tutte le zone di cui all'art. 3 da oltre 30 a oltre 50 anni in talune zone.
Si registrano inoltre sagre dedicate a questo prodotto in varie zone. A Ladispoli da oltre 50 anni viene festeggiato il carciofo romanesco, altre sagre del carciofo romanesco si tengono a Campagnano e Sezze, per citare solo le piu' importanti.
Il carciofo romanesco si e' adattato splendidamente alle condizioni pedoclimatiche laziali aiutato anche dalle caratteristiche ottimali dei terreni dove viene coltivato. Il prodotto si e' radicato fortemente nella cultura gastronomica della regione con tantissime ricette e utilizzi culinari e ha assunto negli anni una rilevante importanza economica.

Articolo 5.
Metodo di produzione
Preparazione del terreno ed impianto.
Lavorazione principale: ad una profondita' di 50 - 60 cm con aratura o rippatura seguita da una lavorazione superficiale; tale operazione deve essere preceduta dalla distribuzione dei concimi fosfo-potassici ed eventualmente del fertilizzante organico.
Data di impianto: da agosto a ottobre.
Distanza di impianto minima e massima da adottare: m 1 - 1,60 tra le file, m. 0,80 - 1,20 sulla fila.
Analisi del terreno: obbligatorie per nuovi impianti.
Irrigazione.
Al fine di anticipare il risveglio vegetativo, si possono effettuare interventi irrigui a partire da agosto. A fine inverno sono consentiti interventi di soccorso solo in concomitanza di condizioni climatiche particolarmente asciutte. In generale, sono sufficienti dai tre ai cinque interventi irrigui di 300 – 350 mc/ha/turno.
Operazioni colturali.
La dicioccatura puo' essere manuale o meccanica.
Al fine di reintegrare la sostanza organica nel terreno e' obbligatorio lasciare i residui colturali sul terreno previo sminuzzamento e interramento.
Le piante infette da patogeni (verticillium spp., fusarium e nemotodi galligeni) devono essere accuratamente allontanate dal campo e bruciate.
La scarducciatura si effettua solitamente tra la seconda e la terza decade di settembre e tra novembre e dicembre.
Per il "Carciofo Romanesco del Lazio" viene allevato un solo carduccio per pianta. Sono vietati i trattamenti con fitoregolatori.
Modalita' di raccolta e resa produttiva.
La raccolta si effettua a mano, scalarmente e con modalita' diversa in relazione al tipo di presentazione al mercato (art. 6).
L'epoca di raccolta inizia in gennaio e potra' protrarsi fino a maggio.
Durata e avvicendamento della carciofaia e caratteristiche qualitative.
La permanenza della carciofaia in campo non deve superare i quattro anni, si dovra' inoltre effettuare un avvicendamento triennale.
Il "Carciofo Romanesco del Lazio" ad indicazione geografica protetta, all'atto dell'immissione al consumo fresco deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
- diametro dei cimaroli non inferiore a centimetri dieci;
- diametro dei capolini di primo e secondo ordine non inferiore a centimetri sette;
- colore da verde a violetto;
- forma di tipo sferico.
Le altre caratteristiche qualitative del prodotto devono rispondere alle "Norme di qualità" previste dal regolamento CEE n. 58/62 e successive modificazioni ed integrazioni, con l'esclusione della categoria "2" prevista dalle stesse norme di qualita'.
Per il consumo locale tradizionale e' consentita, esclusivamente all'interno della regione Lazio, la vendita dei cimaroli del "Carciofo Romanesco del Lazio" in mazzi da dieci, provvisti di foglie e con gambo anche superiore ai 10 cm di lunghezza (regolamento CEE n. 448/97 e successive modifiche ed integrazioni), oppure in mazzi di numero non definito a forma di pigna e senza foglie.

Articolo 6.
Legame con l'ambiente
La verifica della provenienza del prodotto e del legame con l'ambiente di produzione verra' effettuata dall'organismo di controllo di cui all'art. 7, che gestira' un apposito elenco di produttori dell'I.G.P. "Carciofo Romanesco del Lazio".

Articolo 7.
Organismo di controllo
L'accertamento della sussistenza delle condizioni tecniche di idoneità ed i relativi controlli di cui all'art. 10 del regolamento CEE n. 2081/92 sara' effettuato attraverso "Agroqualita'" organismo certificatore con sede in Roma - via Montebello n. 8, in conformità alle vigenti norme in materia.

Articolo 8.
Etichettatura
Oltre alla denominazione di cui all'art. 1 e' consentito l'uso di indicazioni che facciano riferimento a nomi, ragioni sociali, marchi d'impresa non aventi significato laudativo e tali da non trarre in inganno l'acquirente.
E' consentito altresi' l'uso di indicazioni geografiche e toponomastiche che facciano riferimento a comuni, frazioni, are,fattorie, zone e località comprese nei comuni di cui all'art. 3 e dai quali effettivamente proviene il carciofo con la indicazione geografica protetta.
Il marchio dovrà essere riprodotto cosi' come depositato con una scritta concentrica esterna verde in campo giallo riportante la seguente dicitura: "Carciofo Romanesco del Lazio"; e in basso in nero "I.G.P.". Al centro la figura di un capolino di carciofo in campo rosa tendente all'arancio.
Imballaggio: confezioni sigillate ricoperte con rete di plastica o foglio di plastica trasparente.
Il marchio verrà apposto lateralmente nella confezione. Nel caso di vendita in mazzi verrà inserito in una fascia che avvolge gli stessi.


Prodotti tipici trentini
Versione italiana English version Versión española
I funghi dal vero La fattoria biologica Come fare del buon vino

Zootecnia Cani e gatti Coltivazioni erbacee Fruttiferi Coltivazioni forestali Insetti Prodotti tipici Funghi Parchi ed aree protette
Copyright © www.agraria.org - Codice ISSN 1970-2620 - Webmaster: Marco Salvaterra - info@agraria.org - Privacy