Mosca della frutta - Ceratitis capitata Wied.
Atlante di Entomologia Agraria - Insetti dannosi

Classificazione e piante ospiti

Classe: Insetti
Ordine: Ditteri
Sottordine: Brachiceri (sezione Ciclorafi)
Famiglia: Tripetidi
Genere: Ceratitis
Specie: C. capitata Wied.

Piante ospiti: Drupacee, Pomacee, Agrumi, Kaki, Fico, Actinidia.

Identificazione e danno

La Mosca della frutta è un insetto estremamente polifago e molto diffuso nell’areale mediterraneo fino all’Europa centrale; è una Mosca caratteristica anche delle zone subtropicali e tropicali.
La Ceratisis capitata è un piccolo moscerino, di 4-6 mm di lunghezza; il capo porta due occhi composti verdastri. Il torace è grigio-giallastro. Le ali membranose presentano caratteristiche macchie colore giallo ocraceo.
L’addome, che è tipicamente tondeggiante e termina a punta, è di colore giallo-arancio, con barrature trasversali grigio argentee. Le larve sono biancastre, carpofaghe ed adattate in modo specifico alla vita endofitica.
I danni si verificano sui frutti e sono provocati:

  • Dalle punture di ovideposizione che determinano la comparsa di aree zonate e mollicce (Agrumi) soggette, successivamente, a marcescenza;
  • Dall’attività delle larve che si sviluppano in modo gregario dentro ai frutti; esse si nutrono della polpa provocando anche il disfacimento molle della polpa stessa che successivamente viene attaccata anche da agenti di marciumi fungini, determinando la completa degenerazione del frutto.

I frutti colpiti sono soggetti a cascola.

Larva di Mosca della frutta
Larva di mosca della frutta e danno sui frutti (foto photos.eppo.org)

Ciclo biologico

La Ceratisis capitata sverna allo stadio di pupa, nel terreno; molto raramente e nelle regioni più calde del suo areale può superare l’inverno come adulto, con generazioni praticamente continue.
Mediamente in Italia lo sfarfallamento degli adulti si ha nel mese di maggio-giugno; essi ovidepongono nei frutti (inizialmente attaccano le Drupacee) con il loro ovopositore molto affilato. A questa 1a generazione ne seguono altre 5-6 nel corso dell’anno; le prime si sviluppano sulle Drupacee, poi, via via, la Mosca passa sulle Pomacee e, al Sud, sugli Agrumi nelle generazioni di fine estete-autunno.
Queste ultime generazioni sono quelle che comportano la massima densità della popolazione del fitofago.

Pertanto la Ceratisis compie anche 6-7 generazioni all’anno, nelle zone dell’Italia centro-meridionale; mentre nell’Italia settentrionale, dove le condizioni ambientali sono meno favorevoli al fitofago, compie solo 3-4 generazioni.

Adulto di Mosca della Frutta su arancio
Adulti di mosca della frutta su arancio (foto photos.eppo.org)

Lotta

La lotta contro la Mosca della frutta è di tipo chimico e segue i criteri della lotta guidata ed integrata; attualmente si stanno sperimentando alcuni mezzi biotecnologici che hanno dimostrato un certo successo nel controllare le popolazioni di Ceratisis capitata.

Lotta guidata

L’insetto che è molto polifago ed ha un elevato numero di generazioni, è di difficile controllo, pertanto si attuano tecniche di monitoraggio della popolazione, per meglio seguire l’evoluzione delle generazioni e per stabilire le epoche dei trattamenti.
Per fare il monitoraggio si possono utilizzare le seguenti tecniche:

  • Trappole cromotropiche con colori giallastri;
  • Trappole attivate con una sostanza sintetica, che agisce attirando gli insetti;
  • Bottiglie trappola con soluzioni acquose di Fosfato ammonico, addittivate con sostanze alimentari.

I trattamenti vanno eseguiti alla cattura dei primi adulti ed in presenza di punture da ovo deposizione, utilizzando insetticidi prevalentemente citotropici o endoterapici.

I trattamenti possono essere, eventualmente, ripetuti a seconda della consistenza della popolazione.

Lotta con esche avvelenate

La lotta contro la Ceratisis, come peraltro contro altri Ditteri Tripetidi, può essere effettuata contro gli adulti anche con esche alimentari, generalmente proteiche, avvelenate con gli insetticidi, così possiamo trattari dei settori o parte del frutteto. La tecnica consiste nel disporre, omogeneamente ed in zone limitate del frutteto, le esche avvelenate, trattando parte della chioma con soluzioni di esca insetticida.

Lotta biotecnologica

Negli ultimi anni si stanno sperimentando tecniche di lotta biotecnologica, sull’onda dei successi ottenuti negli anni ’50, contro Cochliomyia hominivorax.
La tecnica di lotta è quella dell’autocidio, basata sull’allevamento di grandi quantità di insetti che vengono sterilizzati nei laboratori e quindi immessi in ambiente.
Questa operazione deve essere ripetuta più volte tenendo conto che una competizione di almeno 1:1, cioè un insetto sterile lanciato nell’ambiente ed un insetto fecondo, riduce il potenziale riproduttivo della specie del 50% (un rapporto 9:1 lo riduce al 10%).
La sterilizzazione viene fatta mediante radiazioni oppure con sostanze chemiosterilizzanti.

In ogni caso il successo della tecnica è direttamente proporzionale all’entità della superficie interessata dall’intervento, alla densità della popolazione iniziale, al numero degli insetti lanciati ed alla competitività dei maschi sterili rispetto a quelli fecondi.

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