Ronchi di Brescia Igt
Atlante dei vini - Vini IGT IGP

Zona di produzione e storia

La IGT “Ronchi di Brescia” è riservata ai seguenti vini:
bianco;
bianco frizzante;
bianco passito;
rosso;
rosso novello.

La zona di produzione delle uve per l’ottenimento dei mosti e dei vini atti ad essere designati con la
IGT “Ronchi di Brescia” comprende l’intero territorio dei comuni di: Brescia, Botticino, Cellatica, Rezzato, Nuvolera, Nuvolento, Concesio, Collebeato, Villa Carcina, Bovezzo, Nave, Caino, in provincia di Brescia.

Risulta di fondamentale importanza per l’economia di questi tre comuni (Nave Caino e Bovezzo) l’attività agricola ma in modo particolare quella vitivinicola, nota ed accertata attraverso diverse relazioni economiche del passato dalle quali si può leggere “ il vino è il principale prodotto del territorio specie nel comune di Nave”.
Come osserva G. Archetti, autore di numerosi studi sulla vite ed il vino in area bresciana, la viticoltura con il medioevo assurse a nuova scala di valori ed il cristianesimo, dal nesso tra vite e vino, trasse i riferimenti e le immagini più suggestive per divulgare i suoi messaggi, per spiegare i suoi misteri e per alimentare i suoi riti.
Già nel periodo romano la tradizione vitivinicola trova nel nostro territorio un preciso riscontro documentario attraverso la presenza in alcune sepolture della necropoli di cortine di vinaccioli di vitis vinifera, nel contesto di reperti archeologici di età Giulio-Claudia (15 d.C – 54 d.C.).
Furono soprattutto i monaci e gli abati benedettini dell’antico cenobio di san Pietro in Monte di Serle, come emerge dalle pergamene del XI e XII secolo, a promuovere nei loro possedimenti di Nave, Bovezzo e Caino la diffusione della vite, spinti dalla necessità del vino per gli usi liturgici e per l’assistenza caritativa. Di conseguenza il Monastero di Serle mise a coltura nuovi terreni, trasformando il bosco e l’incolto in rigogliosi vigneti. L’operazione di bonifica lasciò sul territorio una impronta duratura, intensificandone la redditività e trasformando anche il paesaggio: il cambiamento fu così radicale ed imponente da fissarsi nella memoria collettiva come avvenimento straordinario, tanto da designare quel periodo, nei documenti ufficiali e negli annali, con l’espressione di “tempore recarum e annos rucas”.
Un’ulteriore vigorosa ripresa della coltivazione della vite si ebbe in età comunale. La cui diffusione coincise con il forte incremento demografico e che proseguì con l’organizzarsi dell’esperienza comunale e con l’imporsi delle nuovi classi mercantili, che, nella coltivazione della vite investirono spesso i loro guadagni.
Alla viticoltura ecclesiastica e monastica si affiancò ben presto una viticoltura laica e signorile; dalla documentazione civile, proveniente dal comune di Brescia, abbiamo informazioni assai precise per ricostruire la mappa della viticoltura della zona pedemontana del territorio di Nave, Bovezzo e Caino.
Intorno al 1220 incomincia da parte del Comune di Brescia l’esercizio di quella sistematica attività di ricognizione e di rivendicazione dei suoi diritti con la quale i terreni della zona pedemontana furono strappati alla boscaglia o all’incolto sterile e, quindi, messi a coltura, in prevalenza a vigneto, e chiamati generalmente “ Ronchi”. In particolare le rivendicazioni del comune di Brescia furono concentrate nella zona pedemontana di Cortine di Nave. Nacquero così in questi tempi i Ronchi più antichi, che contribuirono, non soltanto alla sua fama ed alla economia, ma anche a caratterizzarne il suo paesaggio con terrazzamenti dai lunghi filari verdeggianti di viti.
A garanzia del vigneto veniva realizzata anche una siepe protettiva che circondava tutto il campo.
Durante l’anno, per favorire un utilizzo promiscuo del terreno, i filari, dopo essere zappati, venivano seminati con cespi di fagioli o patate.
Un tempo, è bene tenere presente che nella mentalità nel gusto e nelle esigenze dell’uomo medioevale, la qualità del vino non aveva lo stesso valore centrale che ha per il consumatore odierno: la viticoltura era prima di tutto un fatto quantitativo più che qualitativo.
Tra le uve caratteristiche di questi comuni si devono ricordare le uve albematte, non solo ottime da mangiare, ma che facevano anche un vino limpido e soave e che, probabilmente per la loro presenza caratteristica, hanno legato il loro nome ad una zona sulla sinistra della Listrea, tra Monteciana e Piezze. Tra i ricordi dai nostri viticoltori, ci sono ancora le uve rosse marzemine, “i bersami”, dai grappoli lunghi e dagli acini grossi, il cui vino carico di colore si presentava ad essere unito ad ogni altro.
La zona oggi è fortemente antropizzata ma la coltivazione della vite permette il mantenimento e il recupero sia agricolo che paesaggistico e risulta una delle poche alternative agricole.

Botticino Doc Ronchi di Brescia Igt - Consorzio Botticino (foto www.consorziobotticino.it)

Vitigni - Grado alcolometrico minimo - Invecchiamento e qualifiche

Base ampelografica
I vini bianchi ad IGT “Ronchi di Brescia” devono essere ottenuti da uve provenienti da vigneti composti, nell’ambito aziendale, da uno o più dei seguenti vitigni a bacca bianca, da soli o congiuntamente:
Chardonnay
Invernenga
Pinot bianco
Trebbiano di Soave
Trebbiano toscano
Possono concorrere, da sole o congiuntamente, alla produzione dei mosti e dei vini sopra indicati, le uve dei vitigni a bacca di colore analogo, idonei alla coltivazione nella Regione Lombardia fino ad un massimo del 15%.
I vini rossi ad IGT “Ronchi di Brescia” devono essere ottenuti da uve provenienti da vigneti composti, nell’ambito aziendale, da uno o più dei seguenti vitigni a bacca rossa, da soli o congiuntamente:
Marzemino
Barbera
Schiava
Cabernet Sauvignon
Cabernet Franc
Merlot
Incrocio Terzi n. 1
Possono concorrere, da sole o congiuntamente, alla produzione dei mosti e dei vini sopra indicati, le uve dei vitigni a bacca di colore analogo, idonei alla coltivazione nella Regione Lombardia, fino ad un massimo del 15%.
La IGT “Ronchi di Brescia” novello è riservata al vino rosso ottenuto dalle uve a bacca rossa provenienti da vigneti, aventi nell’ambito aziendale la presenza dei seguenti vitigni per almeno il 70%:
Marzemino
Merlot
Sangiovese
Barbera
Possono concorrere alla produzione di detto vino altri vitigni a bacca rossa, idonei alla coltivazione nella Regione Lombardia fino ad un massimo del 30% ed iscritti nel Registro Nazionale delle varietà di vite per uve da vino, riportati nel disciplinare.
La IGT “Ronchi di Brescia” passito è riservata al vino bianco ottenuto dalle uve a bacca bianca, provenienti dai vigneti, aventi nell’ambito aziendale la seguente composizione varietale:
Invernenga minimo 85%.
Possono concorrere alla produzione le uve a bacca bianca idonei alla coltivazione nella Regione Lombardia e presenti nei vigneti nella misura massima del 15% del totale.

I vini ad IGT “Ronchi di Brescia” anche con la specificazione del nome del vitigno, per tutte le tipologie, all’atto dell’immissione al consumo, devono avere le seguenti caratteristiche:

Ronchi di Brescia bianco:
Titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,50% vol;
Acidità totale minima: 4,50 g/l;
Estratto non riduttore minimo: 15,00 g/l.

Ronchi di Brescia rosso:
Titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,50% vol;
Acidità totale minima: 4,50 g/l;
Estratto non riduttore minimo: 18,00 g/l.

Ronchi di Brescia novello:
Titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol;
Acidità totale minima: 5,00 g/l;
Estratto non riduttore minimo: 17,00 g/l.

Ronchi di Brescia Marzemino:
Titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol;
Acidità totale minima: 5,00 g/l;
Estratto non riduttore minimo: 18,00 g/l.

Ronchi di Brescia Merlot:
Titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol;
Acidità totale minima: 4,50 g/l;
Estratto non riduttore minimo: 18,00 g/l.

Ronchi di Brescia Cabernet:
Titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol;
Acidità totale minima: 4,50 g/l;
Estratto non riduttore minimo: 18,00 g/l.

Ronchi di Brescia Invernenga:
Titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol;
Acidità totale minima: 4,50 g/l;
Estratto non riduttore minimo: 15,00 g/l.

Ronchi di Brescia Chardonnay:
Titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol;
Acidità totale minima: 4,50 g/l;
Estratto non riduttore minimo: 15,00 g/l.

Ronchi di Brescia Pinot bianco:
Titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol;
Acidità totale minima: 4,50 g/l;
Estratto non riduttore minimo: 15,00 g/l.

Ronchi di Brescia Barbera:
Titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,50% vol;
Acidità totale minima: 4,50 g/l;
Estratto non riduttore minimo: 18,00 g/l.

Ronchi di Brescia Schiava:
Titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,50% vol;
Acidità totale minima: 4,50 g/l;
Estratto non riduttore minimo: 18,00 g/l.

Ronchi di Brescia Trebbiano:
Titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,50% vol;
Acidità totale minima: 5,00 g/l;
Estratto non riduttore minimo: 16,00 g/l.

Ronchi di Brescia passito:
Titolo alcolometrico volumico totale minimo: 15,00% vol;
Acidità totale minima: 4,50 g/l;
Estratto non riduttore minimo: 20,00 g/l.

I vini a indicazione geografica tipica Ronchi di Brescia con la specificazione del nome del vitigno, prodotti nelle tipologie novello, frizzante e passito, all'atto dell'immissione al consumo, devono avere il seguente titolo alcolometrico volumico totale minimo:
Ronchi di Brescia novello 11,00% vol;
Ronchi di Brescia frizzante 10,00% vol;
Ronchi di Brescia passito 15,00% vol.

Caratteristiche organolettiche

I vini ad IGT “Ronchi di Brescia” anche con la specificazione del nome del vitigno, per tutte le tipologie, all’atto dell’immissione al consumo, devono avere le seguenti caratteristiche:

Ronchi di Brescia bianco:
Colore: giallo paglierino più o meno carico;
Odore: caratteristico, fruttato;
Sapore: fresco, sapido, armonico.

Ronchi di Brescia rosso:
Colore: rosso rubino con riflessi granata;
Odore: vinoso, intenso;
Sapore: asciutto, sapido, corposo giustamente tannico.

Ronchi di Brescia novello:
Colore: rosso rubino brillante con eventuali sfumature violacee;
Odore: fruttato, gradevole, caratteristico;
Sapore: piacevole, armonico, fresco.

Ronchi di Brescia Marzemino:
Colore: rosso rubino con sfumature granata;
Odore: gradevole, con sentori di frutta matura;
Sapore: asciutto, pieno, caratteristico.

Ronchi di Brescia Merlot:
Colore: rosso rubino intenso;
Odore: vinoso, intenso, caratteristico;
Sapore: morbido, armonico, corposo, persistente.

Ronchi di Brescia Cabernet:
Colore: rosso rubino più o meno intenso;
Odore: vinoso, gradevole;
Sapore: armonico, pieno, caratteristico.

Ronchi di Brescia Invernenga:
Colore: giallo paglierino con riflessi verdolini;
Odore: fine, gradevole, caratteristico;
Sapore: fresco, armonico, strutturato.

Ronchi di Brescia Chardonnay:
Colore: rosso rubino più o meno intenso;
Odore: vinoso, gradevole;
Sapore: armonico, pieno, caratteristico.

Ronchi di Brescia Pinot bianco:
Colore: giallo paglierino;
Odore: caratteristico, fruttato;
Sapore: fresco, sapido, piacevole.

Ronchi di Brescia Barbera:
Colore: rosso rubino;
Odore: caratteristico e gradevole;
Sapore: pieno, vinoso, giustamente tannico.

Ronchi di Brescia Schiava:
Colore: rosso rubino intenso;
Odore: vinoso, caratteristico;
Sapore: morbido, armonico, corposo, persistente.

Ronchi di Brescia Trebbiano:
Colore: giallo paglierino anche intenso;
Odore: fine, delicato;
Sapore: armonico, caratteristico.

Ronchi di Brescia passito:
Colore: giallo paglierino con riflessi dorati;
Odore: intenso, complesso, fruttato;
Sapore: dolce, morbido, armonico, vellutato.

I vini a indicazione geografica tipica “Ronchi di Brescia” con la specificazione del nome del vitigno, all'atto dell'immissione al consumo, oltre alle caratteristiche sopra specificate per i vini del corrispondente colore, devono presentare le caratteristiche organolettiche proprie del vitigno.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Variano a seconda della tipologia.

Zootecnia Cani e gatti Coltivazioni erbacee Fruttiferi Coltivazioni forestali Insetti Prodotti tipici Funghi Parchi ed aree protette
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