Lemure catta - Lemur catta - Linnaeus, 1758
Atlante della Fauna - Mammiferi

Classificazione sistematica

Regno: Animalia
Phylum: Chordata
Classe: Mammalia
Ordine: Primates
Famiglia: Lemuridae
Genere: Lemur
Specie: L. catta - Linnaeus, 1758

Il Madagascar si è staccato dal continente africano circa dieci milioni di anni fa, mentre dal supercontinente Gondwana, circa 130-140 milioni di anni fa.
Un clima particolare, oltre a tale prolungato isolamento, ha fatto di quest’isola un laboratorio naturale dell’evoluzione e un paradiso per il biologo, al pari delle Galapagos, delle Azzorre, della Papua Nuova Guinea, dell’Amazzonia, della Tasmania e dell’Australia.
Qui sono presenti, infatti, forme animali e vegetali altrove scomparse, tra cui i misteriosi lemuri.
L’isola del Madagascar, con i suoi 58.900 km quadrati di superficie, è una delle più grandi del pianeta e precisamente la quarta dopo la Groenlandia, la Nuova Guinea e il Borneo.
Si trova nell’Oceano Indiano, davanti la costa sudorientale dell’Africa, da cui è separata dal canale di Mozambico.
I sistemi montuosi, la costituzione geologica e il clima, caratterizzano e delimitano tre regioni principali: l’altipiano centrale, la catena montuosa sulla costa orientale e le grandi pianure più o meno disseminate di colline e montagne dell’occidente e del mezzogiorno.
L’insieme di queste caratteristiche rendono per il biologo quest’isola fondamentale per i suoi studi biogeografici, evolutivi e di storia naturale.
Come accennato, si separò dalla placca continentale africana più o meno dieci milioni di anni fa (sebbene l’origine geocronologica di questo evento è ancora incerta), ciò ha impedito a invasori esterni, di turbare il corso dell’evoluzione naturale in luogo.
Ancora oggi, malgrado che il 75% delle aree boschive sono scomparse per colpa dell’essere umano, alla ricerca di aree da sfruttare mediante la monocoltura intensiva, principalmente a base di soia, i cui raccolti non vengono utilizzati nemmeno dalle povere popolazioni malgasce, ma vengono venduti al mercato estero ad opera di nazioni come la Corea del Sud, è rimasta ancora una fucina di biodiversità.
E’ curioso come manchino nella fauna locale, i tipici mammiferi africani continentali, come scimmie, ungulati e felini.
D’altro canto però, esiste una fauna e una flora endemica del tutto particolare, costituita la prima da insettivori come i tenrek, dai ratti del Madagascar afferenti alla sottofamiglia dei Nesomiini (Nesomyinae) e dai Lemuriformi (Lemuriformes).
Anche per quanto riguarda l’ornitofauna, alcune famiglie sono esclusive di quest’isola. Tra i rettili, alcune famiglie presentano i parenti più prossimi solo in alcune regione del Sudamerica.
Infine c’è da ricordare che il Madagascar è la regione del Pianeta Terra, che conta il maggior numero di specie di Camaleonti, famiglia Camaleonidi (Chamaeleonidae); ma ciò che rende la fauna malgascia particolarmente originale è la presenza di proscimmie, la cui morfologia spesso è ben lontana da quella di una scimmia nel senso comune del termine, cioè i lemuri.
Anche la flora è endemica e molto originale, molto differente da quella continentale; in ragione della natura geografica tripartita in cui è suddiviso il Madagascar, sono evidenziabili aree fitogeografiche a Foresta pluviale (lungo la costa orientale), Savane (perlopiù nelle pianure occidentali), Foreste decidue e praterie (altipiano centrale) e Foreste spinose a cui fa seguito il deserto (area sudoccidentale).
Sono ben otto sono le famiglie di Angiosperme (Angiospermae) endemiche dell’isola: si tratta delle Didiereaceae, Kaliphoraceae, Sarcolaenaceae, Physenaceae, Didymelaceae, Asteropeiaceae, Sphaerosepalaceae e delle Melanophyllaceae.
Tra le palme si contano circa 170 specie, una delle più conosciute e studiate è la Palma Rafia (Raphia farinifera); le popolazioni indigene le usano sia per nutrirsi dei loro frutti, sia per costruire, utilizzandone il legno e le frasche cesti, contenitori, sgabelli e nasse per la pesca.
Ritornando ai lemuri, di cui il rappresentante più famoso è il Lemure catta o Katta (Lemur catta - Linnaeus, 1758) che verrà descritto in questa scheda, traggono il nome dalla mitologia dell’antica Roma con i cosiddetti “notturni lemuri”, come venivano chiamati da Ovidio le anime dei trapassati che vagavano senza pace nella notte e che era opportuno rabbonire, con riti e sortilegi, se si voleva dormire tranquilli.
Il termine lemure così, viene a essere sinonimo di “fantasma, spettro” e ben si capisce perché il famoso biologo svedese Carlo Linneo (Carl Linnaeus), padre della nomenclatura binomiale, scelse questo nome a designare queste proscimmie dalle abitudini notturne, che con i loro occhi allucinati e le loro grida agghiaccianti, terrorizzavano i primi esploratori e biologi giunti in Madagascar, come le popolazioni tribali stesse.
Che queste proscimmie rappresentino gli organismi più originali della fauna malgascia, lo si deduce anche dal fatto che con il termine “Lemuria” si indica un ipotetico continente scomparso, che in tempi preistorici avrebbe fatto da ponte fisico tra l’Africa continentale e il subcontinente indiano, comprendendo anche il Madagascar stesso.
I lemuri, sono animali arboricoli e prevalentemente notturni, dalle dimensioni di un gatto e persino di un topo, che si nutrono di frutta, foglie o insetti.
Resti fossiliferi, ci confermano che in ere precedenti esistevano tra i lemuriformi, alcune specie di dimensioni enormi, come il Megaladapis e il Paleopithecus, che raggiungevano le dimensioni di un gorilla e che si estinsero probabilmente in epoche preistoriche.
Dal punto di vista paleontologico, i lemuri hanno avuto origine circa 70 milioni di anni fa, nel primo Terziario.
Specie oramai estinte di lemuri, erano diffuse anche in Nordamerica e in Europa occidentale e i loro reperti, starebbero a dimostrare che il centro d’origine di questi mammiferi, è da ricercarsi in una zona dell’Asia, dalla quale poi essi si sarebbero irradiati in varie direzioni.
L’insediamento in Madagascar è molto antico e risale all’Eocene, era Terziaria o Cenozoica; il lunghissimo isolamento, l’assenza di competizione con altri mammiferi, soprattutto con le scimmie, il clima estremamente vario nelle diverse regioni, hanno permesso l’adattamento di queste proscimmie ai diversi habitat dell’isola.
Purtroppo come la International Union for Control of Nature (IUCN) riporta, anche oggi questi animali sono minacciati nella loro sopravvivenza e i loro numero, decresce di anno in anno.
Attualmente i lemuriformi, sono rappresentati da tre famiglie comprendenti 21 specie, tra cui lo spettrale Aye-Aye (Daubentonia madagascariensis), ora in via d’estinzione, i biologi ci dicono che ne esistono a malapena una trentina di esemplari.
Tale preoccupante fenomeno, prima rivolto solo verso i lemuriformi, sta coinvolgendo ora tutte le altre forme animali e vegetali endemiche dell’isola.
Tra gli estinti, i biologi ci parlano del gigantesco uccello Aepyornis, alto fino a 3 m e del quale si conoscono le uova dal peso di ben 10 kg!
Furono anche sterminati l’ippopotamo nano e la tartaruga gigante.
Oggi, è inutile piangere sul passato opera della stupidità umana, meglio reagire subito, perché la minaccia che incombe sulla fauna e flora malgascia, è così allarmante, da non far escludere ai biologi una catastrofe naturale a breve scadenza.
Ripercorrendo velocemente la storia di questa isola, si può dire che la distruzione della sua flora e fauna ebbe inizio 1500 anni fa con le prime colonizzazioni dell’uomo occidentale.
Le meravigliose foreste, che fecero paragonare questa regione a un paradiso terrestre, furono abbattute sin da subito, per fare posto a terreni coltivati.
Ma questi ultimi, rimasero fertili solo per poco tempo: la natura del suolo, che facilmente si degrada in depositi argillosi sterili, ha fatto sì che questi si trasformassero in deserti che si sono aggiunti ai deserti naturali dell’isola, presenti soprattutto nelle aride regioni meridionali.
Gli incendi e l’abbattimento degli alberi, spesso appartenenti anche a specie pregiate come l’ebano e il palissandro, utilizzati come foraggio nei periodi di carestia, hanno compiuto l’opera distruttiva.
Si è venuto così a turbare un equilibrio ecologico durato milioni di anni, quindi soprattutto le specie animali legate alla foresta, come appunto i lemuri, ne hanno risentito e con il tempo sono diminuite sia come numero di specie, che d’individui.
Il governo coloniale francese, dal 1920 al 1940, con i suoi biologi (zoologi e botanici), aveva istituito dodici Parchi Nazionali e posto sotto protezione la flora e la fauna tra cui varie specie di lemuriformi.
Oggi però questi parchi sono, per la mancanza di fondi e di personale, talmente mal custoditi che nella maggior parte, imperversano il bracconaggio ed il saccheggio del legname.
Quindi la situazione dei lemuridi è molto grave.
Spesso la popolazione di queste zone è costretta a far pascolare il bestiame nelle riserve stesse, ma persino in queste il pascolo è scarso.
Ufficialmente protetti sono il Sifaka spettro (Propithecus verreauxi), il Sifaka diadema (Propithecus diadema) e l’Aye-Aye (Daubentonia madagascariensis), che abitano le foreste della fascia costiera attorno al Madagascar e alcune zone dell’altipiano centrale.
In alcuni casi, la superstizione protegge ancora oggi i lemuri. Ad esempio l’ Indri indri, detto l’ ”uomo dalla testa di cane”, come sin dall’antichità veniva chiamata questa proscimmia, è veramente singolare.
Questo lemuride scoperto nel 1870, ad opera del biologo francese Sonnerat, ebbe la fortuna sin da tempi preistorici, di godere della protezione per i poteri sopranaturali che le popolazioni tribali gli avevano assegnato.
Indri indri , nel dialetto locale significa “guarda guarda”; si racconta infatti che due tribù erano in guerra tra loro e la più forte si era lanciata all’inseguimento della più debole, che aveva cercato rifugio nel bosco.
Gli inseguitori qua giunti, s’imbatterono in un branco di questi lemuridi e fuggirono terrorizzati, perché convinti che fossero i membri della tribù che inseguivano trasformati per punizione in mostri!
La popolazione che si salvò, grazie a questa fortunata situazione, da quel momento non permise più che questi animali venissero uccisi.
Passiamo ora a descrivere il Lemure catta o Katta.
Il Lemure catta (Lemur catta), è una proscimmia afferente alla classe dei Mammiferi (Mammalia), all’ordine dei Primati (Primates), al sottordine dei Lemuroidei (Lemuroidea), alla famiglia dei Lemuridi (Lemuridae), alla sottofamiglia dei Lemurini (Lemurinae), al genere Lemure (Lemur).
La famiglia dei lemuridi è la più ricca di specie delle tre in cui si suddividono i Lemuriformi (Lemuriformes) e cioé: i Lemuridae, gli Indiridae ed i Daubentonidae .
Lemuriformi, tupaiformi, lorisiformi sono i tre grandi raggruppamenti con valore d’infraordine, in cui, secondo alcuni biologi tassonomi, deve essere suddiviso il sottordine dei Lemuroidei (Lemuroidea).
Questo sottordine riunisce la quasi totalità delle proscimmie tipiche del Madagascar, ove questi primati arcaici hanno avuto la possibilità di diffondersi e conservarsi, isolati dal resto dell’Africa, da cui come abbiamo visto, il Madagascar si è distaccato durante l’Eocene.
Come accennato sopra, resti fossiliferi di lemuriformi dalle dimensioni di un uomo di statura medio-alta o addirittura di un gorilla, sono stati trovati e quello meglio conservato è il Megaladapis del Pleistocene era Quaternaria.
La famiglia dei Lemuridae raggruppa complessivamente sedici specie, ripartibili in due sottofamiglie quella dei Cheirogaleini (Cheirogaleinae) e quella dei Lemurini (Lemurinae), sulla base di differenze di forma, dimensioni e costumi di vita.
I cheirogaleini sono più piccoli, non superando i 30 cm di lunghezza; tra di essi, figurano i più piccoli primati esistenti dopo le tupaie.
Il genere Lemur comprende sei specie, due delle quali, il Lemur fulvus ed il Lemur mongoz, popolano, oltre al Madagascar, anche le vicine isole Comore, oggi Unione delle Comore, un piccolo stato insulare dell’Africa sudorientale, posto tra il Madagascar e il Mozambico nella parte settentrionale del canale di Mozambico.
Il Lemur catta è, tra i lemuridi, la specie più nota al pubblico, perché frequentemente presente nei giardini zoologici e anche attore principale in film-cartoon di successo americani.

Lemure catta Lemure catta (foto http://langkasa-norul.blogspot.it)

Zoogeografia

Specie endemica del Madagascar, principalmente delle aree sudoccidentali; regione biogeografica Etiopica.

Ecologia-Habitat

Si distingue dagli altri lemuridi, perché conduce vita prevalentemente diurna e non soltanto arboricola.
Si trova infatti spesso anche sul terreno e fra le rocce, in regioni aride e prive di vegetazione sia primaria che secondaria.

Morfofisiologia

Misura 35-40 cm di lunghezza, cui si deve aggiungere una coda di 50 cm, più lunga quindi di tutto il resto del corpo.
I caratteri anatomici più importanti del Lemur catta, sono quelli tipici dei primati arcaici.
Il cervello è abbastanza sviluppato rispetto a forme più primitive, ma è ancora di tipo “macrosmatico”, con lobi olfattivi molto pronunciati.
Nell’evoluzione progressiva dei primati, si fa sempre più evidente la riduzione della porzione rinencefalica (quella parte del cervello legata all’olfatto), a favore dello sviluppo crescente delle aree neopalliali (la neocorteccia o neocortex); questo fenomeno nel genere Lemur è appena abbozzato.
Il cranio è proteso in avanti, con ossa nasali piuttosto lunghe e quattro endoturbinati (vie nasali superiori). Le orbite oculari, sono grandi e rivolte in avanti.
Le arcate mascellare e mandibolare, portano complessivamente 36 denti. Se ne contano nove per ogni emiarcata, così suddivisi: due incisivi, piccoli e leggermente distanziati, un canino abbastanza sporgente e aguzzo, soprattutto nell’arcata superiore, tre premolari e tre molari.
Un carattere anatomico piuttosto interessante per i biologi, dal punto di vista filogenetico è costituito dalla disposizione dell’anello e della bolla timpanici.
Mentre negli insettivori, che sono mammiferi primitivi rispetto i primati, l’anello timpanico è libero dalle ossa craniche, nel Lemur catta , come in tutti i Lemuridae , l’anello è incluso nella bolla timpanica, segno questo di un primo passo evolutivo che, continuando nei lorisiformi con una situazione che prevede la fusione tra l’anello e la bolla timpanica, arriverà progressivamente alla formazione di un vero e proprio “meato uditivo” nelle scimmie Catarrine (Catarrhini).
Nel katta, che è plantigrado, gli arti sono pentadattili, con i posteriori più lunghi degli anteriori.
Inoltre nel genere Lemur, come in tutti i Lemuridae, il pollice e l’alluce sono opponibili alle altre dita come forma di adattamento alla vita arboricola; però nel Lemur catta, che ama spostarsi molto anche sul terreno, la pianta del piede è particolarmente lunga, con alluce ridotto per permettere una solida presa sulle rocce.
Le caratteristiche cromatiche del mantello rendono il katta inconfondibile tra tutti i lemuridi.
La pelliccia è fitta, corta e lanosa.
Il capo è grigio scuro, caratterizzato da due cerchi neri che circondano gli occhi.
La regione che comprende le narici e le labbra, è anch’essa nera, mentre il resto del muso ed il ventre sono chiari, quasi bianchi.
Anche i padiglioni auricolari, ben sviluppati e diretti verso l’alto, sono coperti da pelliccia chiara.
Il resto del corpo e le zampe sono grigio cenere e sul dorso, è evidente una sfumatura rossastra.
La coda, è formata da un alternarsi di anelli bianchi e neri, mediamente in numero di 14 per colore.
Il Lemur catta non presenta un chiaro dimorfismo sessuale né transitorio né stagionale, contrariamente al Lemure macaco (Lemur macaco), l’altra specie molto nota del genere Lemur.
Essenzialmente frugivoro, non disdegna mangiare anche foglie e qualche insetto o larva.

Etologia-Biologia riproduttiva

Questa proscimmia, si riproduce generalmente una sola volta l’anno e la gestazione dura dai quattro ai cinque mesi.
La placenta è di tipo diffuso e indeciduo, cioè i villi coriali o corionici, si sviluppano su tutta la superficie dell’uovo fecondato e aderiscono alla mucosa uterina (endometrio), lasciandola intatta.
Allo sgravamento viene alla luce generalmente un piccolo, più raramente due, questo/i durante il periodo dell’allattamento, rimane/gono aggrappato/i alla pelliccia della madre.
La IUCN ne stabilisce un status NT, prossimo alla minaccia d’estinzione.
Per altri aspetti etologici guardare la scheda tassonomica sui Primates.

Scheda a cura di Giuliano Russini >>>

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